25 marzo 2010

REFLECTIONS DI GRAHAM NASH - LA STORIA (PT.3)

[Update 29.6.2012]
Il terzo disco si apre con l'ultimo lavoro a marchio CSN dei tribolati giorni di metà carriera: Live It Up. “If Anybody Had A Heart” non è composta da Nash, ma da “due nostri grandi amici. L'abbiamo sentita e abbiamo voluto registrarla immediatamente.”
“Chippin' Away”, invece, ritorna inspiegabilmente al periodo di Innocent Eyes.
Di nuovo da Live It Up, “After The Dolphin” (che parla di un pub inglese bombardato durante la Prima Guerra Mondiale) e la bellissima “House Of Broken Dreams”: “passo un bel periodo dell'anno nella mia casa alle Hawaii. Un giorno David Gilmour venne a visitare l'isola. Prese la mia casa sulla baia, io sapevo che era lì, così chiamai. Lui rispose 'House of Broken Dreams'. Ciò che disse mi aveva stupito e ricordo di avergli risposto che mi serviva solo un ritornello.”
Gli anni '90 iniziano con alcuni concerti dove il sound originale riappare con una nuova dose di brillantezza, impreziosito dalla collaborazione di nuovi e giovani musicisti tra cui Jeff Pevar. Nash propone nuovo materiale.
“Unequal Love” (“scritta per un amico che era in quel tipo di relazione, diciamo così, non equa”) appare qui in una versione live del 1993; la conoscevamo sul disco di CSN After The Storm. Anche “Liar's Nightmare” fa il suo esordio, nella spoglia e brillante versione live che troviamo qui (vedrà la luce su album dieci anni dopo in Songs For Survivors). “Qualche anno prima ero stato sottoposto a un intervento al ginocchio destro... niente di serio, ma le droghe che ti somministrano sono diaboliche. Sono stato in questo crepuscolo per un po' di tempo e ho assistito a eventi strani. La melodia della canzone viene da 'Fair Nottamun Town' di Jean Ritchie, degli anni '50.”
Da After The Storm, disco che segna la rinascita di CSN per quanto sia tuttora sottovalutato, è tratta “These Empty Days” (pensata originariamente per un film). La produzione di Nash, seppur quantitativamente inferiore, rifiorisce in questa terza fase della sua carriera.
“Heartland” apparirà su Looking Forward (CSN&Y, 1999): “Sono io che ricordo quante bellissime persone e luoghi ho incontrato nei miei viaggi per gli Stati Uniti finché non ne sono diventato cittadino”. “Two Hearts” (1998) è una collaborazione tra Nash e Carole King ed è un brano completamente inedito.
“Try To Find Me” viene inciso nel 2000 ma è un pezzo più vecchio, apparso solo talvolta in concerto: “La notte del primo Bridge Benefit Concert, nel 1986, mia moglie Susan mi disse che aveva visto una cosa che la aveva fatta piangere. Dietro al palco, dove sedevano i bambini della scuola, c'era un ragazzino sulla sedia a rotelle vicino a una ragazzina anch'ella sulla sedia. Era stanca e cominciava a piagnucolare. Susan vide il ragazzino che lentamente, timorosamente, allungava la mano verso quella di lei e gliela teneva, e lei smise di piangere. Quando Susan me lo raccontò io realizzai quanto dev'essere dura avere un cervello che funziona all'interno di un corpo che non funziona altrettanto bene.”



