31 dicembre 2010

POST DEGLI ULTIMI ISTANTI DI VITA DEL 2010

Tanti auguri per un ottimo 2011 ricco di musica e letteratura.
Dalle mie parti si usa augurare le 3 S: salute, soldi, sesso.
Quindi che il 2011 vi porti anche questo.

Intanto io, nella mia ultima e desolata ora di lavoro, guardando una città che si svuota progressivamente sotto la luce dei manichini in vetrina, mi volto indietro alle cose che mi hanno arricchito il 2010. Naturalmente, le cose che si possono scrivere su un blog... Parliamo quindi di libri.
Innanzitutto ho finalmente esplorato James Ballard, scrittore molto importante nella letteratura contemporanea. I suoi racconti sono stati magistralmente riuniti in tre volumi della Fanucci (ora però fuori catalogo, in fase di ristampa sembra) che costituiscono una vera e propria Bibbia. Mi sono dedicato anche ad alcuni dei suoi primi romanzi, come Crash (letto tra ieri e l'altro ieri), Condominium e altri. Nell'immediato futuro scriverò di Ballard, intanto vi consiglio caldamente di leggere qualcosa di suo: e non serve essere appassionati di fantascienza, perché se un libraio vi dice con leggerezza che Ballard fa della fantascienza, non credetegli.

21 dicembre 2010

SCORCI MUSICALI


Robbie Robertson – Storyville & Music For The Native Americans
Dischi che conosco sin dalla mia gioventù quelli di Robertson, ex membro di The Band. Il suo approccio solista è fine e ricercato nel tentativo di incorporare influenze dalla world music in senso lato. Storyville (1991; il nome è quello del famoso quartiere di New Orleans) è un album notturno e urbano, minimale nel suo sound, pur non essendo gratuitamente cupo. Nonostante certi bei riff che rimangono facilmente in memoria, è piuttosto difficile da inquadrare data la natura di Robertson; è adatto sia a un viaggio in auto che a una serata in salotto. I testi sono semplici e melodiosi, perfetti per la sua voce. Il disco vanta collaborazioni del calibro di Neil Young.
Music For The Native Americans (1994) è un tributo al retaggio degli Indiani d'America (in particolare alla discendenza Mohawk dello stesso Robertson). Nato come colonna sonora per un documentario televisivo, l'album è un viaggio musicale (sia strumentale che cantato) la cui forza nasce dalla contaminazione tra testi e melodie indiane e composizioni di Robertson e degli altri musicisti. Assolutamente consigliato, forse anche più di Storyville vista la sua peculiarità; anche questo difficilmente etichettabile, non siamo certo dalle parti della musica new age.