10 dicembre 2018

PHISH: FARMHOUSE (2000) LE COSE SI FANNO PESANTI



Farmhouse viene registrato per quasi tutto l’autunno 1999, prima del festival di Big Cypress, mentre viene mixato e concluso subito dopo, in gennaio/febbraio 2000. Lo studio è collocato all’interno di un vecchio fienile in montagna nei pressi di Burlington, Vermont, attrezzato da Trey Anastasio poco tempo prima per alcune registrazioni sperimentali con vari musicisti (alcune delle quali confluite nel suo primo album sperimentale, One Man’s Trash). Avere uno studio personale, denominato The Barn, significa potersi gestire in totale libertà, senza pressioni e creando un’appropriata atmosfera festaiola.
“Registrammo l’album molto velocemente; fu questo il risultato del lavorare in modo rilassato”, ricorda McConnell nella biografia di Puterbaugh. In effetti Farmhouse è solido e coeso dal punto di vista esecutivo, e il suo contenuto presenta una gamma di brani tra il “country ferroviario” di “Back On The Train”, al funk di “Gotta Jibboo” e “Sand”, al bop allegro di “Heavy Things”, al soft melodico di “Bug” e “Dirt”, all’atmosferico strumentale di “The Inland Josie Wales” (a cui partecipano Bela Fleck e Jerry Douglas) e “First Tube” (uno dei primi take dell’album).

4 dicembre 2018

PHISH: THE STORY OF THE GHOST (1998) IMPROVVISAZIONE IN STUDIO



Come detto nel capitolo precedente, l’evento del Clifford Ball festival nel 1996 costituisce uno spartiacque per i Phish, che nel periodo successivo entrano in un periodo difficile, caotico, con un sempre maggiore uso di droga e problemi di controllo equo e creativo dei progetti. Anche la musica cambia leggermente direzione: lo stile delle jam si orienta verso ritmi più statici, ripetitivi e lenti, mood più vicini all’ambient, meno focalizzati sugli assoli e più sull’atmosfera creata dall’intero gruppo, con un maggior uso di tastiera e suoni.
Nel 1997 i Phish tornano in Europa (tratto dalla serata di Amburgo, ritenuta una delle migliori, esce il fin troppo breve cd live Slip Stitch and Pass). In questo tour debuttano tredici nuove canzoni tra cui una mezza dozzina che poi ritroveremo in Story Of The Ghost e altre che appariranno successivamente su Farmhouse. Durante il tour europeo le jam continuano a evolvere in modalità sempre più groove/ambient, con Anastasio concentrato su meno note, più lunghe, in loop, e meno assoli funky rispetto al passato. “Credo che l’influenza derivò dall’aver visto Neil Young suonare in Europa e dall’aver ascoltato tanto James Brown”, ricorda Mike Gordon nella biografia di Puterbaugh. Il risultato ottenuto vede, da una parte, allontanarsi una parte di fan affezionata al primo periodo, ma dall’altra avvicinarsi una nuova fetta di pubblico amante dei Grateful Dead che fino a ora trovava i Phish troppo frenetici.

27 novembre 2018

PHISH: LIVE ONE + BILLY BREATHES (1996) I RE MIDA DELLA SPERIMENTAZIONE



Una parentesi su questo album live è d'obbligo, in quanto A Live One è la prima pubblicazione di materiale dal vivo nella storia dei Phish finora, ma anche (e soprattutto) perché non si limita a essere un concerto riproposto integralmente come capiterà nelle successive pubblicazioni live.
Nel 1995 i Phish decidono infatti di assemblare, con molta cura e moltissimo amore, una sorta di greatest hits delle performance del tour 1994, registrato dal primo all'ultimo show. Ciascuna canzone proviene da una serata diversa. L'assemblaggio è difficile: da una prima lista di oltre 500 potenziali brani, grazie anche all'aiuto ottenuto tramite un sondaggio online tra i fan, la lista si riduce a 30, poi alla dozzina di brani che oggi possiamo ascoltare su questo magnifico doppio album.
Al di là dell'indubbia grandezza delle esecuzioni incluse, A Live One è anche la miglior testimonianza del rapporto speciale tra la band e il suo pubblico: in numerosi momenti si possono ascoltare i fan che cantano, intervengono, colmano i vuoti e le pause nelle canzoni, e ovviamente applaudono e urlano a non finire. Certo, non è un live per tutti: per esempio, i 30 minuti di “Tweezer”, costruiti su magistrali calando e crescendo, richiedono una certa attenzione. “È un album dedicato ai fan”, dice Anastasio. “Capisci cos'è se sei davvero dentro alla band. Non è stato fatto per passare alla radio.”
Non è possibile dire di aver ascoltato (o di amare) i Phish se, oltre agli album in studio, non si ha ascoltato (e amato) almeno A Live One. Ce ne sono molti altri, per la verità, ma questo è il punto di partenza ed è imprescindibile.