Tra il 2000 e il 2004 Nash registra il suo ultimo album solista, Songs For Survivors, e poi si riunisce a Crosby dopo oltre vent'anni per un nuovo album insieme.
“Behind The Shades” è un'inedita scritta da un vecchio amico, risalente al 2000. “Michael (Hedges Here)” viene registrata da Nash nel 2000 per poi confluire in versione diversa su Crosby & Nash (2004). “Fui devastato dalla perdita di Michael, non solo un musicista incredibilmente dotato ma anche il tipo d'uomo che mette in moto il cuore del mondo ogni giorno.”
“I Surrender”, “Live On (The Wall)”, “Grace” e “Jesus Of Rio” sono estratti da Crosby & Nash.
“Dirty Little Secret”, denuncia storica di un fatto di razzismo, è tratta invece da Songs For Survivors. Inedita invece “We Breath The Same Air”: “Mi è stata spedita, e ho pensato che fosse perfetta per gli Hollies”.
Chiude l'antologia la composizione più recente e inedita, datata 2008: “In Your Name”. “L'uccisione di esseri umani da parte di altri esseri umani nel nome del rispettivo 'Dio' mi è sempre sembrata blasfema e, giudicando dalle reazioni che abbiamo avuto in concerto, quello che ho scritto ha toccato un nervo scoperto. Questa canzone è una piccola preghiera. Vi auguro la pace.”
Gran parte dei brani sono presentati con mix alternativi ma, come già detto, le differenze sono molto sottili. Il pregio fondamentale, invece, è che Reflections propone i brani in versione rimasterizzata; il riversamento audio è impeccabile
Graham Nash è certamente stato uno dei migliori artisti della sua generazione e della scena musicale di cui fa parte (sebbene le sue origini siano inglesi); oltre che musicista è anche un eccellente fotografo (suo il libro Eye To Eye, 2004). Musicalmente, rispetto ai compagni di viaggio è stato forse quello più “inquadrato”, ovvero con meno escursioni fuori genere (che hanno caratterizzato, sopra tutti, Neil Young). Il suo timbro pop è una sorta di marchio di fabbrica. Ed è grazie a questa antologia che si può vedere dall'alto la sua produzione altrimenti spezzettata. Su questo aspetto dell'importanza di Reflections rimando alla recensione pubblicata lo scorso anno. Devo aggiungere però che nel tempo, ascolto dopo ascolto, il valore di Reflections non può che crescere e crescere.
Ci sono di sicuro moltissimi altri tesori negli archivi di Crosby Stills & Nash e speriamo che pian piano vengano svelati senza parsimonia, per quanto pubblicazioni del calibro di questa siano per forza uniche.


Leggi anche:
Reflections: la storia - pt.1, pt.2
Graham Nash: Songs for Beginners
Graham Nash: Songs for Survivors
David Crosby: Voyage
Tutti i post su Crosby Stills Nash & Young

19 marzo 2010

REFLECTIONS DI GRAHAM NASH - LA STORIA (PT.2)

[Update 29.6.2012]

Il trionfale tour di CSN&Y del 1974 è concluso e, nonostante un nuovo album non emerga a causa, così pare, di scarsità di materiale da parte del trio (o scarsa qualità), Graham Nash non è per nulla fermo creativamente parlando, né in declino qualitativo. E nemmeno Crosby: nel 1975 nasce il loro secondo album, Wind On The Water.
Il secondo cd di Reflections si apre con la suite “To The Last Whale”, che è forse la prima esplicitamente ecologista di Nash ed è influenzata anche dalle vacanze di mare che Crosby, proprietario di un veliero, condivide con Nash e Stills. E’ costituita da un’introduzione a cappella datata 1970 e dalla canzone vera e propria, incisa da Crosby e Nash nel 1975.
Si continua con la bellissima “Fieldworker”: “Nel 1975 fui invitato a un party dal mio amico David Geffen. Migliaia di dollari erano stati spesi, ogni cosa era impeccabile. […] Più tardi guidai verso i magazzini alimentari dei lavoratori immigrati nella città di Delano. Inutile dire l'assoluto contrasto con Los Angeles da cui provenivo, […] mi disturbò profondamente. Crosby e io abbiamo fatto molti concerti a beneficenza delle organizzazioni agricole.”
“Cowboy Of Dream” deriva dalla reunion di CSN&Y ed è ispirata in particolare da Young. Su “Love Work Out” partecipano molti musicisti tra cui Jackson Browne.

Tra il 1975 e il '76 Crosby & Nash sono già al lavoro sul terzo album, Whistling Down The Wire, dai toni più meditativi e rilassati. Vi appartengono “Marguerita” che deriva da “un pomeriggio soleggiato con amici in piscina”, e “Mutiny”, dal nome dell'hotel in cui alloggiano “a Miami nel 1976 per tentare un album di CSNY”.
Proprio da quelle session abortite proviene “Taken At All”, pubblicata anche sul box retrospettivo CSN del 1991, ma qui presentata “nell'originale mix che abbiamo trovato negli archivi... un take molto spontaneo”.

