6 dicembre 2017

ALESSANDRO VIETTI: REAL MARS



Real Mars è la missione che porterà l'uomo su Marte: l'equipaggio, costituito di quattro astronauti europei, due uomini e due donne, prima dello sbarco dovrà affrontare un viaggio lungo e difficile. Ma prima di tutto questo, Real Mars è un reality show. Anzi, è IL reality show: milioni di telespettatori in tutto il mondo, decine di reti tv completamente dedicate, una macchina miliardaria senza precedenti. A nessuno importa davvero della missione e di ciò che rappresenta perché tutti attendono di sapere cosa accadrà a bordo: chi vuole andare a letto con chi, chi ha un passato strappalacrime o un parente a casa malato di tumore, e naturalmente se ci saranno misteri a bordo (misteri che, sin dal momento del lancio, vengono preannunciati in mondovisione da presunte veggenti).
La navicella spaziale è la nuova e avanguardistica casa del Grande Fratello, concepita sulla pelle degli astronauti grazie ai quattrini forniti dagli sponsor, senza i quali la missione non avrebbe potuto compiersi. Insomma, uno schifo come non se n'è mai visti, l'elogio del decerebrato homo televisivus, il tripudio della bassezza e della vuotezza.

26 novembre 2017

PHILIP K. DICK (PT.9): SCENARI DEL DOPOBOMBA

 
Cronache del dopobomba si ambienta in un'America ipotetica del futuro (1981) in cui scoppia una guerra atomica. La vita quotidiana di vari personaggi, introdotti nei primi capitoli, cambia completamente: si ritrovano anni dopo in una delle tante comunità urbane che lottano per sopravvivere. In particolare c'è Hoppy, un focomelico discriminato prima dell'olocausto, le cui doti fisiche e psichiche iniziano a sconfinare nel sovrannaturale. Insieme a esse crescono anche le sue ambizioni di dominio sulla comunità. A tenere unita le fila del mondo, raccogliendo e distribuendo informazioni, c'è il programma radiofonico di Dangerfield, un'astronauta bloccato in orbita intorno alla Terra, partito prima dell'olocausto.
Scritto nel 1963, anche questo romanzo (come il precedente Noi marziani) si sviluppa più nelle idee e nei messaggi che non grazie a una vera e propria trama, costituita dall'intreccio di punti di vista e personaggi diversi. Il tema principale è ovviamente quello della paura della crisi atomica, che affligge il mondo nel momento storico in cui Dick scrive. In effetti l'ombra dell'olocausto nucleare aleggia sulle vite dei personaggi sin dall'inizio, impresa come una psicosi innata in loro. Essi interpretano la società circostante in funzione di uno scenario atomico: per esempio, ritengono che la pelle nera sia una forma iniziale di ustione da radiazioni. Di grande rilievo è anche la discriminazione razziale, che infiammava l'America negli anni 60, qui rappresentata da Stuart (nero) e da Hoppy (focomelico).

18 novembre 2017

PHILIP K. DICK (PT.8): SIAMO NOI TERRESTRI I VERI ALIENI



Dopo alcuni mesi di pausa, riprendo la mia lettura dell'opera omnia cronologica di Philip K. Dick dal 1962, anno molto produttivo che segna un certo salto di qualità nella produzione di questo fondamentale autore americano della narrativa fantastica, umanistica e speculativa.
Romanzo denso come pochi altri, costruito sulle idee prima che sulla trama, Noi marziani (scritto nel 1962) è tra le pietre miliari di Dick e di tutta la fantascienza sociologica. Manfred è un bambino autistico e, dopo il suicidio del padre, finisce al centro delle attenzioni di Kott, uno dei capi della colonia terrestre su Marte. Kott crede che l'autismo sia una condizione dovuta all'esistenza in un tempo diverso, che isola l'individuo dagli altri (che vivono invece nel tempo comune). Riuscire a comunicare con Manfred significherebbe per Kott prevedere le mosse dei concorrenti, interessati alla speculazione edilizia su Marte. Nella colonia marziana si innescano passioni, rivalità e interessi tra vari personaggi e il romanzo si districa tra diversi punti di vista: Kott, Bohlen (il suo nemico), Jack (ingegnere figlio di Bohlen), lo stesso Manfred (che vive in un non-luogo dai tratti onirici dove tutto è decadente e prossimo alla fine).

