14 febbraio 2018

PHILIP K. DICK (PT.14): LA MENZOGNA È L'ARMA PIÙ POTENTE



Sottoterra milioni di persone vivono di stenti in cosiddetti “formicai” producendo androidi per contribuire allo sforzo bellico richiesto dalla superficie, nella convinzione che sia in corso una guerra atomica. Ma la guerra è finita da quindici anni: i terreni, in parte ancora radioattivi, vengono spartiti tra i ricchi della classe dirigente, e gli androidi vengono impiegati come servitù nelle tenute. La menzogna è opera di Brose, un tiranno che ha creato una figura patriottica di nome Yancy con la quale trasmette le notizie false ai formicai. Nicholas scopre la verità quando decide di uscire dal suo formicaio per cercare un pancreas artificiale con il quale salvare la vita al suo capo. Viene coinvolto nella lotta tra Brose e Runcible, un costruttore di campi di accoglienza per i fuggiaschi dei formicai, accusato da Brose di far trapelare la verità. Tutto precipita quando appare un assassino proveniente dal passato con l'intenzione di porre fine alla dittatura.
Le idee di La penultima verità sono semplici ed efficaci. La narrazione è ricca di punti di vista, come sempre in Dick, ma anch’essa chiara e lineare, specialmente se confrontata con quella dei romanzi precedenti (Follia per sette clan, Le tre stimmate di Palmer Eldritch). Il risultato ha un che di didattico (mi ha ricordato l’immediatezza di Redenzione immorale) come se l'autore avesse inteso scrivere un semplice riepilogo di alcune sue ideologie. Ciò non significa che il romanzo sia facilone o cada in semplici morali: al contrario, La penultima verità è un apice per Philip Dick, un'opera importante all'interno della sua produzione, che prosegue il discorso iniziato con il precedente Mr. Lars sognatore d'armi (entrambi sono del 1964). Ma soprattutto, fortunatamente per il lettore, è un'opera in grado di restare impressa proprio in forza della sua linearità, tanto per chi conosce già Dick, quanto per chi lo affronta qui come prima volta (un Palmer Eldritch, al contrario, per quanto geniale potrebbe risultare ostico al lettore novello o casuale).

6 febbraio 2018

PHILIP K. DICK (PT.13): SOGNANDO ARMI FARSESCHE



In questo poco conosciuto romanzo scritto nella primavera del 1964, continuazione di un periodo estremamente produttivo, Philip K. Dick ritrae il mondo del 2004 (un futuro ancora lontano a quei tempi!) diviso in due grandi blocchi, il Bloc-Occ (l'Occidente/USA) e il Pop-Or (l'Oriente/URSS), perennemente in lotta a colpi di armamenti. Lars Powderdry e Lilo Topchev sono i rispettivi esperti “inventori” che concepiscono le armi in uno stato di trance. Ciascuno dei due blocchi, tramite televisione e giornali, sbandiera la propria corsa ad armamenti sempre più perfetti e potenti, in grado di sconfiggere gli attacchi del blocco oppositore. Peccato che in realtà tali armi non esistono e dai disegni di Lars e Lilo al massimo si ottengono dei giocattoli. L'enorme messinscena politica viene smascherata dalla minaccia di una razza aliena pronta a invaderci, contro cui i progetti di Lars e Lilo non possono nulla.
Il contesto di Mr. Lars sognatore d'armi non è quello di una distopia, come si potrebbe pensare basandoci su queste premesse, ma di un mondo ai limiti del bizzarro e del farsesco, una parodia ironica e critica. La trama (come sempre in Dick) procede a scossoni, a tratti linearmente, a tratti confusa, e dalle premesse iniziali si dirama poi in varie direzioni, focalizzando l'attenzione del lettore di volta in volta su aspetti diversi. Il romanzo ha diverse chiavi di lettura ed è questo a renderlo più interessante di quanto sembri: vale la pena approfondire questo particolare volume che si incontra procedendo lungo la sterminata bibliografia dickiana.

3 febbraio 2018

Pillole - STRANGER THINGS: STAGIONI 1 & 2



Riguardando la prima serie di Stranger Things ho avuto conferma della mia prima impressione: si tratta di un riuscito mix di idee classiche, condito da una dose di nostalgia per un'epoca (gli anni 80) che per il cinema è stata grandiosa. La storia è debitrice di tutta la tradizione horror a partire dalle mitologie gotiche di Lovecraft fino alle rivisitazioni attualizzate dello Stephen King prima maniera; poi ci sono un paio di elementi cari alla fantascienza, i superpoteri mentali e le cospirazioni governative. Sono i personaggi e l'atmosfera a entrare nel cuore, a funzionare in quanto ben dosati, mai stereotipati o eccessivi, con il giusto humour che consente di non far diventare il tutto troppo pretenzioso. Insomma, a guardare questa serie si prova il medesimo gusto di quando si guarda Indiana Jones, ET o I Goonies.

