30 aprile 2010

CSN&Y: 40 ANNI IN 4 ALBUM

Domani a Reggio Emilia si terrà la CSNY convention 2010, un evento speciale dedicato al supergruppo. Per l'occasione ecco un lungo background sui quattro album che rappresentano la loro storia.

DEJA VU (1970)


Come sono state le session per Dejà Vu? Uno sforzo della band?
Neil Young: La band ha registrato per “Helpless”, “Woodstock” e “Almost Cut My Hair”. Lì ci sono Crosby, Stills, Nash & Young. Tutte le altre sono combinazioni, registrazioni fatte per lo più da una persona che usa le altre persone. “Woodstock” fu ottima al primo tentativo. E’ un gran pezzo dal vivo, amico. Ciascuno canta e suona insieme. E’ magico. Poi, più tardi, loro sono andati in studio a cominciare le pignolerie. Di sicuro, Stephen ha cancellato la voce e ne ha messa un’altra che non era così bella. Hanno fatto certe cose più volte ma io penso fossero più grezze e vitali, prima. Ma sta tutto nel gusto personale. Lo dico solo perché sarà interessante per molta gente sapere come abbiamo fatto quell’album. Sono contento di tutto quello che ho registrato con loro. Loro ci sanno fare. Di certo non ho crucci.


Sembri un po’ sulla difensiva.
Be’, tutti quanti erano concentrati sul fatto che litigavamo l’un l’altro. E’ una gran merdata. Non sanno di cosa cazzo parlano. Sono tutte voci. Quando noi quattro siamo insieme è davvero intenso. […] Sono stati gran momenti. Ma la gente ci ha sparato merda. Ho letto tanti di quei pettegolezzi su Rolling Stone… Ti sorprenderà. […] La stampa musicale ha scritto le stronzate più assurde su di noi. Hanno sprecato il loro fottuto tempo.
[intervista di Cameron Crowe, Rolling Stones 1975]

Graham Nash: Neil era davvero se stesso durante Dejà Vu. Non ci ha mai suonato tutte le sue canzoni – stava facendo il suo disco solista ovviamente – e voleva prendersi le tracce di CSNY per sovraincidere e mixare da solo. Fa parte del suo bisogno di controllo.

Joel Bernstein: Ricordo che fui deluso da come il disco suonasse eccessivo e pomposo.

Neil Young: Penso che Crosby Stills e Nash abbiano fatto grandi dischi. Il loro primo è meglio di Dejà Vu. “Country Girl” è artificiosa. È colpa mia... altre parti di Dejà Vu sono buone, ma sono le parti dove non ci sono io. Per il resto non saprei che dire. Dallas era bravo. I migliori pezzi sono quelli fatti da Stephen e Dallas. Erano perfetti insieme. La mia intenzione era sempre 'Dobbiamo suonare dal vivo, suonare insieme', ma non andava bene. Un approccio diverso. CSN sono ancora insieme.
[J. McDonough, “Shakey”]

Insieme a molte altre persone ho sperato che l’aggiunta di Neil Young a Crosby, Stills & Nash desse alla loro musica quella visceralità e quello spessore che mancava al primo album. Le performance dal vivo del gruppo suggerivano che ciò sarebbe accaduto […]. Nonostante il formidabile lavoro di Young in molte canzoni, il suono di base non è cambiato molto. Il tutto risulta ancora troppo dolce, troppo calmo, troppo perfetto e troppo bello per essere vero.
Prendiamo, ad esempio, tutto il lato due. Qui abbiamo una splendida dimostrazione di tutti i punti più forti di CSNY: esecuzioni precise, scintillanti armonie vocali e una rilassata, ma ritmicamente energica, chitarra a dodici corde. Ma c’è qualche canzone di grande pregio? Se è così, non la sento. […] Ci sono anche molte cose di indubbio merito in quest’album: “Helpless”, “Carry On” e “Teach Your Children” sono canzoni eccellenti e ben suonate […].
[recensione di Langdon Winner, Rolling Stone 1970]