A fine 1976 iniziano i lavori per quello che forse è il vero capolavoro del trio CSN, l'omonimo album uscito nel 1977 con la barca in copertina. Nash, forse al suo apice creativo assoluto, arriva con una manciata di brani che di per sé sorreggono l'album intero. “Just A Song Before I Go”, fedelmente al suo titolo viene composta un'ora prima di volare da Maui a L.A.
“Cold Rain” nasce in Inghilterra durante una visita alla madre: dall'hotel “vedevo la gente andare e venire per i propri affari, combattendo contro la pioggia e il nevischio, e la canzone nacque delicatamente. David Crosby ti direbbe che se vuoi davvero capire Graham devi ascoltare attentamente questa canzone.”
Celebre è la genesi della leggendaria “Cathedral” e Nash la esplicita nelle note alla canzone. “Una bellissima e soleggiata mattina, a Londra, un mio amico e io prendemmo dell'acido e facemmo un giro in una limousine […]. Arrivammo alla Winchester Cathedral. Camminando per le navate della chiesa sentii una sensazione veramente strana alle gambe. Mi indusse a guardare in basso e scoprii che ero sulla tomba di un soldato ucciso lo stesso giorno in cui sono nato, 143 anni prima. Forse io ero lui? Lui era me?”
Pausa: che Nash ha meritato a pieno titolo, direi. Con Earth & Sky, terzo lavoro solista, si passa al 1979. Nel frattempo Nash ha acquisito la cittadinanza statunitense e ha fondato, insieme ad altri musicisti, la Musicians United for Safe Energy. Da qui comincia a evidenziarsi il distacco compositivo tra Nash e i compagni Crosby e Stills. Pur entrando in una decade musicalmente distruttiva per il loro genere, Nash si manterrà sempre un gradino più in alto.
“Barrel Of Pain” è una riflessione nonché denuncia su certe scelte nucleari del governo USA nei primi anni '70. “Magical Child” è dedicata al primo figlio di Nash e Susan, la sua seconda e attuale moglie, e nella canzone ci sono le prime note suonate dal bambino all’armonica.

Crosby Stills & Nash
Con “Song For Susan” e “Wasted On The Way” si entra a pieno titolo negli anni '80 e nel nuovo album di CSN, Daylight Again. Gli arrangiamenti artefatti che imponeva la moda del periodo penalizzano le composizioni e le armonie dei tre. Nonostante questo, molte composizioni sono pregevoli.
“Love Is The Reason” si colloca in questo periodo ed è tratta da una colonna sonora: “Il mio amico Cameron Crowe un giorno mi chiese se avevo una canzone per il suo primo film Fuori di Testa. Sul momento non l'avevo... ma due giorni dopo l'ho avuta.”
“Raise A Voice” (1983) è l'unico estratto da Allies, nuovo album parzialmente live di CSN. Negli anni successivi Nash incide diverse cose che finiranno in parte nel suo quarto album solista, Innocent Eyes (1986), in parte nella reunion poco felice di CSN&Y, American Dream (1988) e in parte resteranno inedite.
Abbiamo “Clear Blue Skies”, originaria del 1985 e poi presa da CSN&Y: “Sono stato fortunato a vivere nel Nord Pacifico per trent'anni. L'aria è pulita e luminosa e c'è un forte contrasto con cieli sopra molte città di questo pianeta dove l'aria è quasi irrespirabile. Penso che lo stato dell'ambiente sia cruciale per la sopravvivenza come specie.”
“Lonely Man” è un'inedita dedicata a Susan: “prima di incontrarla ero un uomo solo malgrado tutti i meravigliosi amici che avevo”. “Sad Eyes” è presa da Innocent Eyes, di nuovo dedicata a Susan.
“Water From The Moon” è un'altra inedita: “Stavo guardando gli Oscar e sentii il discorso di Linda Hunt […]. Disse che le risposte ai nostri problemi cadono come acqua dalla luna. Mi colpì la sua onestà e scrissi questa in risposta.”
“Soldiers Of Peace”, con la quale si chiude il secondo disco, è un dimenticabile brano tratto da American Dream.


continua...