Giudizio

24 gennaio 2018

PHILIP K. DICK (PT.12): CLAN DI FOLLI E TRAFFICANTI DI REALTA'



"Dio promette la vita eterna […]. Io posso fare di meglio: posso metterla in commercio."
Philip Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch

La luna Alpha III è una ex colonia terrestre adibita a manicomio per persone affette da disturbi mentali. Dopo l'abbandono da parte della Terra, oggi è popolata e governata dai sette clan che danno il titolo al romanzo, ovvero gruppi di persone classificati in base ai loro problemi (paranoici, schizofrenici, maniaco-depressivi...). Il libro incrocia le vicende del consiglio dei sette clan con quelle di Chuck, autore di testi propagandistici, e della moglie Mary, consulente in visita su Alpha per un progetto che prevede di curare tutti gli abitanti e risanare la colonia. I due sono in crisi come coppia e anche individualmente, al limite degli stessi disturbi degli abitanti dei clan. Chuck accetta di comandare un simulacro che si trova su Alpha e che potrebbe uccidere la moglie. Mary stessa rivela delle pulsioni omicide verso Chuck. Il destino della liberazione di Alpha si snoda nelle vicende successive, che oltre a Chuck e Mary vedono protagoniste alcune creature bizzarre e semicomiche come la Muffa Gelatinosa.

15 gennaio 2018

PHILIP K. DICK (PT.11): SONNI D'ILLUSIONE



Libro secondario sullo scaffale dickiano ma non privo di interesse, Svegliatevi dormienti risale ancora al 1963, anno eccezionalmente produttivo per Philip Dick, forse troppo (ben 5 romanzi) per riuscire a mantenersi sempre sui livelli di Cronache del dopobomba e I simulacri. L'impianto del romanzo non è riuscitissimo: all'inizio sembra adocchiare un obiettivo preciso, le schiere di dormienti, masse proletarie disoccupate in attesa di essere risvegliate quando si troverà una soluzione alla sovra-popolazione. Soluzione che sembra arrivare quando si scopre il varco verso un altro mondo (o una Terra parallela). Su questa scoperta fonda la sua campagna elettorale Jim Briskin, il candidato alla presidenza USA, uomo di colore (che diventerà il primo presidente nero nel mondo immaginato da Dick, ambientato nel 2080... Si può dire che Obama abbia battuto le pessimistiche previsioni di Dick!). Il mondo dall'altra parte si rivela popolato da esseri umani diversi, meno evoluti nel corpo ma dotati di capacità nel manipolare materia ed energia che vanno oltre la nostra conoscenza, sconfinando nella magia o nel sovrannaturale. Perciò il piano di colonizzazione si rivela un fallimento, anzi, un'arma a doppio taglio: saranno gli ominidi a iniziare una colonizzazione della Terra, per poi rinunciarvi.

2 gennaio 2018

PHILIP K. DICK (PT.10): GUERRA DI ATTORI E SIMULACRI

Con il primo post del 2018 riprendo la retrospettiva su Philip K. Dick affrontando diversi nuovi romanzi e avvicinandomi alla conclusione della carriera di questo magnifico scrittore.

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I simulacri ribadisce e sottolinea, da una parte, il disinteresse di Dick verso le trame fantascientifiche più tradizionaliste e, dall'altra, le ossessioni personali con cui infarcisce la sua narrativa frammentaria, fatta di svariati punti di vista, personaggi e situazioni che si intrecciano, si districano, raggiungono un climax e si rintrecciano nuovamente. Come in La svastica sul sole, Noi marziani e Cronache del dopobomba, sono tanti i temi, le suggestioni e le idee su cui Dick costruisce questo romanzo (nel 1963, terzo di ben cinque romanzi partoriti quell'anno) ottenendo un risultato eccellente.
Al centro della situazione globale descritta da Dick vi sono gli USEA (Stati Uniti d'America e d'Europa), nati dalla collaborazione tra America e Germania durante la guerra fredda. Il der Alte (presidente) e la sua first-lady intendono sfruttare il viaggio temporale (che è una realtà) per condurre nel presente il braccio destro di Hitler, Hermann Goring, allo scopo di negoziare la vittoria del nazismo in cambio della salvezza di milioni di ebrei. Il der Alte, però, si rivela essere non una persona vera ma un simulacro (androide), mentre la first-lady si rivela essere una vecchissima attrice ringiovanita dal make-up. A svelare al mondo questo devastante segreto, per vendetta, è la Karp, multinazionale che ha prodotto tutti i simulacri presidenziali ma che si vede rimpiazzata da un concorrente.