[…] La caratteristica principale di Dejà Vu sono le splendide e toccanti armonie vocali dei quattro songwriters. […] Dejà Vu è uno dei punti più alti nel rock di sempre. L'unione dei quattro, provenienti da esperienze diverse, nel 1970 e' una sorpresa. L'album è pieno di ritmi sia rock che morbidi. La psichedelia è quasi assente. Le armonie giganteggiano, sono da sogno. […]
[da Il Rock]

[…] Il disco si apre con la splendida cavalcata acustica di “Carry On” (Stills) dove i sublimi intrecci vocali dei quattro legittimano la fama nata dalla famigerata esibizione di Woodstock. La seconda traccia, dove la steel guitar è suonata niente meno che da Jerry Garcia, firmata da Nash è la bandiera del pacifismo imperante in quel tempo dove ogni hippy armato di chitarra intonava le note di “Teach Your Children”. “Almost Cut My Hair” mette in evidenza il genio sregolato di Crosby, dotato di una voce graffiante e avvolgente ottimamente accompagnata dalla blueseggiante chitarra di Young. “Helpless” è il primo brano accreditato al loner canadese ed è una ballata bellissima cantata prodigiosamente dalla struggente voce di Young. Con la cover di Joni Mitchell, “Woodstock”, i nostri tornano con la mente a quella data che doveva cambiare il mondo e che ha cambiato sicuramente il rock, basta ricordare l’esibizione di Jimi Hendrix. Il pezzo che dà il nome al disco è una perla psichedelica del solito D. Crosby, la bellezza del brano ci fa rimpiangere ancor di più la sua carriera pesantemente compromessa dall’alcol e dalle droghe. “Our House” è la gemma pop dell’album, potrebbe tranquillamente essere confusa con un capolavoro a caso della coppia Lennon-MacCartney, del resto G. Nash è l’unico inglese del gruppo. Il momento più intimo dell’intero episodio è affidato al cuore di S. Stills che con i due minuti appena di “4+20” porta l’ascolto ad un altro livello. “Country Girl”, ancora di Neil Young, è una suite di cinque minuti che ripercorre i fasti di episodi quali “Cowgirl In The Sand” e “Old Laughing Lady”. Chiude il disco “Everybody I Love You” un brano che avrebbe potuto far parte delle opere dei passati Buffalo Springfield […].
[recensione di Patrizio Schina]


4 WAY STREET (1971)

[…] 4 Way Street è sorprendentemente un buon disco a cominciare dal fatto che CSNY suonano e cantano tutti senza stonare in quasi tutti i brani dell’album. Una delle ragioni dei fallimenti che avevano contraddistinto i precedenti di fare cose live era l’ostinatezza con la quale cercavano di riprodurre dal vivo quelle strette armonie vocali a tre faticosamente costruite in studio attraverso varie sovraincisioni e ripetizioni. Questo doppio album è invece, per la maggior parte, composto da materiale solista di ognuno dei quattro. Le eccezioni (“Long time gone”, “Pre-road downs”, “Carry on”) sono versioni abbastanza approssimative anche se, specialmente “Carry on”, sono veicoli che consentono lunghi scambi chitarristici tra Stills e Young. I due ex Springfield funzionano alla grande anche nell’altro lunghissimo brano (più di tredici minuti), la “Southern Man” di Neil […]. “Cowgirl In The Sand” di Young (da solo con la chitarra acustica) è una canzone completamente differente da quella registrata coi Crazy Horse, ma è comunque ugualmente squisita. Young suona anche amabilissime versioni solitarie di “Don’t Let It Bring You Down” (sempre da After The Gold Rush) e del vecchio brano dei Buffalo Springfield “On The Way Home”. […]
Crosby esegue qui eccellenti canzoni. “Triad” è particolarmente degna di nota in quanto ha rappresentato il contenzioso che maggiormente ha portato all’uscita di Crosby dai Byrds. L’indimenticabile “The Lee Shore” è un vero gioiello, mentre “Long Time Gone” è abbastanza pasticciata […]. Le canzoni di Nash […] sono in effetti dannatamente carine, pur avendo sofferto di un trattamento eccessivamente alla saccarina sui primi due album, tali da risultare a volte addirittura disgustosamente dolciastre. Per contro “Right Between The Eyes” di Nash è uno dei punti più alti di 4 Way Street e “Teach Your Children” è una delle poche tracce sul disco in cui i membri del gruppo cantano tutti contemporaneamente senza forzare troppo [...] Steve saltella da “49 Bye-Byes” a una versione aggiornata del suo hit springfieldiano “For What It’s Worth” chiamata “America’s Children”. E’ uno stralcio autoindulgente e gratuito di uno stupido discorso (che le note interne al disco definiscono “poesia”) che ha presumibilmente lo scopo di risvegliare la coscienza politica di tutti noi bambini. “Love The One You’re With” di Stills è stata fortemente criticata per essere offensiva nei riguardi delle donne. Tuttavia non è solo offensiva per le donne: è un insulto al genere umano. L’unica cosa positiva che si può dire di questa canzone è che mancando quel coro e quell’arrangiamento impegnativo suona meglio qui che nella versione apparsa nell’album solistico. […] 4 Way Street è sicuramente il loro miglior album.
[recensione di George Kimball, Rolling Stone 1971]

