30 gennaio 2010

KEROUAC: VISIONI DI GERARD



"Ah, e i venti sono freddi e soffiano una polvere che così desolata neanche all’inferno saranno mai capaci d’inventare, qui nel nord della Terra, dove le pur calde speranze umane non riescono ad eliminare lo spiffero […]. Gerard e io ci raggomitoliamo nel letto caldo e pieno d’allegria del mattino, timorosi di uscirne – E’ come ricordare il tempo prima d’esser nati quando il destino era a portata di mano e il Karma di costrinse a uscire per iniziare la vicenda."
Jack Kerouac, Visioni di Gerard

Gerard è in Jack per tutta la sua vita. Mentore e guida spirituale, San Francesco idealizzato, il fratello morto a nove anni – quando Jack ne aveva la metà – rappresenta nella vita e nella letteratura di Kerouac tutto ciò che lui non è, che l’Uomo – in senso collettivo – non riesce a essere, a raggiungere. Nel suo cammino buddhista, Jack aspira ad arrivare al Santo Gerard, l’essere di luce.
È difficile descrivere il senso di enormità che fuoriesce dalle pagine di Visioni di Gerard. Il senso è forse l'elemento su cui il testo è interamente costruito: la sensibilità, le emozioni, il senso dell’essere, il senso della vita e della morte. Pertanto, “senso” nelle sue varie accezioni. Si può leggere questo libro come una parabola, ma non è sufficiente. Jack decide di fare i conti con il ricorrente pensiero di Gerard e la sua infanzia che ritorna, e getta fuori tutto nel modo che gli riesce meglio. Difficile trovare libri più veri di questo, partoriti come in sogno e che mantengono la consistenza di un sogno. Il pensiero ragionato, frutto di un senno-di-poi adulto, viene lasciato fuori, appena accennato nel sognante lirismo con cui Jack descrive spazi e tempi, luoghi e momenti.