Leggi anche:
Reflections: la storia - pt.1, pt.3
Graham Nash: Songs for Beginners
Graham Nash: Songs for Survivors
David Crosby: Voyage
Tutti i post su Crosby Stills Nash & Young

14 marzo 2010

REFLECTIONS DI GRAHAM NASH - LA STORIA (PT.1)


Scritto poco prima della grande nevicata, 9.3.2010

[Update 29.6.2012]


Fuori soffia un vento fuori stagione da far gelare le ossa e ascoltare Reflections di Graham Nash è come il fuoco di un caminetto. Ne ho già parlato qualche tempo fa, ma ascolto dopo ascolto la percezione di questa fenomenale antologia diventa sempre più chiara. Questi tre cd crescono come i germogli che vedo fuori dalla finestra. Vorrei scendere più nel dettaglio e seguire il racconto svolgersi, libretto sottomano.
Il primo disco si apre con tre estratti della band che segna l'esordio di Nash, gli Hollies, nati in Inghilterra nel 1961 e diventati celebri dal 1963 (in anticipo sia sui Byrds di Crosby che sui Buffalo Springfield di Young e Stills): “On A Carousel”, “Carrie Anne” (dedicata a Marianne Faithfull) e la superba “King Midas In Reverse”. Nelle note, Nash a proposito di quest'ultima dice: “La scrissi in Jugoslavia. La mia relazione con gli Hollies era già diventata tesa e, nonostante il disco venne acclamato dalla critica, commercialmente fu un fiasco. Lì capii che il mio tempo con la band stava per giungere al termine.” Anni dopo “King Midas”, autentico gioiello, verrà ripreso insieme a CSN e immortalato in 4 Way Street.
Nel 1967 David Crosby e Stephen Stills si portano via Nash (la loro leggendaria battuta: “Okay, chi di noi due va a rubarlo agli Hollies?”). Da quel momento nasce un sound che avrebbe più che influenzato, avrebbe scosso nelle sue basi una generazione e un'epoca musicale, per attraversare poi cinque decadi.
Dal primo disco di CSN (registrato all'inizio del 1969, una fin troppo linda e patinata produzione studio) troviamo qui i capisaldi di Nash. “Marrakesh Express” deriva dalla passione per “le storie di Allen Ginsberg e William S. Burroughs in Marocco alla fine dei '50, ed ero costantemente incuriosito da quel luogo e da quella cultura. Questa era la storia di un viaggio in treno da Casablanca a Marrakesh... Speravo di cogliere le visioni, i suoni e gli odori del viaggio.”
“Pre-Road Downs” (di cui celeberrima è la versione live in 4 Way Street) fu scritta per Joni Mitchell: “Realizzai che avremmo dovuto separarci mentre io andavo in tour con David e Stephen, e quanto sarebbe stato triste per me. Fu scritta nel salotto di casa sua a Laurel Canyon, nello stesso posto in cui noi tre cantammo insieme la prima volta”.
Infine “Lady Of The Island”, incisa in un solo take.



Joni Mitchel & Graham Nash
Si prosegue col naturale seguito di quel lavoro, ovvero i brani per Deja Vu registrati alla fine dello stesso anno. Secondo album per CSN ma primo nel “formato superiore” di CSN&Y: Neil Young infatti è chiamato in causa, all'inizio essenzialmente perché CSN sono a corto di musicisti per poter andare in tour. In Deja Vu, Young canta su pochi brani incisi in presa diretta, ma quelli a firma di Nash presenti qui sono prodotti da CSN allo stesso modo del primo album.
“Our House” nasce sempre a casa di Joni Mitchell: “Capitammo in un negozietto di antiquariato sulla cui finestra c'era un bellissimo vaso di cristallo che Joni volle comperare. Quando fummo a casa... apparve la canzone. A quel tempo era una cosa normale.”
A proposito di “Teach Your Children”, forse la sua pietra miliare, Nash dice: “Cominciai a capire che se non avessimo insegnato ai nostri bambini un modo migliore per relazionarsi al prossimo, l'immediato futuro dell'umanità era in dubbio.” La pedal steel è suonata da Jerry Garcia (Grateful Dead). La versione di Reflections è un mix alternativo.
“Right Between The Eyes” è la prima chicca, una versione studio incisa dal solo Nash a fine '69 (ma composta un anno prima, “una confessione a un amico”). La conoscevamo solo dal vivo su 4 Way Street.
Dal settembre 1970 fino ai primi mesi del ‘71, Nash incide il suo primo album solista, Songs For Beginners, collaborando con amici e colleghi (tra cui Crosby e Garcia). E’ un album fondamentale e Reflections ne offre un corposo estratto.
“I Used To Be A King” è idealmente l'evoluzione di “King Midas In Reverse”: “Finire un'intensa relazione e perdere quel 'filo d'argento' è devastante”. Deriva dalla rottura tra Joni e Graham, e anche “Simple Man” è frutto di quel triste momento. Ad amori successivi invece sono dedicate “Better Days” e “Sleep Song”.
“Man In The Mirror” deriva dalla “influenza degli scritti di George Orwell”. “Military Madness” è un inno contro la guerra ma è anche intimamente dedicata ai genitori: “E' triste dover cantare ancora questa canzone dopo quasi 40 anni”, scrive Nash.
Infine “Chicago/We Can Change The World” si riferisce ai subbugli di Chicago durante il Democratic Convention del 1968. Tutti questi brani sono presentati in missaggi alternativi, ma non differiscono molto dagli originali. Va sottolineato che, per chi non conoscesse gli album originali, questi mix sono altrettanto appetibili e le differenze sono davvero minime, quindi non stravolgono il brano, senza togliere né aggiungere niente.