22 novembre 2018

GOTHAM: STAGIONE 4 EPISODI 13-22



Il protagonista della seconda metà di Gotham 4 è il Joker. La città di Gotham sta per trasformarsi nella Terra di Nessuno, dove le gang criminali si spartiscono il territorio in una guerra costante e per la brava gente sembra non esserci più posto. Intanto il giovane Bruce Wayne capisce e accetta quello che deve diventare, anche grazie all'aiuto inaspettato di Ra's Al Ghul.
L'introduzione del Joker a partire dal personaggio di Jerome (ma, attenzione, non è lui) risulta un po' forzata e poco credibile. Nella loro ricerca di una soluzione originale e che giustificasse la somiglianza di Jerome al Joker, gli sceneggiatori si sono arrampicati sugli specchi e hanno finito per esagerare.
Dopo una già notevole prima parte di stagione, il ritmo decolla e questa è la cosa più importante. La stagione 4 si dimostra molto migliore della 3, anche se non eccellente quanto la prima, sicuramente al livello della seconda. Ci fa dimenticare persino le ripetitive stupidaggini che sempre più circondano il personaggio di Gordon. Infatti il detective figaccione e il resto dei personaggi "buoni", già dalla seconda stagione diventano il punto debole di Gotham (come pure certi cattivi apparsi e scomparsi in modo troppo sbrigativo, un potenziale decisamente poco sfruttato, ma pazienza).

16 novembre 2018

PHISH: HOIST (1994) VERSO IL ROCK RADIOFONICO



Con Hoist, i Phish fanno un altro passo nell'assestarsi un po' più stabilmente sui territori del rock, senza tuttavia mancare di escursioni nel funky e nelle jam strumentali, così come nel country e nel bluegrass (genere, questo, a cui Mike Gordon è particolarmente affezionato). Rispetto a Rift, che aveva un'impostazione concept, Hoist è più rilassato e spontaneo, e i suoi brani nel complesso sono anche più forti e compatti. Viene scritto per la maggior parte dalla premiata ditta Anastasio-Marshall; viene registrato a Woodland Hills, California, tra ottobre e novembre 1993.
Con Hoist è la band, per la prima volta, a voler coinvolgere la casa discografica facendogli ascoltare i risultati delle registrazioni mentre l'album è in produzione. Non solo: vengono coinvolti anche altri musicisti, come Alison Krauss e Bela Fleck, per collaborare alle canzoni. Il produttore, Paul Fox, contribuisce poi a una prospettiva sonora moderna, provenendo dalla scena new wave. Le session di registrazione vengono filmate da Gordon e il video (di venticinque minuti) esce all'epoca su vhs con il titolo Tracking.
Hoist viene pubblicato nel marzo 1994 e si presenta come l'album più accessibile ed estroverso dei Phish, al punto da far storcere il naso ai fan (per qualche brano dal taglio decisamente commerciale, su misura per i passaggi in radio). Viene persino realizzato un videoclip per la canzone “Down With Disease”, che sarà il primo e unico della loro carriera. Ma il tentativo di raggiungere un più ampio pubblico non riesce come sperato: MTV e, in generale, i media della musica non si interessano ai Phish.