[…] È una selezione di brani del più famoso supergruppo americano colto all’apice della sua popolarità e fama, durante quello che è stato, dai più ritenuta, come la migliore tournèe della sua, ahimè, breve esistenza: una sola estate, quella del 1970.Una proposta innovativa per i suoi tempi anche per come si presentava, perché avviava un indirizzo, un modo di presentarsi, ora con strumenti acustici ora con strumenti elettrici, che sarebbe stata poi da molti seguita specie tra i musicisti west coast. Album importante perché esaltazione della capacità di stare insieme per scelta propria di quattro forti, distinte personalità, ma al tempo stesso testimonianza del prevalere finale dell’egocentrismo delle stesse. […]
[articolo di Raffaele Galli, Buscadero]

[…] Anno 1970: lo straordinario successo di Dejà Vu spinge Stephen Stills, David Crosby, Graham Nash e Neil Young ad affrontare un tour che sarebbe passato di prepotenza alla storia. Questo doppio cd ne è la fragrante - e sbalorditiva – testimonianza. […] Il suo significato storico e simbolico è indubbio: c’è infatti come una cesura tra il mondo che trasudano queste tracce e ciò che è venuto dopo, come se da lì in avanti il rock – e tutto ciò che al rock è legato – abbia semplicemente iniziato a smettere di crederci. Non proverò neppure a nominare qualcosa di attuale che possa rimandare alle scellerate velleità di questo 4 Way Street, meglio pensare che assomigli soltanto a se stesso, al proprio inguaribile (s)battersi contro un’evidenza inaccettabile ma – ahinoi – alla fine dominante. Quindi, fidatevi, oppure no, fa lo stesso: forse il più grande disco live della storia.
[articolo di Stefano Solventi]


AMERICAN DREAM (1988)

All'inizio del 1988, Neil chiamò vecchi amici nel suo ranch in California. Erano David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash insieme al cui talento registrò l'album American Dream di CSN&Y. La title-track provenne da Neil, insieme ad altre tre intense canzoni (“Name Of Love”, “This Old House”, “Feel Your Love”). E' una celebrazione della vita, della musica e della vittoria di Crosby sulla dipendenza dalle droghe. David ricorda, Neil sapeva, e lo disse pubblicamente, di voler tornare a lavorare con me se mi fossi ripulito. E quando l'ho fatto e mi sono messo alla prova nel reggere anche fuori sulla strada, ha veramente voluto lavorare con noi ancora una volta. Personalmente, adoro lavorare con lui. È un'energia creativa immensa. È così devoto alla sua arte, e vuole disperatamente renderla al meglio, ed è semplicemente tremendo lavorare con lui. Non potrei mai finire di parlarne bene.
[articolo di Jym Fahey, Relix 1992]

