14 marzo 2010

REFLECTIONS DI GRAHAM NASH - LA STORIA (PT.1)


Scritto poco prima della grande nevicata, 9.3.2010

[Update 29.6.2012]


Fuori soffia un vento fuori stagione da far gelare le ossa e ascoltare Reflections di Graham Nash è come il fuoco di un caminetto. Ne ho già parlato qualche tempo fa, ma ascolto dopo ascolto la percezione di questa fenomenale antologia diventa sempre più chiara. Questi tre cd crescono come i germogli che vedo fuori dalla finestra. Vorrei scendere più nel dettaglio e seguire il racconto svolgersi, libretto sottomano.
Il primo disco si apre con tre estratti della band che segna l'esordio di Nash, gli Hollies, nati in Inghilterra nel 1961 e diventati celebri dal 1963 (in anticipo sia sui Byrds di Crosby che sui Buffalo Springfield di Young e Stills): “On A Carousel”, “Carrie Anne” (dedicata a Marianne Faithfull) e la superba “King Midas In Reverse”. Nelle note, Nash a proposito di quest'ultima dice: “La scrissi in Jugoslavia. La mia relazione con gli Hollies era già diventata tesa e, nonostante il disco venne acclamato dalla critica, commercialmente fu un fiasco. Lì capii che il mio tempo con la band stava per giungere al termine.” Anni dopo “King Midas”, autentico gioiello, verrà ripreso insieme a CSN e immortalato in 4 Way Street.
Nel 1967 David Crosby e Stephen Stills si portano via Nash (la loro leggendaria battuta: “Okay, chi di noi due va a rubarlo agli Hollies?”). Da quel momento nasce un sound che avrebbe più che influenzato, avrebbe scosso nelle sue basi una generazione e un'epoca musicale, per attraversare poi cinque decadi.
Dal primo disco di CSN (registrato all'inizio del 1969, una fin troppo linda e patinata produzione studio) troviamo qui i capisaldi di Nash. “Marrakesh Express” deriva dalla passione per “le storie di Allen Ginsberg e William S. Burroughs in Marocco alla fine dei '50, ed ero costantemente incuriosito da quel luogo e da quella cultura. Questa era la storia di un viaggio in treno da Casablanca a Marrakesh... Speravo di cogliere le visioni, i suoni e gli odori del viaggio.”
“Pre-Road Downs” (di cui celeberrima è la versione live in 4 Way Street) fu scritta per Joni Mitchell: “Realizzai che avremmo dovuto separarci mentre io andavo in tour con David e Stephen, e quanto sarebbe stato triste per me. Fu scritta nel salotto di casa sua a Laurel Canyon, nello stesso posto in cui noi tre cantammo insieme la prima volta”.
Infine “Lady Of The Island”, incisa in un solo take.



Joni Mitchel & Graham Nash
Si prosegue col naturale seguito di quel lavoro, ovvero i brani per Deja Vu registrati alla fine dello stesso anno. Secondo album per CSN ma primo nel “formato superiore” di CSN&Y: Neil Young infatti è chiamato in causa, all'inizio essenzialmente perché CSN sono a corto di musicisti per poter andare in tour. In Deja Vu, Young canta su pochi brani incisi in presa diretta, ma quelli a firma di Nash presenti qui sono prodotti da CSN allo stesso modo del primo album.
“Our House” nasce sempre a casa di Joni Mitchell: “Capitammo in un negozietto di antiquariato sulla cui finestra c'era un bellissimo vaso di cristallo che Joni volle comperare. Quando fummo a casa... apparve la canzone. A quel tempo era una cosa normale.”
A proposito di “Teach Your Children”, forse la sua pietra miliare, Nash dice: “Cominciai a capire che se non avessimo insegnato ai nostri bambini un modo migliore per relazionarsi al prossimo, l'immediato futuro dell'umanità era in dubbio.” La pedal steel è suonata da Jerry Garcia (Grateful Dead). La versione di Reflections è un mix alternativo.
“Right Between The Eyes” è la prima chicca, una versione studio incisa dal solo Nash a fine '69 (ma composta un anno prima, “una confessione a un amico”). La conoscevamo solo dal vivo su 4 Way Street.
Dal settembre 1970 fino ai primi mesi del ‘71, Nash incide il suo primo album solista, Songs For Beginners, collaborando con amici e colleghi (tra cui Crosby e Garcia). E’ un album fondamentale e Reflections ne offre un corposo estratto.
“I Used To Be A King” è idealmente l'evoluzione di “King Midas In Reverse”: “Finire un'intensa relazione e perdere quel 'filo d'argento' è devastante”. Deriva dalla rottura tra Joni e Graham, e anche “Simple Man” è frutto di quel triste momento. Ad amori successivi invece sono dedicate “Better Days” e “Sleep Song”.
“Man In The Mirror” deriva dalla “influenza degli scritti di George Orwell”. “Military Madness” è un inno contro la guerra ma è anche intimamente dedicata ai genitori: “E' triste dover cantare ancora questa canzone dopo quasi 40 anni”, scrive Nash.
Infine “Chicago/We Can Change The World” si riferisce ai subbugli di Chicago durante il Democratic Convention del 1968. Tutti questi brani sono presentati in missaggi alternativi, ma non differiscono molto dagli originali. Va sottolineato che, per chi non conoscesse gli album originali, questi mix sono altrettanto appetibili e le differenze sono davvero minime, quindi non stravolgono il brano, senza togliere né aggiungere niente.

Crosby & Nash
Alla fine del 1971 Nash e Crosby vanno in studio per il loro primo album come duo. Nash, in un aneddoto, racconta che incontrò Bob Dylan in un hotel e gli fece sentire la sua ultima composizione, “Southbound Train”: “Alla fine della canzone trattenni il fiato in attesa di un suo commento. Ci fu una lunga, lunga pausa. Poi lui disse 'Cantala di nuovo'. Io fremevo.”
“Immigration Man” ha certamente una genesi più divertente di quanto possa apparire: “Mi arrabbiai per il casino che fece l'ufficio immigrazione in un aeroporto canadese, così scrissi furiosamente il testo di questa canzone sulla prima pagina di Cronache Marziane di Ray Bradbury”.
All’inizio di un lungo e fecondo periodo creativo, dall'estate 1973 Nash comincia a lavorare al suo secondo album, Wild Tales. La title-track menziona “una delle più orribili storie a proposito del matrimonio” raccontata da un amico di Elliot Roberts (manager), “una storia vera, in ogni parola.”
Si passa poi a “Prison Song” (che cita il caso di un uomo incarcerato per dieci anni in Texas per il possesso di uno spinello) e “Oh! Camil (The Winter Soldier)” (dedicata a un soldato).
A proposito di “On The Line”, Nash racconta che un uomo, una volta, “mi raccontò la storia di come questa canzone gli cambiò la vita.” “Another Sleep Song”, infine, fu scritta nel salotto di Barbra Streisand: “Realizzai nuovamente che la fama non è tutto quello che si pensa. A quel punto della mia vita avevo bisogno di svegliarmi da ciò che mi stava succedendo.”
Anche questi brani sono proposti in mix alternativi. Il primo disco si conclude qui, al gennaio 1974.


continua...

Leggi anche:
Reflections: la storia - pt.2, pt.3
Graham Nash: Songs for Beginners
Graham Nash: Songs for Survivors
David Crosby: Voyage
Tutti i post su Crosby Stills Nash & Young

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