8 maggio 2011

KEROUAC: SULLA STRADA - IL ROTOLO ORIGINALE




«Credevo fermamente in una buona casa, in una vita sana e corretta, nel buon cibo, nel divertimento, nel lavoro, nella fede e nella speranza. Ho sempre creduto in queste cose. E con un certo stupore mi resi conto di essere una delle poche persone al mondo che credevano davvero in queste cose ma non andavano in giro a farne una tediosa filosofia borghese.»
Jack Kerouac, Sulla strada

Com'è noto, il romanzo tratta dei quattro viaggi che Jack Kerouac compie da una parte all'altra dell'America tra il 1947 e il 1950 insieme a Neal Cassady (nel romanzo, Dean Moriarty), un amico nonché la figura di eroe moderno che segna per sempre l'immaginario di Jack. Durante i viaggi Jack tiene dei diari personali su cui annota ogni cosa, fatto e sensazione. Questo materiale (tra l'altro selezionato e pubblicato in Un mondo battuto dal vento – I diari) rappresenta la sua produzione principale nel periodo di fine anni 40, quello dei viaggi appunto, e sarà poi alla base del lavoro sul romanzo.
Nel primo viaggio, Jack (da New York) raggiunge Neal a San Francisco tramite autostop e autobus, passando per Denver, e poi torna a casa (estate-autunno 1947). Il secondo viaggio vede Jack e Neal insieme diretti a New Orleans e poi a San Francisco (inverno 1948-49). Nel terzo viaggio, Jack raggiunge Denver, poi di nuovo San Francisco da Neal (primavera 1949). Nel quarto viaggio Jack si dirige ancora a Denver, poi a Città del Messico, e infine torna a New York (estate-autunno 1950).
I viaggi e le permanenze nelle varie città, tra la costa est e la costa ovest degli Stati Uniti, sono segnati da sesso, alcol e locali jazz: un inno alla libertà e allo sprezzo delle regole ma che non si limita a questo. Sradicando le vecchie “tediose filosofie borghesi” Jack tenta di ridefinire nuove regole che pur mantengono al centro ideologie di amore, famiglia, lavoro e fede. E sta qui la sottile linea che separa Sulla strada (e per estensione tutta l'opera kerouachiana) da una facile e povera idea di opposizione, rifiuto e protesta, dall'immagine di giovani in brillantina che traggono soddisfazione dal disobbedire ai genitori e dar loro preoccupazione. Nella sua visione del “mondo nuovo” per come dovrebbe essere, Kerouac tenta soltanto di prevaricare materialismo e consumismo, imperanti nell'America degli anni 50, nonché le ossessioni da Guerra Fredda (un altro scrittore fondamentale che ha discusso questo contesto in gran parte delle sue opere è Philip K. Dick). C'è molta riflessione, in Kerouac, sulle contraddizione e i paradossi della società in cui si muove (che segnano in primis la sua stessa esistenza), e non manca di descrivere gli aspetti più tristi e disdicevoli che anche uno stile di vita come quello che suggerisce inevitabilmente comporta. E alla fine non c'è risposta assoluta, ma tante piccole verità con cui dar senso a ogni giorno, uno alla volta.
Quando si legge On The Road si può restare più o meno impressionati, nel bene o nel male, da ciò che si legge in termini di vicende, ma si resta inevitabilmente colpiti (o meglio, folgorati) da Kerouac e dal suo stile. La scrittura a fiume, una cascata impetuosa che al contempo è puntuale e precisa, sempre affascinante e sentimentale, pura poesia di sensazioni e pensieri colti sul nascere. Metaforicamente è l'auto in corsa su cui Jack, Neal e le altre comparse si muovono nel libro. La prosa affonda le sue radici nei taccuini zeppi di note e appunti di viaggio, ma anche in una memoria straordinaria e in una mente che sa rielaborare il tutto con sentimento ineguagliato. Il flusso cartaceo sul rullo della macchina da scrivere è la prosecuzione fisica, l'estensione, del flusso mentale di Jack. E questo è particolarmente vero per la versione originale, il famoso rotolo, pubblicato di recente. A mio parere brilla ancor più dell'originale classico: non è per via delle scene che mancano nell'altro (episodi espliciti che hanno a che fare con sessualità ambigua e personaggi all'epoca troppo in vista... una sciocchezza, oggi, se pensiamo alla roba che passa in tv), bensì per la scrittura stessa, un monolito di inaudita potenza e bellezza. La versione rotolo, tra l'altro, non tiene nemmeno conto delle correzioni apportate da Jack a mano sui fogli, dopo la battitura.
La pubblicazione è stata condotta in modo preciso e rispettoso, e anche l'edizione italiana è eccellente. È introdotta da un centinaio di pagine di saggi sulla genesi di On The Road, sul suo ruolo in letteratura e sul confronto tra le due versioni (il terzo saggio pone interessanti questioni sui “pro e contro” delle due versioni). In chiusura c'è un simpatico e commovente articolo della compianta Fernanda Pivano, alla quale noi italiani dobbiamo la possibilità di conoscere e avere i libri degli autori Beat, un ramo prezioso di grandiosa e controversa letteratura.
Sull'importanza di questo romanzo è quasi scontato soffermarsi: storicamente è stato il trampolino di lancio della letteratura Beat e uno dei testi di riferimento del movimento controculturale degli anni 50-60 (ma la sua influenza non cessa neppure oggi). Per Kerouac dapprima è la consacrazione di un sogno, poi si trasforma nella terribile consapevolezza che il sogno non è come doveva essere.
Entro il 1957, quando esce Sulla strada, Jack ha scritto metà della sua produzione più conosciuta e alle sue spalle ha tutti i taccuini, i diari e le bozze su cui baserà gran parte della successiva metà. È chiaro quindi che la celebrità successiva al 1957 segna l'inizio della fine per Jack, come uomo e come scrittore, incapace di gestire ciò che ha creato, di trovare le risposte di cui è alla ricerca da sempre, sfiorate solo nei momenti di maggior serenità ed entusiasmo, momenti che si faranno sempre più rari fino a sparire del tutto.



«Tutto ciò che io volevo e tutto ciò che Neal voleva e tutto ciò che ognuno voleva era una sorta di penetrazione nel cuore delle cose dove, come in un grembo, potessimo rannicchiarci e dormire l'estatico sonno.»
Jack Kerouac, Sulla strada

Leggi La vera storia di Sulla Strada

2 commenti:

  1. Io ho letto "solo" questo, ed anche io ne sono rimasto estasiato.
    E' il libro che avrei voluto leggere a 20 anni.

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  2. Io lho letto giusto a ventanni!! Ed e stato lui che mi ha chiamato! Scorrevo il dito su dei libri in biblioteca-sezione americana-e lessi il titolo sulla strada sul taglio del libro. Lho preso,ho letto il sunto e.... lho dovuto leggere. Mi ha rimesso in viaggio.

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