18 agosto 2016

KING: LA METÀ OSCURA, IL FASCINO DELL'AUTOBIOGRAFIA REINVENTATA



In La metà oscura, l'autore di romanzi violenti George Stark viene smascherato per lo pseudonimo che in realtà è, utilizzato dallo scrittore Thad Beaumont per arrivare a un maggior successo commerciale dopo un romanzo impegnato ma di scarso appeal. Piuttosto che cedere al ricatto dell'uomo che lo ha scoperto, Thad coglie l'occasione per scrollarsi di dosso la personalità oscura e violenta di Stark e la “seppellisce” pubblicamente. Poi però alcuni suoi conoscenti e collaboratori iniziano a morire, uccisi in modo brutale da un maniaco assassino. Lo sceriffo Pangborn di Castle Rock, dove Thad vive con la famiglia, sospetta di lui fino al momento in cui deve cedere all'evidenza: l'assassino non è Thad, ma uno che crede di essere George Stark. Thad, dal canto suo, intuisce presto che la verità è ancora più terribile: si tratta di Stark in carne e ossa, e pretende che Thad gli insegni a essere lo scrittore che doveva essere. C'è molto più di questo: Thad, da bambino, ha subito l'asportazione di quello che sembrava un tumore al cervello ma che, in realtà, era il tessuto (un occhio, per la precisione) di ciò che era stato il suo gemello, poi assorbito nel ventre materno da Thad, e che per qualche ragione aveva continuato a svilupparsi. Acuti episodi di allucinazioni sonore accompagnavano il suo manifestarsi: il frullio di migliaia di passeri in volo. Lo stesso suono e gli stessi passeri – reali – che accompagnano ora la venuta di Stark e che giocheranno il ruolo chiave nell'epilogo della storia.

31 luglio 2016

PHILIP K. DICK (PT.7): UOMINI TUTTI UGUALI E STRAVAGANTI


Ennesimo tentativo di riscuotere consensi nella narrativa contemporanea senza genere, L'uomo dai denti tutti uguali è forse il primo punto basso dell'opera dickiana seguendone l'ordine cronologico. Scritto nel 1960, il romanzo non convince e soprattutto non avvince, appesantito da una prolissità narrativa insolita e da vicende di poco conto. La prima parte si focalizza sulla rivalità tra i due protagonisti e i problemi che ciascuno di loro affronta nella vita coniugale. Queste ultime sono le scene più interessanti del romanzo ma abbiamo già avuto modo di leggerle in romanzi precedenti, tranne forse per la maggiore brutalità (un uomo che stupra la moglie allo scopo di metterla incinta per usare la gravidanza contro il desiderio di lei di fare carriera). La seconda parte ha a che vedere con una misteriosa contaminazione nell'acqua della cittadina e con il ritrovamento di un cranio preistorico, premesse interessanti ma sprecate in questo contesto.

3 luglio 2016

PHILIP K. DICK (PT.6): STORIA DELLA DISUMANIZZAZIONE



Con La svastica sul sole, scritto nel 1961 e premio Hugo l'anno dopo, Dick riprende a scrivere fantascienza iniziando a sfruttare questo genere per arricchirlo a sua immagine e somiglianza, fondervi all'interno le proprie ossessioni, legate - come si è visto finora - alla profondità della natura umana. Tra le più influenti opere letterarie che parlano di ucronie, la storia immaginata qui da Dick vede la Germania e il Giappone uscire vincitori dalla Seconda Guerra Mondiale e spartirsi il resto del mondo. I protagonisti sono vari, ognuno con la propria storia, accomunati dalle circostanze oppressive in cui si muovono e dalle rivelazioni che sveleranno loro la crudeltà in cui vivono quotidianamente.
Troviamo Frank, un ebreo sotto mentite spoglie che produce falsi manufatti americani da immettere sul mercato (a subirne le conseguenze sarà un negoziante chiamato Childan). La cultura made-in-USA è oggetto di culto, rappresentativa della libertà del sogno americano ormai precluso, non più reale di un'ammiccante cartolina del passato. Troviamo l'italiano Joe in missione, anch'egli sotto mentite spoglie, per uccidere l'autore di un libro sovversivo. Nel suo viaggio incontra una donna, Joanna, con cui instaura una relazione che ne segnerà il destino. Il libro parla di un'ucronia dove i nazisti hanno perso la guerra, ritraendo più o meno la realtà autentica esterna al romanzo di Dick. Queste due, a mio avviso, le storie più interessanti, ma non le uniche. Troviamo anche il funzionario Tagomi impegnato in affari politici con l'imprenditore Baynes, atti a garantire il successo della Germania nei viaggi interplanetari.