12 novembre 2018

DARK: STAGIONE 1



Nella grigia cittadina di Winden, circondata dalle foreste nordeuropee, un adolescente di nome Erik sparisce all'improvviso. Le circostanze della scomparsa sembrano identiche a quelle di un altro caso avvenuto 33 anni prima. Al cuore della sparizione c'è un luogo misterioso, una grotta nel bosco, nei pressi di un inquietante impianto nucleare le cui ciminiere fumanti incombono sulla città. Questo cunicolo si rivela essere un passaggio nel tempo. Il mistero si intreccia man mano che si svelano le relazioni tra i personaggi. In particolare quelle che riguardano Jonas, uno degli amici di Erik, sconvolto dal suicidio del padre, il quale ha lasciato una lettera che reca la scritta "Non aprire prima del 4 novembre". 
Ecco le premesse da sapere prima di iniziare la visione di Dark, serie tedesca prodotta da Netflix a dir poco sorprendente. Immaginate uno Stranger Things molto più oscuro, intricato e senza facili mostriciattoli. Immaginate un Twin Peaks europeo, meno surreale ma più agghiacciante. Immaginatevi un Lost dove però gli intrecci hanno un senso e conducono da qualche parte, come nei migliori archi narrativi di X-Files.

10 novembre 2018

PHISH: RIFT (1993) UN CONCEPT DA SOGNO

 

A un anno esatto di distanza da A Picture of Nectar esce Rift, nel febbraio 1993. Viene registrato tra settembre e novembre 1992 a Nashville. Lo studio in cui avvengono le registrazioni è tenuto piuttosto male (“non funzionava niente”, racconta Anastasio). Per la prima volta la band si affida a un produttore, Barry Beckett. La sua esperienza con artisti soul, folk e rock (tra cui Aretha Franklin, Paul Simon, Bob Dylan e Lynyrd Skynyrd) fornisce a Rift delle sfumature più roots, country e folk di qualsiasi altro lavoro dei Phish. L'album si presenta come un concept incentrato sulla difficile relazione di un uomo con la sua ragazza. I brani (composti per la maggior parte dal duo Trey Anastasio-Tom Marshall) sono in gran parte commenti o storie dolci-amare a tema romantico, e alcuni più di altri lasciano il giusto spazio alla psichedelia e all'uso delle armonie vocali.
Rift è un traguardo discografico per i Phish, i cui album in studio vengono spesso messi in secondo piano rispetto alle performance dal vivo. Billy Breathes dimostrerà qualche anno dopo la perfezione e la bellezza della concisa veste studio di questa band. Rift è il primo passo in questa direzione: dopo tre album che di fatto erano assemblaggi, per quanto ottimi, qui abbiamo un soggetto che vuole essere il filo conduttore delle canzoni. Tom Marshall, sempre più addentrato nelle liriche della band, contribuisce a creare un concept-album che parla di una situazione senza uscita e piena di ansia. Tutto il contrario rispetto al solare predecessore, A Picture Of Nectar. Il protagonista di Rift, racconta Anastasio, “fa un sogno. Le prime due canzoni sono una panoramica dell'intera faccenda. Poi lui cade nel sonno e il resto dovrebbe essere un sogno. Le canzoni sono riflessioni oniriche della spaccatura che lui sta vivendo. 'Maze' è la prima canzone che lui sogna: the overhead view is of me in a maze. Non può uscirne. In 'It's Ice' combatte con la sua immagine riflessa sul ghiaccio, che è come combattere con se stessi. Va avanti così finché non si sveglia in 'Silent In The Morning' e non ha risolto niente. Ma almeno si è svegliato!”