Young: Penso che CSN&Y facciano ricordare alla gente un certo sentimento. Il nostro pubblico lo vuole vedere vivere di nuovo perché in qualche modo dà loro la sensazione di essere vivi loro stessi. CSN&Y – quando funziona – possono fare musica davvero impegnata, sentita e sincera. Non è facile farla uscire e non è facile superare molte delle merdate intorno ad essa. American Dream fu un tentativo fallito di raggiungere il suo potenziale. Ma non c’è ragione per me di non ritentare ancora un giorno.
[intervista di Nick Kent, Mojo Magazine 1995]

Bernstein: Suona completamente artificiale. Avevano fatto le cose in modo digitale e con il Synclavier. Le armonie su “This Old House” erano incredibilmente piatte.
[J. McDonough, “Shakey”]

[…] Il tema dell’album è il sogno americano, dice Graham Nash. E ci sono moltissime opinioni su cos’era, cos’è o cosa potrebbe essere. Per cui troverete canzoni sull’innamorarsi e il disinnamorarsi, sull’essere arrabbiati e sul fare domande. Sono CSNY nel 1988. Registrato in gran parte al Broken Arrow Ranch (la casa di Neil Young nella California del nord) tra febbraio e marzo di quest’anno, American Dream è un miscuglio sia di stili che di soggetti musicali. […] Young si è fatto carico delle session di American Dream descritte da Nash come stranamente libere da ogni tensione. Nash dice che Young e Stills hanno inizialmente trascorso una settimana insieme al ranch per assicurarsi che se non funzionava con Stephen, Neil avrebbe avuto il tempo di tirarsi fuori. Penso volesse sapere se era una situazione in cui si poteva lavorare, fortunatamente è stato così. Neil è stato un campione, è un leader naturale. E’ difficile immaginare la scena che hai quando ti ritrovi tre o quattro pazzi per casa. Neil era il quarterback, ma serve anche tutto il resto della squadra.
E Nash come pensa che stia American Dream a fianco di Dejà Vu? Non li paragonerei per niente. Dejà Vu venne creato da singoli individui che registravano le loro tracce, le portavano alla festa per cantarci sopra, poi le portavano a missare e infine le riportavano indietro per assemblarle con le altre. Questa volta eravamo là tutti e per tutto il tempo a cantare e suonare. [...]
[articolo di Michael Goldberg, Rolling Stones 1988]

Il sogno americano sfuma sul verso “Perché non continuare a cantare comunque?” […] Nonostante le melodie piacevoli, le occasionali canzoni interessanti e le caratteristiche armonie vocali American Dream è in gran parte una festa sonnecchiante. […] Perfino Neil Young, l’unico membro di questo quartetto che ha fatto dischi degni di essere discussi nel passato decennio, indugia sulle sue peggiori tendenze. [...] Le sue ballate cadono nel cliché apparendo solo carine. In un paio di brani il gruppo decide di far vedere qualche muscolo. “Drivin’ Thunder”, […] e “Nighttime For The Generals” di Crosby ispira qualche scintilla alla chitarra di Stills e Young. La briosa “Got It Made” di Stills e l’atmosferica “Shadowland” di Nash sono riuscite per la loro modestia. Sfortunatamente il maggior momento di raccoglimento di American Dream finisce col soccombere alla propria eccessiva ambizione: “Compass”, l’acustica ballata di cinque minuti in cui Crosby parla della lotta contro la tossicodipendenza, è così forzata nel tentativo di inseguire una forma poetica che finisce con l’indurre ilarità anziché comprensione. […] American Dream è lucido dal punto di vista sonoro, anche se i sintetizzatori usati per dare all’album un velo di contemporaneità suonano gelidi, forzati e comunque sempre stranamente fuori moda. Alla fine il difetto maggiore del disco è la sua banalità. Dietro ad affermazioni destroidi e pigre evocazioni della parola amore, American Dream non ha niente da dire. […]
[recensione di Anthony DeCurtis, Rolling Stone 1989]