22 giugno 2016

PHILIP K. DICK (PT.5): OSTILI CONFESSIONI



Nello stesso anno di Tempo fuor di sesto, il 1958, Philip Dick scrive In terra ostile, romanzo che continua il filone mainstream, una narrativa senza genere che si focalizza sull'irrequietezza esistenziale dei protagonisti. Come gli altri romanzi non di fantascienza, anche questo vedrà la luce solo dopo la morte dello scrittore. Qui vediamo Bruce, un giovane e talentuoso commerciale di una grande azienda, che si lascia irretire e innesca una relazione con Susan, donna di dieci anni più vecchia e sua ex insegnante di scuola. Cercando di mandare avanti una rivendita di macchine da scrivere, tentano anche di costruirsi un futuro insieme: in un momento è roseo, in quello dopo è destinato a fallire, in un circolo senza un'apparente fine.

30 maggio 2016

MAREA (RACCONTO)

Voglio condividere qui un mio racconto breve dal titolo Marea, incluso nella raccolta di racconti (ancora inedita) con cui mi sono classificato tra i finalisti del premio Mario dell'Arco 2016 (XX edizione). Nella sua versione originale, più spartana, questo racconto venne scelto nell'ormai lontano 2008 dallo scrittore Gordiano Lupi per essere inserito sulla rivista web Tellus Folio - Nuovi Narratori Italiani. (Se aprite il link, vi prego non fate caso alla mia foto.)
Marea nacque nell'ancor più lontano (ahime!) agosto 2005 direttamente da un sogno. I sogni sono una fonte di ispirazione molto comune per gli scrittori (specie in giovane età, e specie quelli che si cimentano con il fantastico). Sebbene abbia cessato di rifarmi ai sogni per i miei testi da diverso tempo, questi primi lavori, che mi oggi mi sembrano (com'è giusto che sia) un po' naif e grossolani, racchiudono uno spirito e un'emozione che raramente avverto nei testi successivi. Qui c'è davvero tutto ciò per cui, nel 2005, respiravo e vivevo quotidianamente, spontaneo e autentico: nulla di calcolato o previsto in alcun modo.
Di recente, ho rivisto il racconto rendendo più forte il messaggio di cui volevo fosse portatore (attenzione: spoiler!): ovvero che la paura, rappresentata qui come una grande onda, sia un fattore essenziale che ci permette di varcare nuove frontiere e tagliare traguardi altrimenti irraggiungibili. Nella prima versione questo messaggio non emergeva: eppure, nel sogno la paura era di certo presente. Quando ho riletto il racconto il suo significato era questo, chiaro e lampante. Ho ripreso a scolpire perché venisse alla luce.
MB

L'oceano Atlantico visto dalla costa cantabrica (Spagna). Foto dell'autore, 2007

15 maggio 2016

KING: IL BAZAR DEI BRUTTI SOGNI (2015), CONSOLIDARE LA TRADIZIONE SENZA SMETTERE DI SORPRENDERE


Dopo la ricca e diversificata produzione di romanzi dell'ultimo decennio, Il bazar dei brutti sogni raccoglie una ventina di racconti brevi scritti in anni recenti (in molti casi pubblicati su riviste) ed è la prima antologia di questo tipo dopo Tutto è fatidico del 2002.
Che King abbia sempre brillato per i romanzi non è un segreto, tuttavia abbiamo assistito a una piacevole evoluzione della sua narrativa breve: è nata affondando le radici nell'horror (raccolte come Scheletri, A volte ritornano e Incubi e deliri) per poi trasformarsi in una narrativa che mescola e scherza con i generi ma che rimane, nella sua sostanza, narrativa contemporanea senza genere (Tutto è fatidico e il presente Bazar). E anche i racconti che ancora insistono con le fascinazioni gotiche (per esempio “La Duna” e “Il bambino cattivo”) hanno una pienezza e uno spessore soprattutto nei personaggi (un vero e proprio trademark kinghiano), che il risvolto horror diventa più che altro un modo sagace e divertente per mettere la parola fine al racconto prima che la narrazione prosegua e prenda ancor più vita divenendo un romanzo. Racconti del genere sono qualitativamente alti e neanche paragonabili alla maggior parte di quelli della prima fase kinghiana.