27 ottobre 2017

KING: IT (1986), LA VITA ADULTA CHE ATTENDE A FAUCI SPALANCATE



It è uno dei romanzi più famosi di Stephen King, forse quello più famoso in assoluto, diventato di culto anche al di fuori della schiera dei fedeli lettori kinghiani. È impressionante per la sua mole, che colpisce appena lo si adocchia in libreria (1200 pagine più o meno, a seconda delle edizioni), ma anche per il soggetto, la lunga storia di un gruppo di amici chiamato Club dei Perdenti, dall'infanzia (1958) al presente (1985), che fronteggia una creatura informe che assume varie incarnazioni tra cui quella di un clown di nome Pennywise. È luogo comune credere che It sia un romanzo horror, forse persino uno degli archetipi del romanzo horror. Ma la questione non è così banale: leggete il libro fino in fondo e riflettete su quanto segue.
Stimando una proporzione, il 90% di It racconta la vita dei protagonisti, sia da bambini che da adulti, approfondendo le relazioni che instaurano tra di loro e con gli altri. In particolare con il mondo degli adulti (i genitori) e dei coetanei (la ghenga di Henry Bowers) nella parte che riguarda l'infanzia del club dei Perdenti, mentre la carriera e la vita di coppia nella parte adulta della storia. Soltanto un 10% del romanzo ha a che fare con Pennywise e le altre incarnazioni di It, con scene che potremmo far rientrare nel genere thriller, horror e suspance. Da una parte vi sono le vicende dei ragazzi scomparsi o uccisi, narrate più come fatti di cronaca che non come eventi che si svolgono davanti al lettore. Dall'altra i pochi, veloci momenti in cui i protagonisti vedono o incontrano per la prima volta le manifestazioni di It, e non tutte sono "forti" allo stesso modo (qualcuno viene inseguito, ma qualcuno lo contempla soltanto).

9 ottobre 2017

JOE HILL: THE FIREMAN



The Fireman di Joe Hill, ovvero L'uomo del fuoco e L'isola della salvezza nell'infida manovra della Sperling per l'edizione italiana (suddivisa in due volumi e pertanto con costo doppio per il lettore), è un massiccio romanzo di quasi 800 pagine che rientra nel genere post-apocalittico. Una strana spora ha infettato gli esseri umani e il suo effetto è quello di provocare combustione spontanea, uccidendo i portatori infetti. L'infezione è incontrollabile, si diffonde nell'aria tramite la cenere e i fumi, e per questo l'umanità e la civiltà sono al collasso. L'infermiera Harper un brutto giorno scopre di essere infetta oltre che incinta. Suo marito, un fallito sotto molti fronti, impazzisce al punto di attentare alla sua vita. Così lei fugge e viene salvata da un uomo, “il pompiere” (il fireman del titolo), di nome John, piuttosto misterioso e in grado di controllare il fuoco che si annida sotto la sua pelle. Harper trova rifugio, grazie a John, presso una comunità nascosta in mezzo a una foresta, in un ex campeggio estivo. Qui gli infetti riescono a sopravvivere trasformando questa sorta di malattia in un potere che riescono a tenere a bada. Presto però la vita al campo si rivela molto meno rosea di quanto sembri all'inizio: più che una zona libera è una dittatura governata da malsane idee religiose. Poi, la distruzione del campo per mano delle squadre della morte a caccia di infetti, costringe Harper e John (e alcuni altri co-protagonisti) a un'ennesima fuga verso un destino incerto.

2 ottobre 2017

Pillole - LA NEBBIA (THE MIST) STAGIONE 1



Quando ho letto di una nuova serie tv tratta dal racconto La nebbia di Stephen King mi sono detto: che bisogno c'è di rifarlo, dopo l'ottimo film di Frank Darabont (The Mist, 2007)? Già il film andava più in là del breve racconto di King, perciò dov'è il materiale necessario a sostenere una serie tv? La risposta mi è sembrata ovvia: non nella penna di King, di cui è più semplice utilizzare il nome (possbilmente a caratteri belli grandi) e uno spunto, un'idea e dei personaggi da cui partire, per poi lasciare tutto all'inventiva degli sceneggiatori della serie.
Reduci dal disastro di Under The Dome, le sorti di The Mist erano annunciate sin dall'inizio. Da spartire con il materiale kinghiano c'è ben poco: la nebbia del titolo, ma non il suo "contenuto", e qualche nome tra i personaggi principali, ma non il loro carattere o la piega che prende la loro storia. Poco male, potremmo dire, se le idee di chi ha sviluppato la serie fossero state un minimo decenti, originali, interessanti, ma non lo sono, neanche per sbaglio. E' tutto orribile: i personaggi e le loro relazioni (stereotipati, da una parte politically-correct, dall'altra ambigui tanto per essere ambigui), la storia (si parla, si parla, si parla e non succede niente, la trama non prende decisioni se non all'inizio e alla fine), la messa in scena (atmosfera inesistente per non dire ridicola, a cominciare dalla nebbia digitale low-budget), i momenti di splatter (un po' di sangue, proiettili e bastonate qui e là) e di violenza emotiva (conformata al pubblico televisivo, quindi sottoforma di boriosi drammi familiari e adolescenziali).
Coinvolgimento zero: non è La Nebbia, questa è La Noia. Per fortuna in questi giorni è arrivata la notizia che non ci sarà una stagione 2.