Crosby & Nash
Alla fine del 1971 Nash e Crosby vanno in studio per il loro primo album come duo. Nash, in un aneddoto, racconta che incontrò Bob Dylan in un hotel e gli fece sentire la sua ultima composizione, “Southbound Train”: “Alla fine della canzone trattenni il fiato in attesa di un suo commento. Ci fu una lunga, lunga pausa. Poi lui disse 'Cantala di nuovo'. Io fremevo.”
“Immigration Man” ha certamente una genesi più divertente di quanto possa apparire: “Mi arrabbiai per il casino che fece l'ufficio immigrazione in un aeroporto canadese, così scrissi furiosamente il testo di questa canzone sulla prima pagina di Cronache Marziane di Ray Bradbury”.
All’inizio di un lungo e fecondo periodo creativo, dall'estate 1973 Nash comincia a lavorare al suo secondo album, Wild Tales. La title-track menziona “una delle più orribili storie a proposito del matrimonio” raccontata da un amico di Elliot Roberts (manager), “una storia vera, in ogni parola.”
Si passa poi a “Prison Song” (che cita il caso di un uomo incarcerato per dieci anni in Texas per il possesso di uno spinello) e “Oh! Camil (The Winter Soldier)” (dedicata a un soldato).
A proposito di “On The Line”, Nash racconta che un uomo, una volta, “mi raccontò la storia di come questa canzone gli cambiò la vita.” “Another Sleep Song”, infine, fu scritta nel salotto di Barbra Streisand: “Realizzai nuovamente che la fama non è tutto quello che si pensa. A quel punto della mia vita avevo bisogno di svegliarmi da ciò che mi stava succedendo.”
Anche questi brani sono proposti in mix alternativi. Il primo disco si conclude qui, al gennaio 1974.


continua...

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Reflections: la storia - pt.2, pt.3
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Graham Nash: Songs for Survivors
David Crosby: Voyage
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6 marzo 2010

GRAHAM NASH - SONGS FOR SURVIVORS

[Update 29.6.2012]
Ho letto recentemente un articolo dei primi anni 2000 che diceva che “questi signori più invecchiano e più migliorano”. Questi signori sarebbero Crosby, Stills e Nash. Quando l’ho letto ho pensato al disco Crosby & Nash del 2004 e mi sono detto che era vero in qualche modo. Poi, qualche giorno fa, ho acquistato Songs For Survivors, album di Graham Nash uscito nel 2002 e mi è tornata in mente quella frase. Vera, assolutamente, e ho capito molto bene cosa intende, almeno dal mio punto di vista.
Questi signori sono tornati all’essenza espressiva e compositiva, superando le artificiosità del periodo di metà carriera. Superati cioè gli anni ’80 e il nuovo rock dei primi anni ’90, questi cosiddetti hippie hanno ritrovato il loro sound senza bisogno di aggiungere niente, se non arricchendolo con moderni ma dosati arrangiamenti persino più pregnanti di quelli d’un tempo. Ad esempio grazie alla collaborazione con nuovi talenti, diretti eredi della loro musica, in grado di dare nuovi input creativi (Pevar e Raymond, con cui Crosby ha fondato il progetto CPR).
E guardateli dal vivo. Le loro chitarre e la band fanno un lavoro straordinario, le loro voci sono più rauche, più incisive e più sagge, e i vecchi cavalli di battaglia ne traggono incredibile giovamento. Le nuove composizioni non sono dissimili a quelle che preferiamo e che prendiamo come irremovibile riferimento, e si lasciano alle spalle con gioia gli errori della mezza età, come una sorta di cerchio che si chiude.



