28 marzo 2011

UN DISCO LIVE? IL CASO PEARL JAM

[Update 29.6.2012]
Quest'anno è uscito Live on Ten Legs, collezione di brani dal vivo tra il 2000 e il 2009. Il materiale predominante risale però agli anni 90 e all'ultimo Backspacer, mentre Binaural, Riot Act e Pearl Jam sono poco rappresentati.
I PJ sono certamente animali da palcoscenico. Ma sugli album live ho qualche perplessità. Il problema principale, se si pensa a un disco live, è come renderlo interessante e diverso da quanto si può ascoltare nei dischi studio. Ci sono musicisti che fanno un tour diverso dall'altro, con una scelta selezionata di brani sempre diversa, con band sempre diverse (uno su tutti, Neil Young). Allora ogni tour meriterebbe il suo disco live perché effettivamente rappresenta un momento unico e particolare, magari senza il corrispettivo in studio oppure con una quantità maggiore di materiale.
Dall'altro lato ci sono le jam band (Dave Matthews Band e Phish, per fare i due esempi migliori), i cui concerti sono sempre qualcosa di diverso dal punto di vista esecutivo: lunghi spazi di improvvisazione rendono uno stesso brano sempre unico e diverso, con vari cambiamenti nelle setlist.




I PJ non sono né l'uno né l'altro. Il loro concerto tipo è nello stile hard rock o grunge, costituito da una scelta random di canzoni da tutto il repertorio (con dischi più o meno rappresentati) ed eseguite in vesti rispettosamente simili a quelle studio. Le eccezioni dal punto di vista esecutivo sono rarissime, o magari c'è una canzone (vedi “Daughter”) che viene sempre chiusa con qualche improvvisazione o medley. Anche i brani rari o inediti sono rarissimi. Il risultato è che tutti i concerti sono uguali, con la rotazione delle canzoni.
Questo va a discapito dell'appetibilità di un album dal vivo. Fatto il primo, poi magari un secondo, i giochi sono già finiti se non compare qualcosa di diverso (ad esempio un concerto acustico, come Live at Benaroya Hall). Ma una volta che abbiamo il Live at The Gorge (dove c'è praticamente tutto il repertorio), cos'altro può servire?
Allora i live diventano semplicemente "documenti storici", dedicati alla scorza dura dei fan? Forse. Una compilation dal vivo come i due Legs, allora, è assolutamente priva di significato. Voglio dire, le canzoni sono sempre bellissime, ma poi si finisce col metter su il disco originale piuttosto che il live.
I PJ – forse proprio in quest'ottica – hanno optato partire dal 2000 per gli official bootleg: meglio documentare l'intero tour e lasciare che ognuno, a seconda di ciò che preferisce, faccia la propria selezione. Tra l'altro, in pochi anni i cd escono dal mercato e la stessa band esorta i fan a condividerli in rete, una mossa trasparente e sagace oggigiorno. Attualmente i tour del 2000 e del 2003 rappresentano le maggiori rarità, in quanto negli anni successivi le canzoni di Binaural e Riot Act sono state quelle tralasciate più spesso (purtroppo, aggiungo io). Straordinario per esempio il concerto di Mansfield 11 Luglio 2003, in parte acustico.




Insomma, in fondo mi piacerebbe che i PJ dedicassero più spazio nei concerti a furiose jam dilatando le canzoni a 10 minuti e passa. A mio parere, è l'unica loro mancanza come Rock Band. A proposito, ce n'è una in Drop In The Park (vinile all'interno di Ten Legacy versione lusso), concerto risalente al 1992... Se l'hanno fatto allora chissà cosa farebbero oggi! E' chiaro che può anche essere una scelta deliberata quella di mantenere canzoni brevi e concise (un richiamo al grunge?). E il pubblico può preferire l'una o l'altra cosa, dunque de gustibus... Anyway, keep on rockin'...

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1 commento:

  1. perplessità che condivido in pieno. acquistai a suo tempo il primo "two legs" perchè se non ricordo male non era ancora partita la vendita on line di tutti (o quasi) gli show che facevano e quindi avevo bisogno di un live su disco che si sentisse veramente bene e non il solito bootleg (dovrei averne ancora 3-4 da qualche parte). sul discorso concerti concisi, ovviamente, si tratta di gusti e a me, francamente va bene così. anche perchè ne vedo talmente pochi che, sinceramente, non mi andrebbe giù di vederne uno con lunghe jam a scapito di una bella raccolta delle loro migliori. come dicevi, de gustibus.
    saluti

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