23 novembre 2010

YOUNG & KEROUAC: ESSENZIALMENTE CANADESI

L'idea di oggi: l'arte di Neil Young e di Jack Kerouac può anche essere americana, ma loro sono essenzialmente canadesi.
Gli Stati Uniti non hanno diritto esclusivo alle loro icone con radici straniere, specialmente al confine nord. E se c'è qualche dubbio in proposito, due chiare prove sono apparse indipendentemente sul magazine canadese The Walrus.
In un articolo su Neil Young, originario dell'Ontario, Alexandra Molotkow dice che “tende a considerarlo come americano”, visto il ruolo seminale di Young nella musica e nella protesta americana, e il suo lungo distacco dalla sua terra natia. Insiste però che “il romanticismo che Neil afferma sul pubblico americano” deriva dal suo cuore canadese, dal suo essere “un hipster tanto solitario quanto consumato”, dai suoi testi eccentrici e dal suo grezzo stile chitarristico.
Jack Kerouac, lo scrittore Beat, ha il cuore del Quebec, suggerisce invece Mark Abley. Nato a Lowell, Massachussets, da genitori franco-canadesi, si identifica talmente con le sue radici nel Quebec, dice Abley, che c'è una novella non pubblicata nella quale Jack declama che il francese era il linguaggio in cui sognava, bestemmiava e sempre piangeva.
[fonte: thrasherswheat.org, 2009]

17 novembre 2010

NEIL YOUNG SUL BUSINESS MUSICALE

Ecco un po' di opinioni snocciolate da Neil Young, rockstar e cantautore, nel corso di decenni di interviste, a proposito del business musicale. Mi è sembrata la ciliegina sulla torta; andrebbero incise su un obelisco di granito.

Quando ho visto Clay Aiken su Rolling Stone ho pensato: “Cristo santo, una volta in copertina c'era Jerry Garcia. I tempi sono davvero cambiati”. È a questo che siamo arrivati? Dalla musica che lotta per la libertà a questo?
[…] In generale gira questa merda prodotta da queste teste di cazzo, gente che pubblica solo quello che si vende e che dice “trasmetti questo” a centocinquanta stazioni radio che non sanno decidere da sole, anzi pagano questi idioti per farsi dire cosa fare. È una situazione pazzesca.

5 novembre 2010

ALTRE CONSIDERAZIONI RACCOLTE DAL WEB

Ho navigato un po' su internet cercando alcuni testi significativi a proposito della “crisi” della musica, argomento molto importante oggigiorno e su cui c'è molto da dire e si è detto molto. Il web è un mezzo importante nella diffusione di notizie, specialmente oggi e specialmente in questo paese, dove molte cose nessuno te le viene a raccontare.
Ho trovando innanzitutto un'intervista al giornalista Ernesto Assante (la cui bibbia “Blues, Jazz, Rock, Pop”, Einaudi, è da tenere sul comodino) da cui ho estratto i passaggi fondamentali che riassumono il suo interessante punto di vista. Ho trovato poi l'intervento di una persona che lavora nel campo, dalla parte “tecnica”, e gli interventi di due musicisti, la parte “artistica”, l'italiano Ruggeri (da un articolo apparso su un quotidiano) e l'americano John Mellencamp (trafiletto che avevo già pubblicato l'anno scorso su BeatBlog). Ho concluso la mia breve ricerca inserendo un paio di altre opinioni, in particolare quella conclusiva che è, nell'originale, la premessa a un articolo dedicato al declino della musica dal vivo.