20 dicembre 2017

NUOVE ETEROTOPIE: ANTOLOGIA DEL CONNETTIVISMO ITALIANO


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Nuove Eterotopie rappresenta la coralità delle voci italiane legate al movimento connettivista. Più che movimento, a leggere questa antologia davvero variegata per stili, temi e sapori narrativi, viene naturale parlare di ispirazione. Il connettivismo non è limitato a un genere, né può essere definito da uno stile o una tematica particolare: sempre che sia davvero definibile, costituisce proprio l'esplorazione delle connessioni (gli interstizi, come vengono definiti nell'introduzione al volume) e di una molteplicità di approcci che volontariamente è caleidoscopica e inclassificabile. È chiaro che il connettivismo, e con esso Nuove Eterotopie, si fa vanto della sua anti-etichettabilità, a meno che non si scindano l'un l'altro i racconti e ogni voce venga isolata dalle altre (cosa probabilmente sbagliata da fare). Anche all'interno dello stesso racconto possiamo trovare influenze weird, noir, di fantascienza new wave e classica, e del fantastico avventuroso ottocentesco (non a caso il primo racconto omaggia Verne e gli altri scrittori di quel periodo).

6 dicembre 2017

ALESSANDRO VIETTI: REAL MARS



Real Mars è la missione che porterà l'uomo su Marte: l'equipaggio, costituito di quattro astronauti europei, due uomini e due donne, prima dello sbarco dovrà affrontare un viaggio lungo e difficile. Ma prima di tutto questo, Real Mars è un reality show. Anzi, è IL reality show: milioni di telespettatori in tutto il mondo, decine di reti tv completamente dedicate, una macchina miliardaria senza precedenti. A nessuno importa davvero della missione e di ciò che rappresenta perché tutti attendono di sapere cosa accadrà a bordo: chi vuole andare a letto con chi, chi ha un passato strappalacrime o un parente a casa malato di tumore, e naturalmente se ci saranno misteri a bordo (misteri che, sin dal momento del lancio, vengono preannunciati in mondovisione da presunte veggenti).
La navicella spaziale è la nuova e avanguardistica casa del Grande Fratello, concepita sulla pelle degli astronauti grazie ai quattrini forniti dagli sponsor, senza i quali la missione non avrebbe potuto compiersi. Insomma, uno schifo come non se n'è mai visti, l'elogio del decerebrato homo televisivus, il tripudio della bassezza e della vuotezza.

26 novembre 2017

PHILIP K. DICK (PT.9): SCENARI DEL DOPOBOMBA

 
Cronache del dopobomba si ambienta in un'America ipotetica del futuro (1981) in cui scoppia una guerra atomica. La vita quotidiana di vari personaggi, introdotti nei primi capitoli, cambia completamente: si ritrovano anni dopo in una delle tante comunità urbane che lottano per sopravvivere. In particolare c'è Hoppy, un focomelico discriminato prima dell'olocausto, le cui doti fisiche e psichiche iniziano a sconfinare nel sovrannaturale. Insieme a esse crescono anche le sue ambizioni di dominio sulla comunità. A tenere unita le fila del mondo, raccogliendo e distribuendo informazioni, c'è il programma radiofonico di Dangerfield, un'astronauta bloccato in orbita intorno alla Terra, partito prima dell'olocausto.
Scritto nel 1963, anche questo romanzo (come il precedente Noi marziani) si sviluppa più nelle idee e nei messaggi che non grazie a una vera e propria trama, costituita dall'intreccio di punti di vista e personaggi diversi. Il tema principale è ovviamente quello della paura della crisi atomica, che affligge il mondo nel momento storico in cui Dick scrive. In effetti l'ombra dell'olocausto nucleare aleggia sulle vite dei personaggi sin dall'inizio, impresa come una psicosi innata in loro. Essi interpretano la società circostante in funzione di uno scenario atomico: per esempio, ritengono che la pelle nera sia una forma iniziale di ustione da radiazioni. Di grande rilievo è anche la discriminazione razziale, che infiammava l'America negli anni 60, qui rappresentata da Stuart (nero) e da Hoppy (focomelico).