Non è certamente un album di nostalgia, non c'è un solo momento di celebrazione del passato. Anzi, i quattro cavalieri del vecchio hippismo hanno gli occhi ben aperti sul mondo ed ancora qualche buona cartuccia da sparare per quel che riguarda la musica. Il più arzillo di tutti, ed era facile supporlo, è Neil Young […]: suoi sono alcuni pregevolissimi momenti, come quelli di “Name Of Love”, una ballad nello stile più classico del canadese, e la bella “This Old House”, ma non sfigurano certamente i brani degli altri componenti del gruppo, da “Soldiers Of Peace” di Graham Nash e “Got It Made” di Stephen Stills. Ma la vera sorpresa dell'album sono i due brani firmati da David Crosby, “Nighttime For Generals”, uno straordinario brano di rock californiano come da tempo non avevamo il piacere di ascoltare, con tanto di assolo di chitarra firmato da Stills e dedicato a Jimi Hendrix e, ancora di più, l'affascinante “Compass”, che sembra presa dall'album dei ricordi di If I Could Only Remember My Name […].
[recensione di Ernesto Assante, Repubblica 1988]


LOOKING FORWARD (1999)

Young: Il progetto [del box set dei Buffalo Springfield, ndt] era già quasi completo e volevo che Stephen venisse al ranch e lo valutasse […]. E poi, lui ha suonato una canzone per me, una nuova canzone molto bella e mi ha chiesto se volevo suonarla anche io. Quando andammo a L.A., un paio di mesi dopo circa, ho suonato sulla canzone e su alcune altre. Continuavo a sentire i nastri e suonarci le mie parti. Non è proprio il mio metodo di fare le cose. A me piace suonare tutti insieme, ma queste canzoni che aveva dovevano essere fatte. Quindi ho suonato. E poi abbiamo suonato su alcune altre nuove tutti insieme. E questo è molto più bello. Ed è tipo un sistema per tornare insieme. Voglio dire, lavorare ciascuno sui nastri dell’altro e poi creare nuove cose insieme, insomma alla fine avevamo quello che si può dire un album. Ma nel farlo, io – io ho lavorato solo su canzoni loro, intanto. Ho suonato oltre 12 o 13 dei loro pezzi prima di farne dei miei. E poi ho suonato a loro le 14 canzoni circa che avevo registrato per Silver & Gold, che non aveva titolo né niente all’epoca. E ho detto, ‘Facciamo così, prendete quelle che volete. Prendetele. Canteremo su queste e – sai, vedremo di cos’altro hanno bisogno, se ne hanno, e le metteremo su questo album. S’intonano col resto’. Ecco come abbiamo fatto quel disco, fondamentalmente. Scelsero quelle che volevano.

Cosa ne pensi riguardo all’accoglienza del pubblico per le nuove canzoni e per Looking Forward?
Be’, sai, penso che l’album sia stata una delusione perché non credo abbia avuto successo. Per qualche ragione non l’ha avuto, non ha avuto quell’accoglienza che speravo avesse. Ma per quello che può essere la musica, le mie canzoni che loro hanno scelto da – quelle che avevo registrato per Silver & Gold, ne avevano scelte tre – penso siano venute molto bene. Mi piace il modo in cui loro cantano sopra quelle, e tutte le altre. Suonava molto bene per me. La cosa divertente è, quando quelle canzoni furono prese tra le altre, le altre che restavano erano troppe, voglio dire, troppe canzoni. Originariamente c’erano troppi pezzi per Silver & Gold. Erano in conflitto, si affossavano l’un l’altra. E quando CSN tolsero quelle tre e ne restavano quelle dieci o undici, improvvisamente si sistemarono. C’era un gran feeling, lo stavo distruggendo cercando di metterle tutte insieme. Le ho scritte nell’ordine in cui le volevo sentire ed è tutto. Non ho più cambiato. L’ordine era già corretto. Ogni cosa era giusta. Perciò c’era qualcosa di positivo, quando cedi qualcosa e ti torna indietro. Sai, è una sorta di ricompensa per aver condiviso o qualcosa del genere. Non saprei. C’è un buon feeling.
[Jody Denberg, KGSR Radio Interview 2000]

