27 febbraio 2011

PEARL JAM '02: RIOT ACT


[Update 29.6.2012]

Riot Act si pone come un altro tassello fondamentale dell'evoluzione dei Pearl Jam, che qui probabilmente raggiunge la maggiore distanza dalle origini. Denso è l'aggettivo che alza meglio a Riot Act, la cui sonorità ha una maggior componente acustica. Le canzoni sono un torrente che scorre senza soluzione di continuità, a partire dalla travolgente apertura di "Can't Keep" (concepita in origine da Vedder all'ukulele) fino alla fine.

17 febbraio 2011

PEARL JAM '00: BINAURAL


[Update 29.6.2012]

Binaural rappresenta, a mio parere, il primo dei capolavori dei Pearl Jam, a cui seguirà due anni dopo Riot Act.
Binaural è il loro "viaggio al termine della notte": nero, cosmico, deviante (lo chiamano art-rock). Lo stile ormai "classico" dei PJ c'è ancora tutto, nella musica e nei testi di Vedder. Ma c'è qualcosa in più, quello che nei dischi precedenti affiorava ogni tanto spettralmente. "Light Years", "Nothing As It Seems", "Thin Air", "Insignificance", "Of The Girl", "Grievance": la parte centrale dell'album potrebbe essere una suite senza soluzione di continuità. Anche i primi tre brani, "Breakerfall", "Gods Dice" e "Evacuation", duri e diretti nello stile più celebre dei PJ, sono straordinari. La chiusura di "Parting Ways" è memorabile.

10 febbraio 2011

PEARL JAM '98: YELD

[Update 29.6.2012]
Yeld ha un sound levigato, scintillante: i Pearl Jam compiono un ulteriore passo verso un connubio di trame rock (quello del grunge sporco, quello delle ballads malinconiche, quello dell'art-rock introspettivo) che li porterà presto a risultati straordinari. Curioso come per qualcuno la carriera dei PJ sia tutta un'ascesa e per altri sia tutta una discesa. No Code e Yeld sono album spartiacque, nel bene o nel male.

5 febbraio 2011

PEARL JAM '96: NO CODE

[Update 29.6.2012]
No Code, similmente al successivo Yeld, è un disco di passaggio. Contiene un po' di tutto ciò che i Pearl Jam avevano fatto finora, in termini di sonorità, risultando un disco intenso e variopinto, senza l'ombra di ripetitività o riciclaggio. Naturalmente non è un disco solido quanto i tre precedenti, e come saranno quelli dei primi anni 2000. Si inizia anche ad avvertire qualche spruzzo di sperimentalismo; la grinta discende leggermente verso una certa introspezione musicale.
Straordinarie sono "Sometimes" e "Hail Hail" (l'incipit migliore di un album dei Pearl Jam), "Off He Goes", "Habit", "Red Mosquito" e "I'm Open". Con No Code i PJ si sono incamminati sulla loro nuova e definitiva strada.