17 novembre 2010

NEIL YOUNG SUL BUSINESS MUSICALE

Ecco un po' di opinioni snocciolate da Neil Young, rockstar e cantautore, nel corso di decenni di interviste, a proposito del business musicale. Mi è sembrata la ciliegina sulla torta; andrebbero incise su un obelisco di granito.

Quando ho visto Clay Aiken su Rolling Stone ho pensato: “Cristo santo, una volta in copertina c'era Jerry Garcia. I tempi sono davvero cambiati”. È a questo che siamo arrivati? Dalla musica che lotta per la libertà a questo?
[…] In generale gira questa merda prodotta da queste teste di cazzo, gente che pubblica solo quello che si vende e che dice “trasmetti questo” a centocinquanta stazioni radio che non sanno decidere da sole, anzi pagano questi idioti per farsi dire cosa fare. È una situazione pazzesca.
[…] C'è la bustarella e ce ne sono molti tipi... quando è l'artista a mettere i soldi, e quando ce li mette la casa discografica. In questo modo i grandi restano grandi. Dopo un paio di cose che sono obbligati a trasmettere perché piacciono alla gente ne fanno una meno bella e a quel punto devi ungere perché passino il tuo disco.
[…] Il rock&roll ha ancora numerose gambe su cui reggersi. Penso che rock&roll e rap siano la stessa cosa. Si tratta di musica popolare con un taglio ben preciso e affilato, se questo taglio non è una chitarra non vuol dire che non si tratti di rock. […] Parla alla gente delle strade. È simile a “Subterranean Homesick Blues”, Dylan ha fatto il primo rap. Dove diavolo è la differenza? Questa è la merda che terrà in vita la musica, non escludetela solo perché non la capite.
[…] Per quanto riguarda il crollo del mercato dei dischi, so che si tratta di un affare di dimensioni eccezionali, soprattutto da quando si può scaricare musica da internet. Ma quelli che lo fanno, magari scaricano un paio di pezzi del mio album, o il disco intero, perché non hanno mai avuto l’occasione di ascoltarlo alla radio.
[...] La Apple ha trasformato la musica in carta da parati.
[…] I video sono solamente spot commerciali. Non sono davvero un'espressione. Non trasmettono qualcosa che non abbia tette e culi, o qualcosa che non sia un video fatto secondo loro. […] Forse ci potrebbe essere un modo completamente nuovo di fare video che non sia allo scopo di vendere un disco. Qualcuno viene fuori con una grande canzone, e poi magari la senti in un fottuto spot. Io dico che se vuoi dare una canzone alla pubblicità, allora non darla alla gente. È un abuso. Perché se fai il tipo di musica che dico io, arrivi all'anima delle persone e il più grande insulto che puoi far loro è entrare nella loro anima, emozionarli, e poi far sì che quando guardano la tv scoprano che quello che pensavano non è vero, ma che è vero quel prodotto. È seccante per me.

E per concludere degnamente... http://www.youtube.com/watch?v=g6l00jsE1mQ

Nessun commento:

Posta un commento