3 novembre 2018

PHISH: A PICTURE OF NECTAR (1992) ESPANSIONE DI STILE



Pubblicato nel febbraio 1992, A Picture Of Nectar è il primo album inciso direttamente per una major discografica, l'Elektra Records, con cui i Phish firmano un contratto nel novembre 1991. Le registrazioni dell'album tra giugno e agosto 1991 a Burlington, Vermont, senza interferenze da parte della casa discografica: vista la loro diffidenza nei confronti del music business, i Phish negoziano sin da subito i compromessi necessari per mantenere il controllo sulla loro musica.
L'album è ancora più eclettico e variegato dei precedenti e dimostra il desiderio della band, e in particolare di Trey Anastasio, di espandere il proprio stile musicale, influenzato soprattutto dal jazz. La maggior parte delle canzoni vengono composte nei primi mesi del 1990, subito dopo aver terminato di registrare Lawn Boy, e debuttano nel settembre successivo. Nectar è l'ideale prosecuzione del primo album Junta, e data la sua natura più breve e colorata, è forse il miglior punto di partenza per chi si voglia accostare alla band per la prima volta.
“Llama” si aggiunge al ciclo di Gamehendge (il concept pensato da Anastasio come tesi di conservatorio, poi espanso con brani successivi). Viene scritta da Anastasio durante una permanenza a casa della famiglia di Page McConnell nel 1990 e debutta live nell'ottobre di quell'anno. “Eliza” porta il nome della ragazza di Trey nel momento in cui compone il pezzo, breve strumentale caratterizzato da un ritmo jazzato. Debutta dal vivo nel settembre 1990. “Cavern” ha un testo cinematografico che è tipico della band ed è tra i pezzi più eseguiti dal vivo, a partire dal marzo 1990. “Poor Heart”, scritta da Mike Gordon, è uno degli scherzi dal sapore bluegrass che ogni tanto i Phish infilano nei dischi e nei concerti. Il suo debutto risale al 1988, si tratta perciò di una canzone più vecchia (l'epoca è quella di Junta).

27 ottobre 2018

PHISH: LAWN BOY (1990) DIVIDI, APRI E SCIOGLI



Così come il primo album Junta, anche il secondo, Lawn Boy, arriva al pubblico solo nel 1992 con la riedizione in cd da parte dell'Elektra Records. L'uscita originale risale al settembre 1990 per l'etichetta Au Go Go Records, che pochi mesi dopo fallisce trascinandosi dietro anche la sorte dell'album. La registrazione avviene tra maggio e dicembre 1989 in uno studio fuori Burlington, in Vermont. I Phish suonano dal vivo, in presa diretta, e i take vengono poi editati con delle sovraincisioni. La produzione è curata dalla band stessa.
Questo secondo album, così come Junta, attinge dal meglio del loro repertorio del momento, già provato sul palco. Ma Lawn Boy non ha un impatto uniformemente eccelso come il precedente, pur mantenendo uno spettro di brani variegato che incorpora elementi progressive-rock, fusion, jazz e persino bluegrass (genere, quest'ultimo, che continuerà sempre a fare capolino nel repertorio dei Phish). Nell'economia della band non esistono canzoni da scartare, pertanto anche tutte quelle di Lawn Boy sono diventate materiale da concerto, espandibile a piacimento. Semmai il difetto del disco è condensare un po' troppo certi brani che conosciamo oggi in versione molto più esplorate e colorate. Lawn Boy guadagna qualche consenso da parte dei critici musicali e qualche menzione sulla carta stampa di settore, e i Phish iniziano a essere paragonati (sia nel bene che nel male) ai Grateful Dead, a Santana, a Frank Zappa, ai King Crimson, per quanto il loro stile sia comunque diverso da ciascuno di questi storici nomi.

19 ottobre 2018

PHISH: JUNTA (1989) UN ESORDIO DI SINFONIE ROCK


Dopo tanto tempo ho deciso di tornare a scrivere di musica e sarà l'ultima volta che lo farò qui su BeatBlog. Da anni sto dando forma (e finalmente ce l'ho fatta) a un approfondimento in più puntate su una band che in Italia non si conosce per niente: i Phish, da 30 anni forse il nome più influente (oltreoceano) tra le jam band, ovvero quei gruppi che si divertono a fondere generi e improvvisare dal vivo. (Più famosa dalle nostre parti è la Dave Matthews Band, sempre sui generis; i Phish sono leggermente antecedenti).
Partiamo dall'album che ne ha segnato l'esordio discografico: Junta. Nei prossimi articoli parlerò degli anni e degli album successivi.