3 maggio 2016

BALLARD - XII - I MIRACOLI DELLA VITA (PT.2)

Estratti dall'autobiografia di James G. Ballard, I miracoli della vita (Feltrinelli)
Seconda parte

Quando La mostra delle atrocità venne pubblicato, nel 1970, io stavo già pensando a quello che sarebbe stato il mio primo romanzo “convenzionale” dopo cinque anni. Riflettei molto intensamente sulla costellazione di idee che sarebbero poi entrate a far parte di Crash, molte delle quali erano state già esplorate in La mostra delle atrocità, ma in qualche modo mascherate all'interno della narrazione frammentata. Crash sarebbe stato una carica frontale, a testa bassa, un attacco aperto contro tutte le convenzioni e i luoghi comuni sulla nostra ripugnanza nei confronti della violenza in generale e della violenza sessuale in particolare. Noi esseri umani, ne ero sicuro, abbiamo un immaginario molto più cupo di quanto ci piaccia pensare. […] In Crash proponevo apertamente una forte connessione fra la sessualità e l'incidente automobilistico, una fusione che avveniva all'insegna del culto della celebrità. Mi sembrava ovvio che le morti di persone famose in incidenti d'auto avessero una risonanza molto più profonda […]. Mi venne in mente che avrei potuto sottoporre a verifica la mia ipotesi […].

24 aprile 2016

BALLARD - XI - I MIRACOLI DELLA VITA (PT.1)


Estratti dall'autobiografia di James G. Ballard, I miracoli della vita (Feltrinelli)
Prima parte

Il romanzo fiorisce nelle società statiche, che il romanziere può esaminare come un entomologo esamina ed etichetta le farfalle infilzate su una bacheca.

Il surrealismo e la psicanalisi mi fornivano […] un corridoio segreto per un mondo più reale e più dotato di significato, un mondo in cui i ruoli psicologici cangianti sono più importanti dei “personaggi” così ammirati dagli insegnanti e dai critici letterari […].
I pittori surrealisti erano di grande ispirazione per me, ma non c'era modo semplice di tradurre in prosa il surreale visivo, specie in una prosa che fosse leggibile.

Provavo interesse per la medicina, che mi sembrava avesse qualcosa di affine sia alla psicopatologia che al surrealismo. […] Penso ancora che quei due anni di anatomia siano stati tra i più importanti della mia vita e abbiano contribuito a formare gran parte del mio immaginario. […] Gli anni passati nell'aula di dissezione […] mi insegnarono che, anche se la morte è la fine, l'immaginazione e lo spirito umani possono trionfare sulla nostra dissoluzione. Per certi versi tutta la mia narrativa è la dissezione di una patologia profonda di cui fui testimone a Shangai, e poi nel mondo postbellico, dalla minaccia della guerra nucleare all'assassinio del presidente Kennedy, dalla morte di mia moglie alla violenza che ha puntellato la cultura dell'intrattenimento negli ultimi decenni del secolo.

6 aprile 2016

DELILLO E GLI STILEMI DEL POSTMODERNISMO



Reduce dalla lettura di alcuni romanzi di Don DeLillo, scrittore associato alla letteratura postmoderna, mi sono documentato su questo sfuggente genere letterario per riuscire a identificarne i tratti peculiari. La letteratura modernista o postmoderna è meno attenta al realismo tipico della letteratura "classica", alla storia propriamente detta, raccontata da un punto di vista oggettivo. È invece interessata allo sviluppo dei personaggi tramite il soggettivismo metafisico: la realtà esterna è il pretesto per esaminare gli stati interni della coscienza, talvolta con risultati analoghi al flusso di coscienza joyciano. In generale, lo stile frammentario rispecchia la frammentarietà del personaggio, il quale non ha una psicologia ben definita o inquadrata, bensì caleidoscopica, persino grottesca all'apparenza. La stessa realtà che vuole raccontare non è oggettiva e solida come quella del XIX secolo, bensì caratterizzata dai nuovi fenomeni socioculturali che la frammentano e confondono la linea tra reale e irreale, oggettivo e soggettivo, autentico e fittizio: