27 ottobre 2010

CONSIDERAZIONI SULLO STATO ATTUALE DELLA MUSICA


Come fa un mp3 a stare in così poco posto, in termini di spazio digitale? La "piccolezza" di questo formato è la caratteristica che lo ha diffuso. Mi stavo chiedendo, ieri sera, quante delle persone sedute ai tavoli della birreria sarebbero in grado di rispondere alla domanda. Intendo dire: qual è la differenza tra acquistare un cd originale e scaricarsi un mp3? In cosa consiste, lato pratico, quel file che tutti ascoltano? Ero pronto a scommettere che in pochi fossero in grado di parlarne. Forse qualcuno direbbe “l'mp3 è un formato compresso”. Bene, ma cosa vuol dire e cosa comporta?
Questo non vuole essere un articolo tecnico sul suono digitale. La risposta la voglio dare subito. Il cd originale presenta la musica in un formato che rispetta quello che esce dallo studio di registrazione (pur contenendo comunque il 15% dei dati rispetto all'incisione analogica; ma diciamo che all'orecchio umano il cd può essere considerato esaustivo). Il file audio “intero” equivale al formato .wav. Un cd audio contiene fino a 80 minuti di musica che equivalgono a 700 megabyte di dati. Ciò non è comodo per avere tanta musica in poca memoria (anche se oggi siamo arrivati a hard disk con dimensioni tali che il problema ha perso molta della sua importanza). Per far stare una canzone, mediamente, in un decimo dello spazio originale bisogna togliere dati. La compressione in mp3, in pratica, sega porzioni dello spettro sonoro e quindi byte di informazione. I dati che vengono tolti sono quelli “meno necessari” al riconoscimento della musica da parte del nostro orecchio. Entro certi limiti, un orecchio non molto allenato non percepisce una grossa differenza; in particolare se si usano auricolari o cuffiette che, in termini di frequenze, sono estremamente limitati.
La potatura di dati si può fare a vari livelli: più si taglia, più il file sarà piccolo, meno “musica” effettivamente sarà presente, e la canzone perderà diciamo così di “profondità”. La differenza inizia a udirsi se un mp3 viene ascoltato tramite un impianto stereo da salotto. Lo spettro sonoro viene maciullato soprattutto negli estremi (bassi e alti): ecco quindi che i piatti della batteria iniziano a sfrigolare e i bassi scompaiono. Nota: se da un mp3 si decide di fare un cd audio tramite un programma di masterizzazione, non è che il programma ricostruisce magicamente le frequenze che non esistono più... il cd audio avrà la stessa bassa qualità, e se il processo è fatto male ne perderà ulteriormente.
Potete approfondire la questione su wikipedia. La domanda di partenza non era a scopo tecnico. Mi ha solamente condotto, ieri sera, a un'ennesima riflessione sulla musica nell'anno 2010 dopo Cristo. Ennesima, ma la prima che ho deciso di tentare di scrivere (visto che mi trovo in un negozio di musica, seduto al bancone, mio malgrado a servire all'incirca un cliente all'ora).