Dalla conferenza stampa di presentazione per Looking Forward.
[…] La memoria di musica e fango, sudore e sangue, a Woodstock e Altamont. L'eredità di uno stile elettrico e country, di un suono elettro-acustico che divenne l'estetica ossessione del movimento West Coast (Poco, Eagles...). Una ragione sociale a geometria variabile. Singola. A due o tre. A quattro, come in American Dream ('88). Riavvolgono il nastro e raccontano daccapo la storia.
Stills: Stavo lavorando con Neil al materiale dei Buffalo Springfield per il box set (4 cd) che uscirà a Natale e l'ho raggiunto nel suo ranch in California. Gli ho suonato un pezzo nuovo su un'acustica Martin e gli ho chiesto se voleva registrarla con me.
Neil: Mi piaceva, ma avevo altri impegni. Due settimane dopo ho caricato chitarre e amplificatori sulla macchina e l'ho raggiunto a Los Angeles.
Stills: Era uno dei sette o otto pezzi dell'album che io Crosby e Nash volevamo fare, anche senza contratto discografico. Quando Neil è arrivato in studio, stavamo lavorando su "Heartland". Ha subito avuto un'idea e l'ha suonata con noi. La natura riprendeva il suo corso.
David sottolinea l'onestà e la coerenza di Looking Forward: L'unica cosa che sappiamo fare bene è questa. Non ci preoccupa se è alla moda. Ci piace che nessun altro la suoni. Scherza con Stills su tutte le loro sigle in comune: CS&N, CSN&Y, S&Y, C&N. Le uniche coppie che ci mancano sono Stills & Nash e Crosby & Young.
Poi si scende nel dettaglio di alcune canzoni. Dave conferma che "Dream To Him" è la mia risposta alla domanda: come può un padre spiegare certe cose a suo figlio? L'amo molto.
Ancora Dave, sui rimpianti: I vent'anni che ho buttato, poi i dieci che ho passato nel cesso. A parte questo, non vedo grossi errori nel mio passato.
Sulle opinioni: Noi non prendiamo posizioni politiche, parliamo della vita. A volte vediamo uomini che si comportano in modo niente affatto umano con altre persone. E lo facciamo sapere.
Stills su "Seen Enough": Parla dell'alienazione di troppe notti passate davanti al computer. Ma sono partito dalla mia esperienza, non volevo apparire come un vecchio signore che agita il dito davanti ai ragazzi. Volevo descrivere quello che può pensare un bambino di fronte a un mondo adulto che non si prende delle responsabilità. E la follia criminale di chi mette le armi in mano ai ragazzi.
Neil spiega invece che "Slowpoke" è una persona che si muove come un bradipo. Molto lentamente. Canta i cambiamenti di marcia della nostra vita.
"Heartland" agita il vecchio cuore americano, ancora caldo e solido, qualcosa per cui vale la pena combattere. "Looking Forward" è il suono della superband. "Stand And Be Counted" un po' più acida nelle chitarre. Nuda. "Seen Enough" rotola più ruvida e blues. "Dream For Him" corre come un dialogo agitato, "No Tears Left" è per uomini duri. "Out Of Control" danza invece in tondo. Leggera. […]
[trovato senza fonte]