Si può dire che l'esordio dei Phish sia un album di sinfonie eseguite da un gruppo rock. Lunghe suite piene di jam, una liricità di fondo come in nessun altro dei loro album successivi o nei lavori di altri gruppi jam o progressive. Registrato in modo indipendente nel 1988 in uno studio di Revere, Massachussets, viene poi distribuito nella primavera del 1989. Ma è l'Elektra Records a rilanciarlo nel 1992, mettendo sotto contratto i Phish (questa edizione guadagna poi la certificazione Gold con oltre 500.000 copie vendute). La prima edizione frutta comunque ai Phish una prima menzione sulla carta stampa (la rivista Relix dell'ottobre 1989), sebbene la band sia ancora troppo “piccola” e poco famosa. Questa sarà una costante anche nel futuro della band: il mondo della musica mainstream, nel bene e nel male, li eviterà sempre... e loro si faranno evitare.
Junta raccoglie le creazioni più significative del periodo 1984-88. Nell'artwork di copertina sono rappresentate alcune situazioni e alcuni personaggi delle canzoni. Prima di Junta, sotto la guida di Trey Anastasio, i Phish avevano inciso un'audiocassetta demo, The White Tape (1986), che distribuivano per ottenere gli ingaggi dal vivo, e un concept-album che servì ad Anastasio per la tesi del college, The Man Who Stepped Into Yesterday (1987, conosciuto anche come Gamehendge). In queste incisioni i Phish dimostravano un catalogo già ampio di canzoni, la maggior parte delle quali hanno continuato a evolversi insieme alla band e tutt'oggi appaiono dal vivo (pur senza appartenere ad alcun album studio). In queste prime prove si può anche sentire la prima bozza o l'introduzione di alcuni capolavori presenti in Junta, come “You Enjoy Myself” e “The Divided Sky”.

3 ottobre 2018

DON DELILLO: ZERO K (DELLA SOSPENSIONE ATEMPORALE)

https://www.amazon.it/Zero-K-Don-DeLillo/dp/8806235710/ref=as_sl_pc_as_ss_li_til?tag=malcolm07-21&linkCode=w00&linkId=a78556aad10b4ce83cc59e788f04574f&creativeASIN=8806235710

Non è facile parlare di Zero K, così come non è facile parlare del suo autore, Don DeLillo. Ad attrarmi, in questo suo lavoro più recente, era soprattutto l'argomento centrale del romanzo: come avrebbe trattato, DeLillo, un tema ai confini con la fantascienza? La conservazione criogenica del corpo in funzione del suo ritorno in vita in un futuro lontano, quando una scienza più evoluta avrà debellato le malattie degenerative.
La Convergence è un'agenzia che offre proprio questo servizio. A guidarla c'è Ross, la cui ex moglie, Artis, è ormai in fin di vita, pertanto decide di sottoporsi alla criogenia. Anche Ross è tentato di farlo, nel suo caso per libera scelta: in parte per godere in prima persona dell'incredibile opportunità che lui stesso ha contribuito a rendere possibile, in parte spinto dal sogno di rivere nel futuro insieme a una persona che ancora ama. Jeff, il figlio della coppia, assiste alle ultime ore di vita di Artis nei laboratori bianchi, glaciali e disumanizzanti della Convergence. Poi, tornato alla sua vita quotidiana, ne racconta dei frammenti fino a quando anche il padre prende la strada della criogenia.

16 settembre 2018

DON DELILLO: COSMOPOLIS (NON SIAMO PIU' CARNE MA FLUSSI DI DATI)

 