Per prima cosa, la gente utilizza l'mp3 senza sapere che cosa diavolo è. Non nel senso che tutti dovrebbero avere conoscenze di informatica o fonica, ma almeno conoscerlo nella pratica quotidiana. Decenni fa si comprava il vinile e tutti sapevano cos'era; lo trattavano con riguardo e lo ascoltavano con attenzione. Il vinile era il supporto dai cui solchi fuoriusciva un buon disco. Stessa cosa si può dire per le audiocassette, nonostante la qualità inferiore. La pirateria esisteva anche trent'anni fa: dal vinile dell'amico si registrava la cassetta. Anche quando è arrivato il cd, esso non era che un supporto alternativo, ma pur sempre supporto alla musica che conteneva. Il cd era soltanto un passo avanti tecnologico che aveva, anzi, una pretesa di qualità superiore, di una nuova rivalutazione della musica che conteneva in termini di suono. Inizialmente era solo una frase promozionale che non corrispondeva al vero. Ma quando (con il formato HDCD) iniziò a muoversi veramente nella direzione di una qualità paragonabile o migliore all'analogico (fino alla moderna risoluzione digitale che non ha niente da invidiare ai metodi analogici), il mondo si è mosso invece verso la direzione opposta. Era più importante la facilità e la miniaturizzazione, la comodità e l’immediatezza a scapito di tutto il resto, anche la qualità (non solo sonora, proprio artistica...). Oggi, dvd-audio o rimasterizzazioni in alta qualità sono operazioni che appaiono, ai più, superflue o persino da maniaci.
A costo di sembrare estremamente duro ed estremistico ecco qual è, ai miei occhi, il comportamento tenuto dalla media della popolazione oggigiorno (per lo meno nel nostro paese).
Alla tv o alla radio ci si imbatte nelle due o tre hit del momento. Si pensa: me le scaricherò. Qui entra in gioco l'mp3. L'mp3 scaricato (per varie vie, magari copiato direttamente dal lettore dell'amico) talvolta non riporta nemmeno il nome dell’autore del pezzo (forse perché l'autore non ha molta importanza? Forse perché è il remix di una vecchia canzone il cui autore originale rimane un'anima sconosciuta?). Quando il brano è nel lettore, si perde nell'anonimato insieme alla miriade di altri. Esaurita la sua vita di ascolti frettolosi, ascolti per lo più disinteressati nei quali l'orecchio è attento solamente a una base incalzante e qualche ritornello idiota, l'mp3 viene cancellato e sostituito con le nuove hit del momento. La vita di un mp3 (e di una canzone) non è superiore alla stagione. Ai difetti sonori non ci si fa nemmeno caso. Si può decidere di fare un cd per sentire le canzoni preferite, per esempio, in auto. In questo caso si infilano gli mp3 in un masterizzatore e, voilà, ecco un cd (di qualità mp3) di cui non viene riportato il contenuto. Ecco che le canzoni raggiungono il completo anonimato. Il cd finisce poi per essere perso o cestinato.