Songs For Survivors è l’ultima opera discografica – per ora – del solo Nash, accompagnato da vari elementi e con varie collaborazioni all’interno (tra cui l’immancabile Crosby). Ed è una prova di questa teoria, così come Crosby & Nash del 2004, e certamente molto più di Looking Forward che nel 1999 segnava il ritorno del supergruppo Crosby Stills Nash & Young. Sembra infatti che questi signori siano micidiali sul palco tutti insieme, ma discograficamente parlando trovino la serenità e l’ispirazione necessaria una volta distaccati, o al massimo presi a coppie. E così Nash dà il meglio nel suo album personale (registrato nel 2000 anche se uscito due anni dopo).
Un album da ascoltare attentamente, testi sottomano, e da riascoltare numerose volte. Nash, si sa, è sempre stato il poeta dell’amore, della pace e della vita, e l’inquisitore di ogni ingiustizia morale ed ecologica. Non troviamo un tema portante nell'album, ma tanti piccoli frammenti che costituiscono un quadro generale della sua poetica.
“Dirty Little Secret” è una denuncia storica, “la violenza razziale al suo peggio” come dice Nash (nelle note alla canzone in Reflections, il suo box set antologico). Una partenza trascinante che scivola poi in “Blizzard of Lies”, piacevole ballad. “Lost Another One” è probabilmente uno dei pezzi più significativi, dove Nash (parlando per tutta la sua generazione) fa i conti con l’incedere del tempo e lo scomparire dei vecchi amici: “All along we thought we’d do another show / and write another song, but I guess we’ve lost another one”.
Riflessiva e malinconica, ma non facilmente triste, anzi melodicamente trascinante, in un binomio molto ben riuscito che porta il marchio del suo compositore.
“The Chelsea Hotel” è una delle gemme, oscura, introspettiva, ricca d'immagine. Qui Nash cita James Raymond: “is writing of poets and painters […] / a lover of his art, a lover in his heart”.
Gli episodi successivi, “I'll Be There For You” e “Nothing in the World” sono temi d'amore che passano abbastanza lisci e indifferenti; decisamente meglio “Where Love Lies Tonight” che rinnova la stessa tematica.
L'ultima parte dell'album regala autentici capolavori: “Pavanne” (cover di Linda Thompson) catapulta l'ascoltatore indietro di trent'anni con una melodia chitarristica da brividi e bellissime armonie vocali. “Liar's Nightmare” è un pezzo assolutamente fuori dallo stile di Nash, un lungo (oltre 8 minuti) incedere prosaico che si avvicina molto a Young e a Dylan (su Reflections è presente in versione live e acustica, ma l'originale è già perfetto). Nash afferma di averlo scritto sotto sedativi dopo un’operazione al ginocchio, riprendendo una vecchia melodia degli anni ’50 ripresa anche da Dylan.
Infine la dolce chiusura di “Come With Me”, classica e concisa.
Songs For Survivors ha decisamente più di quanto faccia intendere il titolo, e lo consiglio davvero agli estimatori di questi signori.
In Reflections c’è una out-take dell’album, “We Breathe The Same Air”, non scritta da Nash ma al quale fu spedita, che ricorda lo stile degli Hollies (la band d’esordio di Nash).

 
Leggi anche:
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Reflections: la storia - pt.1, pt.2, pt.3
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David Crosby: Voyage
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2 marzo 2010

UN ANNO DI BEATBLOG

Buon compleanno, Beatblog ha compiuto il suo primo anno di vita.
Quando lo inaugurai pensavo che sarebbe stato il mezzo per diffondere le mie storie, i miei appunti, la mia personale e privata e intima letteratura, mentre invece ha subito preso una piega diversa e oramai si può dire che è dedicato al mondo della letteratura beat (Jack Kerouac, per ora) e al mondo della musica (Neil Young e pochi altri). Non credo sia il caso di cominciare a imbottirlo di tutt’altre cose, visto che funziona bene così.
Be’, servitevi pure una fetta di torta e non lesinate a prosecco, e grazie di essere venuti alla festa.