24 settembre 2017

STEPHEN KING CONNECTIONS: COLLEGAMENTI TRA LE OPERE (pt.11)


Racconti nell'antologia Quattro dopo mezzanotte (1990)


Il fotocane
- E' ambientato a Castle Rock, la città di La zona morta, Cujo, La metà oscura, Cose preziose, La storia di Lisey e in parte Mucchio d'ossa (e diversi racconti).
- Compaiono lo sceriffo Alan Pangborn (Cose preziose, La metà oscura e citato in Il gioco di Gerald) e Norris Ridgewick (Cose preziose, La storia di Lisey, Il gioco di Gerald).
- Pop Merrill e il suo emporio sono protagonisti di Cose preziose.
- Si parla del cane Cujo.
- Il concetto di dipinti o fotografie che cambiano appare anche nella saga della Torre Nera, in Rose Madder, Duma Key e nei racconti Il virus della strada va a nord e Cyclette.

I langolieri
- Viene nominata La Bottega (The Shop) di L'incendiaria, menzionata anche in L'ombra dello scorpione, Tommyknockers e nella novella La nebbia.
- L'aeroplano attraversa qualcosa di simile alle sottilità che appaiono nella Torre Nera. Inoltre, assistendo alla nascita del mondo il pilota parla di una bellissima rosa che si schiude.

Il poliziotto della biblioteca
- Ardelia è una creatura che si nutre di emozioni come It e Dandelo (La Torre Nera).
- Sam e Naomi appaiono anche in Cose preziose.
- Viene menzionato lo scrittore Paul Sheldon (Misery).

18 settembre 2017

Pillole - TWIN PEAKS: STAGIONE 3 EPISODI 11-18



La stagione evento si è conclusa dopo 18 episodi. Lynch, che ha preteso il controllo totale sul progetto, ci ha dato la sua visione di Twin Peaks a 25 anni di distanza dalla serie originale. In questo lungo tempo è cambiato tutto: la cinematografia di Lynch è molto diversa, le serie tv sono diverse, e anche i personaggi e la cittadina stessa, sulle montagne nello stato di Washington, è ben diversa. Surreale, lento, visionario, libero di molteplici interpretazioni non soltanto a livello visivo ma anche narrativo. E il finale aperto che ovviamente non volevamo, a meno di una quarta stagione che tuttavia non pare molto probabile.
Soffre un po' di eccessiva dispersione e lentezza nella parte centrale, come pure la vecchia serie. Avrei preferito che Cooper si svegliasse prima dal suo stato di ebetismo e che il ritmo degli ultimi tre o quattro episodi fosse distribuito anche su quelli precedenti, almeno nella seconda metà della serie. Come già avevo notato guardando la prima parte della stagione, quello che manca è la magia di un tempo, ciò che rendeva unico Twin Peaks: l'atmosfera rilassante e l'armonia naturale minacciate dalle forze del male, tematica cara alla tradizione americana. In questa serie evento ciò viene sacrificato in nome dell'oscurità, delle radiografie cerebrali dei personaggi che Lynch mette in scena al posto della realtà dei fatti "oggettiva". Un tratto, intendiamoci, che rende l'opera memorabile (come ogni altra opera di Lynch), ma che ci lascia la nostalgia del vero Twin Peaks, che in fondo non era un impero della mente* ma qualcosa di un po' più semplice e diretto (*riferimento a Inland Empire, l'ultimo lungometraggio di Lynch del 2006, elogio dell'assurdo).

10 settembre 2017

STEPHEN KING CONNECTIONS: COLLEGAMENTI TRA LE OPERE (pt.10)


Racconti nell'antologia A volte ritornano (1978)


Jerusalem's Lot
- Ambientato a Salem's Lot prima degli eventi di Le notti di Salem; anche il racconto Il bicchiere della staffa vi ha luogo, e la cittadina è menzionata nella saga della Torre Nera, in Pet Sematary, La zona morta, Shining, Dolores Claiborne, L'acchiappasogni, Unico indizio la luna piena e nella novella Il corpo.

Il bicchiere della staffa
- Ambientato a Salem's Lot dopo gli eventi di Le notti di Salem; anche il racconto Jerusalem's Lot vi ha luogo, e la cittadina è menzionata nella saga della Torre Nera, in Pet Sematary, La zona morta, Shining, Dolores Claiborne, L'acchiappasogni, Unico indizio la luna piena e nella novella Il corpo.

Risacca notturna
- Il virus Captain Trips è quello di L'ombra dello scorpione, citato anche in La sfera del buio.