21 settembre 2010

CHI E' LO SCRITTORE? (SU BURROUGHS, SU KING)

Cos'è la scrittura? Chi è lo scrittore?
Una volta mi risposi così: lo scrittore è colui che domina la scrittura. Ma allora, gli scrittori dominati dalla scrittura?
Un esempio del secondo caso è William S. Burroughs: egli era uno “strumento di registrazione” o di scrittura, per dirla con le sue stesse parole. Lui e altri come Kerouac e persino Hemingway erano dominati dalla scrittura, come se non la controllassero del tutto. Stephen King invece è l'esempio di scrittore perfetto, forse il più grande. Abbiamo perciò due estremi: gli scrittori e gli strumenti di scrittura. Coloro che dipingono il quadro in modo completo e coloro che sono interessati più che altro alle cornici.

William S. Burroughs (1914-1997)
Essere dominati dalla scrittura significa scrivere quando arriva il fulmine: pochi progetti, solo stimoli, comporre una pagina come cento, una storia o una digressione psicoemotiva, e a un certo punto mettere la parola fine sebbene la fine non esista, così come non esisteva prima l'inizio. Nell'immaginario collettivo questa è la scrittura sotto l'effetto di droghe o alcol, sebbene possa avvenire anche con piena padronanza di se stessi. Dominare la scrittura significa cogliere l'ispirazione ma avere bene in mente un'idea, che si desidera mettere per iscritto e quindi plasmare in forma narrativa, immagine stampata sulla corteccia cerebrale. In entrambi i casi, l’espressione di se stessi, l’atto d’amore della creazione provoca un benessere, un piacere e una realizzazione ineguagliabili.
Lo scrittore è una persona a sé, separata dall'identità che ha durante la vita quotidiana, circondato da un’aura che non si scalfisce. Sa tramutare in oro ogni pensiero, è aperto nel credere a tutto ma non in modo ingenuo, riesce a vedere laddove altri non vedono. Capisco perché lo scrittore venga usato anche come personaggio: rende la storia più credibile e più libera di esprimersi. Lo strumento di scrittura è catturato da un vortice di immagini reali o simboliche, sotto le quali esiste un tappeto di sensazioni ed evocazioni, un'altra realtà. Non ha altro modo per esprimerle se non accettando il proprio ruolo di veicolo.
La differenza fra un Burroughs e un King è così lampante da lasciare storditi. Due modi di essere scrittori assolutamente complementari. Ho scritto in entrambi i modi nella mia vita finora, passando dall'uno all'altro secondo percorsi sinuosi.
Quando scrivo, mi capita di farlo in ogni modo possibile, a seconda del momento, e sempre desidero saper fare meglio di così. Riconosco tuttavia allo scrittore, e non allo strumento, un privilegio più alto.Il pericolo maggiore per gli strumenti di scrittura è l’incomunicabilità. Lo Scrittore (con la S maiuscola) non corre particolari pericoli. Entrambi, ma questo vale per tutti gli artisti, corrono il pericolo di affogare in se stessi.
Non c’è una proporzione inversa tra la bellezza estetica (ergo, il mercato) e il valore del contenuto letterario e personale, quindi il seme che l’autore deve far germogliare attraverso la forma per renderlo comunicabile. L'unica vera differenza è tra i libri che, una volta chiusi, rimangono chiusi e morti (libri fatti solo di schemi che perpetuano un vuoto ideologico) e i libri che, una volta chiusi, continuano a respirare e a crescere sullo scaffale, a chiamare alla rilettura per rivelare particolari nuovi. L'essere-scaffale che nasce altro che l’autore stesso: un suo surrogato che vive nelle case dei lettori.
Sia King che Burroughs fanno la stessa cosa: parlano di esistenze e di segreti esistenziali. Rinnovano la loro scrittura giocando, entrando e uscendo dagli schemi, restando fedeli e autentici e pieni di idee. Dobbiamo loro tanto.


Leggi anche:

Nessun commento:

Posta un commento