“Gli scrittori dovrebbero opporsi ai sistemi. È importante scrivere contro il potere, le multinazionali, lo stato, tutto il sistema di consumismo e di intrattenimenti deplorevoli.”
Nel mio primo, breve articolo dedicato a Don DeLillo (e ai punti cardine della narrativa postmodernista) citavo questa sua frase, ora determinante per comprendere Cosmopolis (e aggiungo che dovrebbe essere veritiera per tutti gli scrittori e gli aspiranti tali). Nella sua essenziale brevità, questo romanzo è un condensato di rara potenza e trasmette i suoi messaggi in modo evidente, nonostante la loro complessità di fondo.
Eric Packer è un multimiliardario di New York che sale sulla sua limousine intenzionato ad attraversare Manhattan durante una giornata di violenti proteste contro il potere della finanza e gli abusi del capitalismo, solo per raggiungere il suo barbiere di fiducia e cambiare taglio di capelli. Durante il viaggio nella lussuosa auto e le capatine in vari luoghi della città lungo il tragitto, Eric incontra le persone che costituiscono le sue conoscenze nella vita: i suoi collaboratori, il medico e una giovane moglie che conosce a stento. Essi in qualche modo rappresentano anche le sue ossessioni: il controllo, un controllo assoluto di tutto ciò che lo riguarda, dalla salute del suo corpo all'andamento dello yen su cui ha investito. In città si aggira anche Benno, uomo disperato senza più lavoro, scarto del sistema, schiacciato dalla piramide di cui Eric è a capo, in cerca di giustizia e di un duello a tu per tu con Eric, uomo contro uomo ad armi pari.

4 settembre 2018

ROBERT HEINLEIN: LA LUNA E' UNA SEVERA MAESTRA (STORIA DI UNA RIVOLUZIONE)



Robert Heinlein è un nome celebre nella fantascienza della seconda metà del Novecento: è autore di opere disparate per contenuti e stile, che vanno da pietre miliari quali Straniero in terra straniera, I figli di Matusalemme, Universo e La luna è una severa maestra, a serie di romanzi per ragazzi.
Questo romanzo, uscito originariamente a puntate el 1965-66 e vincitore del premio Hugo, è tarato per un pubblico adulto in quanto propone una lunga e complessa vicenda di rivoluzione politica che ha forti legami con la storia reale. Viene detto spesso che Heinlein abbia voluto trasportare sulla Luna, cioè in un contesto fantascientifico, uno spaccato della Guerra di Indipendenza americana, ma il testo è ricco di rimandi ancor più diretti alla rivoluzione proletaria marxista, alla rivoluzione russa e a quella cubana. Attraverso la storia di Manuel e Wyoming, che realizzano il sogno di indipendenza della colonia lunare mettendo fine al rifornimento spietato di beni che la Terra esige dalla Luna (qui la trama più dettagliata), Heinlein scrive quasi un manuale su come realizzare una rivoluzione, esprimendo varie considerazioni a riguardo tramite la voce dei protagonisti.
Heinlein comunica un messaggio di libertà limpido e forte: la libertà del popolo di ribellarsi a regimi totalitari e schiaccianti, e la libertà individuale di vivere senza sottostare ad alcuna forma di oppressione e sfruttamento. Il quadro che dipinge ritrae l'eterno scontro tra le ideologie capitaliste e quelle comuniste.
La società multietnica lunare si fonda sull'assoluta libertà sociale e individuale. Manuel si fa portavoce per esempio anche della libertà sessuale, dato che ci viene presentato come poligamo (questo elemento del romanzo, però, oggi risulta un po' naif e datato).

14 agosto 2018

JG BALLARD: LA MOSTRA DELLE ATROCITÀ (INTERSEZIONI TRA REALTÀ E FINZIONE PT.2)


 

“Oggi nessuno è interessato al futuro. Credo che il futuro sia morto nel 1945 con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki”, dice Ballard in un'intervista del 2006 (Extreme Metaphors). “La gente è spaventata dal futuro e per la prima volta è spaventata dalla scienza. La scienza è diventata quasi una forza illecita, manipolatrice della struttura genetica, generatrice di nuove malattie, sperimentatrice con la chirurgia al cervello e al sistema nervoso. […] Allo stesso modo abbiamo perso completamente interesse per il passato; il passato è un programma in tv che parla di Hitler. […] Viviamo in una sorta di presente espanso enormemente, impacchettato come una città di case popolari […] e La mostra delle atrocità descrive proprio questo mondo”.
Per poterci riuscire, Ballard frammenta la realtà contemporanea così da poterla riassemblare elemento per elemento. La mostra delle atrocità si costituisce di pseudo-racconti che sono in realtà i capitoli di una narrazione più ampia, omnicomprensiva, i quali a loro volta si costituiscono di paragrafi brevi e staccati tra loro. Questo conferisce al libro una struttura a mosaico dove ogni tessera è leggibile a sé ma, se fusa con quelle circostanti, dà forma a un'immagine più grande. L'ordine non segue una sequenza lineare, molto spesso rasenta la casualità, ma gli elementi e le immagini sono connesse l'un l'altra. Ballard usa chiamare questa narrazione “condensed novels”, ovvero “romanzi condensati”.