Indagare sul perché la musica si sia evoluta in questo modo è difficile, ma è abbastanza evidente che non ci si può limitare a incolpare la pirateria digitale per tutta la situazione odierna. Il nocciolo della questione non sta nei server dove si scaricano continuamente migliaia di mp3; forse va ricercato nel perché l’mp3 si sia così tanto diffuso. E ancora più in alto, dal momento che gran parte della gente non sa neppure da che parte si cominci a “piratare”, ma si adegua solamente al costume di snobbare il prodotto originale e di qualità.

Quand'ero piccolo e stavo scoprendo la musica, gli amici mi copiavano le cassette e i primi cd. La diffusione per vie “non ufficiali” esiste da sempre, ed è lecita in quanto porta con se il beneficio della diffusione. Non è nel fare le copie che sta il problema. Quello che è successo è che l'mp3 e la sua legittimazione grazie a iPod e simili, "ha trasformato la musica in carta da parati", per parafrasare l'opinione di Neil Young. Il problema di fondo sta nella mentalità collettiva che, a partire da una ventina d'anni fa, si è man mano allontanata dalla “identità della musica”. La società non vede più la musica nel senso “artistico” di un tempo. Ciò si è aggravato a causa dell'evolversi di una tecnologia di consumo. L'mp3 non è che il simbolo e l'apice del disinteresse totale verso la musica, cioè della nuova falsa identità assegnatale: qualcosa di simile a un sottofondo disimpegnato per diverse occasioni, nonché una moda stagionale e frivola. Dal cocktail party con quello che viene venduto come “il raffinato nuovo jazz”, ai ritmi martellanti richiesti per l'abuso dei sensi e del corpo nelle discoteche, fino al più comune e apprezzato mondo pseudo-cantautorale in cui falsi artisti, dotati di un po' di talento vocale, diffondono semplici jingle pubblicitari, e proprio come prodotti da supermercato sia loro che la musica vengono venduti. Questo panorama di musica usa-e-getta si contrappone a quello di cantautori e band che continuano a sostenere la musica come arte originale e che, in controtendenza, finiscono per essere uccisi dal business. Per questo la scena indipendente nell'ultimo periodo ha assunto grande importanza e fervore, e più spazio sulle pagine delle riviste di settore.
C’è un'altra riflessione a proposito di un concetto molto semplice che, credo, sottolinea la differenza tra chi considera musica quella propinata dal bombardamento mediatico, e chi crede nella musica fatta di artisti ed album dotati di un'identità originale. Il concetto è proprio quello di “album”, di “disco”. Fermatevi un momento a pensare al modo in cui la musica contemporanea viene proposta, diffusa, messa in classifica e persino recensita. Le classifiche dei singoli o le classifiche iTunes non hanno assunto sempre maggior importanza? Gli mp3 si scaricano singolarmente, o per caso avete mai sentito qualcuno parlare di “album mp3”? L'unità di misura non è forse la vita di una canzone come hit? Il concetto di “album” è diventato un sinonimo di mero “contenitore”. Oggi un album non è un album nemmeno per il suo autore: è una raccolta di una o due hits più altri brani di riempimento. Talvolta vi sono persino ripetizioni degli stessi brani in “mix” diversi, altro risultato di una sterilità creativa e di un usa-e-getta mirato, per esempio, alle discoteche (quindi ci vuole il “mix” bello pesante). Da quando una canzone deve avere versioni diverse per essere ascoltata in posti diversi? Da quando “una canzone” non è più “una canzone”, ma un pezzetto di carta da parati.
Il concetto di integrità di un album, composto di brani con un’affinità di “momento creativo” e di arrangiamento, se non proprio di contenuto, è un segno tipico di lavori di cantautori e band “vecchio stampo”. Pare un sacrilegio anche solo estrarre i pezzi più celebri da certi storici album rompendo quell’alchimia che si apre con la prima e si chiude con l'ultima canzone… Oggi nella cultura di massa non esiste niente del genere; o meglio, grazie a Dio esiste, ma non lo trovate a Sanremo né su MTV. Si è quindi passati a un’idea frantumata di musica, dove è una canzone a definire (quando lo fa) un cantante e un dato momento. E nella miriade di canzoni passa-e-vai, nessuna rimane a lungo.
Forse è anche in questo che sta il disinteresse verso il cd come prodotto discografico originale, in teoria il mezzo con cui l’artista vorrebbe essere ricevuto dal pubblico. Ci siamo allontanati troppo, nel mercato di massa (che comunque è quello che ha reso la musica grande), da questa semplice e naturale concezione, che pure è rimasta per altri tipi di arte. La musica, nel suo spettro mediatico e globale, ha cessato di essere arte; può includere del talento, ma ciò non la rende arte. Lo stesso “artista” non esiste più in questo senso. Perché, in fondo, si dovrebbe snobbare e denigrare il lavoro di un artista, se si crede in lui, sminuendo il suo operato in un’accozzaglia di suoni alterati, e la sua opera in qualcosa di cui non ci curiamo di annotare neanche il titolo? Non è così che vengono considerati i vinili che ancora stanno negli scaffali di molte case.
Concludo con un esempio in prima persona, qualcosa che dovrebbe far sdegnare chiunque ma che, temo, costituisce oggi lo standard della mentalità. Il proprietario di un negozio di dischi mi ha raccontato di un suo cliente, che un giorno ha comprato il cd dei Black Eyed Peas perché voleva la canzone che sentiva alla radio. Poco tempo dopo, il cliente è tornato in negozio dicendo che voleva anche l’altra canzone che passava per radio. Il negoziante gli ha risposto che era nello stesso album. La logica deduzione che ne traggo è che questo tizio (un emerito imbecille, abbiate pazienza) non aveva neanche ascoltato per intero l’album acquistato, ma probabilmente la sola hit radiofonica.
Che altro posso aggiungere?

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