[…] Un brivido d'emozione di fronte ai cristallini giochi vocali, alle galeotte chitarre acustiche, alla commozione dei ricordi per quegli anni in cui la West Coast era il mito. Per gli artisti che sono stati con la loro musica il simbolo di un'epoca, il ritorno è difficile. Crosby, Stills, Nash & Young ce l'hanno messa davvero tutta per ricreare nella scrittura, nelle voci e nei suoni l' antica magia. Looking Forward è dunque un bel disco da tutti i punti di vista, il massimo che si poteva chiedere ai magnifici quattro in canzoni nuove centrate sempre sugli ideali delle origini. Non riuscirà tuttavia a trasmettere alle nuove generazioni il nostro fuoco sacro di allora. […]
[articolo di Il Corriere della Sera, 1999]

[...] Chi si aspetta un altro Dejà Vu è un illuso […]. Chi invece si aspetta un altro American Dream rimarrà piacevolmente sorpreso: qui la produzione è onesta e meno “artefatta”, c’è meno spirito autocelebrativo, ma soprattutto ci sono canzoni all’altezza della fama dei nostri quattro gloriosi vecchietti. Su tutti svetta Young, e non solo quantitativamente (con quattro brani a sua firma): se “Looking Forward” è un magico intreccio di chitarre acustiche sussurrate e di voci […], “Slowpoke” è proprio da brividi. Tenue, […] cantata da Neil con una voce talmente esile e incerta da sembrare sempre sul punto di spezzarsi; tuttavia quando arriva il sublime coro di CSN si capisce il perché, dopo 30 anni, questi adorabili mascalzoni hanno deciso di rimettersi assieme e noi siamo ancora qui a parlarne. “Out Of Control” è una bella e malinconica ballata pianistica nel classico stile younghiano impreziosita dagli interventi vocali di CSN, mentre “Queen Of Them All” è un pezzo piuttosto atipico dall’impianto pop-rock elettrico […]. Stills è la vera sorpresa: quando ormai si era pronti a darlo per disperso […] ecco che sciorina un rock tirato e torrenziale come “No Tears Left” in cui fa urlare un’incredibile chitarra elettrica solista (ben memore di certe vicinanze con l’amico Jimi). Poi ci sono il solito brano latineggiante (ma “Faith In Me” almeno è una buona canzone e suona perfetta come apertura) e la convincente “Seen Enough”, una sorta di serrato talking blues […]. Nash è sempre il solito: “Heartland” è forse un po’ troppo solenne, ma, come anche “Someday Soon” (più equilibrata e positiva), è retta da tre chitarre acustiche e da una melodia talmente lineare e un testo così ottimista da spingerti al sorriso […] Più modesto il contributo di Crosby che, evidentemente, sta spendendo le sue carte migliori con i CPR: “Stand And Be Counted” ha un bel riff potente e distorto in cui Stills e Young ci danno dentro con le elettriche come ai vecchi tempi […]. “Dream For Him” […] è invece più tirata, tesa e, tutto sommato, più riuscita: incalzante, discorsiva e sorretta da un arrangiamento jazzato pregevolissimo non riesce a togliermi la fissazione che Crosby avrebbe dovuto (da sempre) avere più spazio all’interno di CSN(&Y). In chiusura la delicata e solare “Sanibel”, brano scritto nel ’90 da Danny Sarokin che racconta di meravigliosi scenari marini del Pacifico: è Nash a guidare la canzone, anche se Young canta il secondo verso e il coro si dipana sul ritornello con grazia sublime. […] Looking Forward ha comunque una compattezza di sound (perfettamente in equilibrio tra acustico ed elettrico) e un’omogeneità complessiva che in passato nessun album di CSNY ha avuto. Dal punto di vista dei contenuti, […] CSNY abbracciano quella del “siamo degli imperfetti ma premurosi padri di famiglia che si preoccupano per il futuro dei loro pargoli pur guardando con ottimismo al domani” […]. Credo che da loro, oggi, non potremmo (e non dovremmo) aspettarci niente di più e niente di meno.
[recensione di Marco Grompi, Buscadero]

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