4 agosto 2018

JG BALLARD: LA MOSTRA DELLE ATROCITÀ (INTERSEZIONI TRA REALTÀ E FINZIONE PT.1)



“Scrissi un romanzo intitolato Terra bruciata, dopo Il mondo sommerso. Era un romanzo su dei luoghi deserti. Mentre scrivevo mi accorgevo che stavo iniziando a esplorare la geometria di un genere di paesaggio del tutto astratto, e relazioni astratte tra i personaggi. Proseguii scrivendo un racconto, La spiaggia terminale, ambientato a Eniwetok, isola del Pacifico dove testarono la bomba H. Anche in quel caso mi accorsi che i protagonisti e gli eventi della storia erano molto astratti, persino paragonabili al cubismo. Isolavo certi aspetti dei personaggi e della narrazione, quasi come un investigatore scientifico che seziona una strana macchina per capire come funziona. Le mie nuove storie […] sono un ulteriore sviluppo.”
Ecco come James G. Ballard introduce le storie che costituiscono La mostra delle atrocità, dove lascia da parte tutto l'immaginario fantastico che costituiva il paesaggio dei suoi primi romanzi, per concentrarsi invece sul paesaggio tecnologico e mass-mediatico degli anni Sessanta. Un paesaggio dominato in modo particolare dalla televisione, che “percepisce il nostro comportamento ed è come un terzo occhio trapiantato in noi”, e più in generale dalla spettacolarizzazione della vita, gli status-symbol tra cui l'automobile, le star hollywoodiane (Elisabeth Taylor, Marilyn Monroe, i Kennedy, James Dean, nomi ricorrenti in La mostra delle atrocità), ma anche le tensioni politiche, la corsa allo spazio, eventi e morti tragiche.

28 luglio 2018

LUKHA B. KREMO: PULPHAGUS® FANGO DEI CIELI



Dopo aver lasciato Pulphagus®, un planetoide-discarica dove la Terra smaltisce i suoi rifiuti, Shevek ha perso le tracce della sua ragazza Mirea, che però non hai mai smesso di amare. Ottiene il permesso dal signore per cui lavora, Raskal, per tornare su Pulphagus® a cercarla e portarla sulla Terra. Nei sette anni di assenza di Shevek, su Pulphagus® le cose sono cambiate: dilagano droghe allucinogene e una pericolosa malattia causata da spore trasforma gli uomini in bestie feroci. La Terra, nonostante per gli abitanti del planetoide sia il sogno di una vita migliore, in realtà non è messa granché meglio. Ogni aspetto della vita è super-controllato, persino il linguaggio, e l'uso di certe categorie di parole viene tassato. Shevek è disposto a tutto per rintracciare Mirea, e cerca con ogni mezzo di sottrarla alla schiavitù in cui vive.
Lukha B. Kremo, scrittore attivo da molti anni nel panorama fantascientifico italiano e fondatore di Kipple Officina Libraria, vince nel 2017 il premio Urania Mondadori con il romanzo Pulphagus® Fango dei cieli, che poi ha fatto incetta anche di altri premi, come il prestigioso premio Cassiopea. Per chi in precedenza ha letto uno dei suoi lavori più sperimentali e complessi, Gli occhi dell'anti-Dio, è davvero grande il salto che si percepisce in questo suo ultimo lavoro, perché nel suo essere avanguardistico, Pulphagus® non disdegna di (anzi, ambisce a) essere un Romanzo con la R maiuscola, di quelli da cui il lettore esce con la soddisfazione di aver letto una bella storia. Con tutte le idee e le speculazioni del caso, sì, okay... ma una bella storia. Per capirci, quel genere di sensazione che resta dopo aver finito un romanzo di Stephen King.