8 maggio 2009

NEIL YOUNG: FORK IN THE ROAD


[Update 25.5.2012]
 

Where did all the money go?” Dove sono andati tutti i soldi? Che non si riferisce a quelli che spendiamo per comprare i suoi album oppure gli imminenti Archives. È una delle domande attorno alle quali ruota il significato di questo d
isco e di una decade di musica.
Non è sbagliato parlare del Neil Young del XXI secolo come di una figura che si distacca dal Neil Young storicamente e musicalmente famoso. Non perché sia cambiato, anzi, l'attuale Neil è la dimostrazione dell'integrità umana fatta e compiuta: un treno in corsa era, e un treno in corsa resterà finché campa.
Si può parlare del Neil Young del XXI secolo (o del III millennio) se si dà un'occhiata alla discografia di quest'ultima decade. Neil ha sempre lanciato messaggi sociali e politici nella sua musica. Da quell'Are You Passionate? del 2001 tuttavia la direzione presa da questo cantautore è stata proprio quella di un blindato che si butta nel traffico: così la sua produzione e la sua immagine si è gettata nel sovraffollamento discografico e nel caos sociale di una nuova era americana (e mondiale).
Fork In The Road chiude una decade ma soprattutto una trilogia che spicca se ci si sofferma sugli album di Young ascoltati in questi anni. Una trilogia che inizia con Greendale nel 2003, continua con Living With War nel 2006 e finisce appunto con Fork In The Road nel 2009.
Il comune denominatore di questi dischi è la spaccatura che hanno provocato nell'opinione di critica e pubblico. Era più facile accettare dischi semplici come Silver & Gold o come il più recente Chrome Dreams II, anche se aggiungevano poco o niente alla carriera del loro autore.
Invece Greendale spiazzò tutti per la sua natura di concept-album (mai così esplicita prima d'allora, per quanto vari altri album del passato possano essere intesi come concept, da Tonight's The Night a Sleeps With Angels). Dieci tracce che raccontavano storie di persone e si rivolgevano alle problematiche sociali, mediatiche e ambientaliste. L'ispirazione che Greendale trasuda, narrativa e blueseggiante, è unica nella carriera del suo autore. Young ha creduto moltissimo in questo progetto tanto da farne un film, che mette in scena le situazioni e i dialoghi delle canzoni, un libro illustrato, un grande tour coi Crazy Horse, e di recente un musical teatrale e un fumetto (di cui Young non si è occupato direttamente).
Living With War fu, al pari di Greendale, registrato di pari passo con la composizione dei pezzi. Ma in questo caso fu un istant-album per scuotere un Paese dal suo governo. Il disco è costituito da canzoni semplici e orecchiabili con testi che attaccano l'operato di Bush, senza perdere tempo in metafore varie ma andando direttamente al sodo. Lo scalpore che il disco provocò fu grande, e ancor di più il tour che Young intraprese insieme ai compagni d'un tempo, Crosby Stills & Nash, ai quali arrivarono persino minacce di morte. Prima delle ultime elezioni è uscito il film del tour, Dejà Vu, come ultima mossa per sensibilizzare le coscienze.
Quando Obama ha vinto, che altro poteva fare Neil? Qualcosa sui cui elucubrava già da tempo. Finanziare i prototipi di motori a energia alternativa: ovvero come vincere la dipendenza dal petrolio. Il progetto LincVolt porta infatti la firma di Neil e dei suoi ingegneri.
Negli ultimi due anni Young ha anche intrapreso un tour globale quasi non-stop. Le canzoni di Fork In The Road sono state scritte nell'ultimo anno in mezzo a tutto questo daffare, e registrate poi con la stessa line-up del tour. Sono ispirate al progetto LincVolt e al viaggio che Young ha fatto in auto attraverso l'America per testare un nuovo motore (da cui il film Get Around, distribuito solo in streaming per un tempo limitato). Neil ci dice come la pensa sull'argomento, ancora una volta, e ci pone le domande che tutti dovrebbero porsi, lanciando frecciate su cosa dovrebbe fare ora il Paese di Obama. Il tutto mentre ci trascina insieme a lui in grezzi rhythm & blues, marchiati a fuoco col sound della sua Old Black.
Il disco, il flop più vistoso del decennio, è in realtà meno pacchiano di Living With War appoggiandosi su fraseggi blues e rock 'n roll dall'aria on the road, sempre freschi, qua e là sperimentando con originalità. Paradossale che il pezzo più insolito del disco, “Cough up the Bucks”, sia stato definito “rappato” e quindi indegno (un po' come “The Way” in Chrome Dreams II). Si tratta invece di qualcosa di piacevolmente diverso. Anche “When Worlds Collide”, piccola gemma che brilla in apertura, è tutt'altro che “già sentita”, con un ritornello che è necessario riascoltare per abituarsi alla sua stranezza dissonante. In definitiva il disco (meno di 40 minuti) fila via liscio canzone dopo canzone e riparte daccapo se il viaggio non è ancora terminato.
Il Neil Young del XXI secolo se ne frega di un'originalità musicale che ha già dato, per di più plasmando un sound e contribuendo in larga misura a più di una generazione (ricordiamoci dei figlioli del grunge). È naturale che non si può avere tra le mani sempre nuovi capolavori: i meriti artistici Young li ha avuti quando nessuno si aspettava lui. Ora sono 40 anni che lo conosciamo.
E lo dico consapevolmente perché, prima che uscisse l'album, dopo la preview del brano “Fork in the Road” lo avevo bollato come un inutile perdita di tempo prima degli Archivi. Pensavo che dopo Living With War non avrebbe potuto che esserci del peggio. È riuscito a farmi ricredere totalmente.
L'excursus nei suoi ultimi lavori e la presa di coscienza di questa “trilogia” non dichiarata dovrebbero aprire gli occhi su una musica in costante evoluzione, ma soprattutto sulla persona che ne è l'artefice. Ora che la decade è finita, le cose possono essere viste dall'alto e le forme che si creano, forse, sono sorprendenti. Lasciamo passare del tempo, anni, forse decadi e questa triade di album verrà riconsiderata, ci metto la mano sul fuoco, così ora come si guarda in modo diverso e più consapevole la sperimentazione dei primi anni '80 (dischi come Reactor o Trans).
È davvero utile discutere della validità di un prodotto musicale quando si sa che deriva da un certo modo di fare musica? Che deriva da un uomo che, con tale prodotto, dimostra ancora una volta un'integrità artistica e umana? Direi di no.
A Neil Young posso criticare soltanto una carenza di cura della resa sonora, che ha penalizzato i suoi ultimi lavori, soprattutto certi bei pezzi di Chrome Dreams II e tutto quanto il primo Living With War (poi uscito in un'altra edizione con missaggio differente, ma con altre mancanze quali i cori). Fork in the Road non ha neanche questo difetto, in quanto il sound è secco e semplice, scarno se vogliamo, con tastiere lontane e non sempre a tempo, ma alla fine si crea un muro sonoro di impatto senza spazi vuoti. E, al contrario, è bellissima la morbidezza delle due lente a fine disco, “Off the Road” in particolare. Se non è un marchio tipico younghiano questo...

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