28 settembre 2010

LUOGO-PSICHE IN KEROUAC E BALLARD

Riflessioni sul rapporto luogo-psiche – o paesaggio-anima dedicato a chi ha letto e conosce bene i lavori di James G. Ballard e Jack Kerouac (e a chi non li conosce... leggeteli e poi tornate qui!).
Il paesaggio come estensione dell'anima non è un concetto nuovo: è stato elaborato ampiamente e superbamente da menti molto diverse tra loro. Tra quelle che ho avuto il piacere di incontrare nelle mie letture, Jack Kerouac e James G. Ballard si possono collocare a cento miglia di distanza in termini di stile narrativo e visione del mondo, ed è stupefacente come si congiungano assieme all'ombra di questo supremo concetto.
Kerouac parla del paesaggio e dell'anima in termini personali e ci racconta ogni sfaccettatura – dal fatto al pensiero – filtrata dai suoi occhi: quello che scrive altro non è che un infinito e labirintico diario. Ballard crea personaggi, situazioni e storie per esternalizzare in modo estremo il rapporto luogo-psiche e facendo una sorta di analisi/diagnosi del comportamento umano.

James G. Ballard (1930-2009)

21 settembre 2010

CHI E' LO SCRITTORE? (SU BURROUGHS, SU KING)

Cos'è la scrittura? Chi è lo scrittore?
Una volta mi risposi così: lo scrittore è colui che domina la scrittura. Ma allora, gli scrittori dominati dalla scrittura?
Un esempio del secondo caso è William S. Burroughs: egli era uno “strumento di registrazione” o di scrittura, per dirla con le sue stesse parole. Lui e altri come Kerouac e persino Hemingway erano dominati dalla scrittura, come se non la controllassero del tutto. Stephen King invece è l'esempio di scrittore perfetto, forse il più grande. Abbiamo perciò due estremi: gli scrittori e gli strumenti di scrittura. Coloro che dipingono il quadro in modo completo e coloro che sono interessati più che altro alle cornici.

William S. Burroughs (1914-1997)

13 settembre 2010

KEROUAC: DIARIO DI UNO SCRITTORE AFFAMATO




Si potrebbe dire, estremizzando, che quasi ogni giorno della vita di Jack Kerouac è riportato nell'oceano di taccuini, diari e prosa ordinatamente trascritti a macchina che questo piccolo grande uomo ha lasciato dietro di sé. Una vera estensione di se stesso, del suo pensiero, della sua mano: la pagina scritta, immortale, in qualunque forma (prosa, poesia, haiku, improvvisazione, diario, appunto, script teatrale, recensione). Se per trovare le origini di Jack Kerouac state pensando di rivolgervi ai suoi primi romanzi come La città e la metropoli e Orfeo emerso, state sbagliando. Uno come lui, nelle cui vene scorrevano parole, che si vedeva come il grande scrittore del Rinascimento Americano, ha ovviamente l'inclinazione per la scrittura sin dalla tenera età. Perché non è una semplice passione o una scelta di carriera: è un bisogno ed è innato, al pari di mangiare e dormire.

6 settembre 2010

KEROUAC: ORFEO EMERSO





“Si era fatta sera nell'intervallo tra una goccia di pioggia e il clic di una lampada”
Jack Kerouac, Orfeo emerso

A 23 anni, nel 1945, Jack Kerouac frequenta la Columbia University di New York e conosce il gruppo di intellettuali che diventerà il nucleo della Beat Generation: Allen Ginsberg, William Burroughs, Lucien Carr e altri. Già votato a essere scrittore sin dalla tenera età, Jack ha alle sue spalle una lunga e disparata serie di esperienze letterarie che, man mano, gli stanno indicando la strada giusta da seguire (ne abbiamo ottimi esempi in Diario di uno scrittore affamato e Il mare è mio fratello).
Orpheus Emerged è una novella, più che un vero e proprio romanzo, e ritrae la vita dei tempi del college. I personaggi sono il cuore del libro, scritto con una narrazione semplice e basata essenzialmente sui dialoghi (di hemingwayana memoria). Le personalità spiccano e sono più reali che inventate: in effetti sulla scena ci sono i volti dei futuri Beat. Il protagonista, Paul, è modellato sullo stesso Kerouac ed è il meno inquadrabile. Scambi di idee intellettuali ed elogi alla passione artistica sono la forma e l'obiettivo sostanziali del libro. La vicenda, su cui gioca l'Orfeo del titolo, è pura vita collegiale, fatta delle passioni e delle disperazioni tanto care all'ambiente new-bohemien e qui ritratte con archetipi che funzionano per la loro spontaneità. Inoltre emergono già quelle figure femminili ambigue e mistiche tipicamente kerouachiane. Il tutto è estremamente genuino, ridotto a un'essenzialità che si dimostra nella brevità del testo.
Una curiosità: una compagnia teatrale ha messo in scena Orfeo emerso quando è uscito in Italia. In effetti il testo è una sceneggiatura già pronta, con le scene che cambiano a seconda dei movimenti dei personaggi. Jack non abbandonerà questa forma ma la evolverà nel suo stile estremo – si pensi allo script di Beat Generation (e il film Pull Me Daisy) nonché alla registrazione e trascrizione dei discorsi in Visioni di Cody.
Già in questa fase ancora embrionale, Jack lavora basandosi sulla vita, sulle osservazioni, gli appunti e i diari personali. La costruzione a tavolino, invece, la tenterà poco dopo con La città e la metropoli (spinto dal desiderio di creare un romanzo americano “grande”, come quelli di Wolfe). In questo senso, Orfeo emerso è molto fedele allo spirito autentico di Kerouac, simile a quello che verrà anni dopo, e al contempo è già più maturo dei testi prodotti fino a questo momento. Nondimeno, molte parti sono davvero stimolanti: oltre a ritrarre i pensieri e le domande che passano per la mente di questi giovani e rivoluzionari artisti, ci ricorda che quelle stesse domande sono passate nella mente di tutti quanti noi. Con altrettanta naturalezza, nessuno dei protagonisti sentenzia delle risposte. Il tutto è, come ogni pagina di Jack Kerouac, semplicemente un ritratto ricco di sentimento.


Leggi anche:
Visioni di Jack (pt.1 - pt.2)
Maggie Cassidy
Tristessa
Libro del Risveglio
Visioni di Gerard
Cronologia bibliografica aggiornata