1 luglio 2011

GRAHAM NASH - SONGS FOR BEGINNERS


Con il primo disco solista del 1971, Graham Nash rivelò di essere un cantautore e un rocker più impegnato e grintoso di quanto non sembrasse dalle sue prime canzoni. Agli esordi di Crosby Stills & Nash, o Crosby Stills Nash & Young, sue erano infatti le canzoni più tenere, semplici e utopistiche, seppur indimenticabili, come “Our House” e “Teach Your Children”. Sia Nash che Crosby e Stills nei rispettivi esordi solisti diedero il meglio della propria capacità e del proprio carisma compositivo, e per Nash questo fu sicuramente un passo necessario. Anche se, come rivela nelle note all'interno dell'edizione cd rimasterizzata, non aveva in mente un disco, ma riunì insieme semplicemente quelle “cartoline di vari momenti della vita” che erano le canzoni. Un approccio semplice per un “uomo semplice che canta semplici canzoni” (come canta in “Simple Man”).
Nash è soprattutto questo: un cantautore intimista, attento, costante, diverso per carattere e lontano dagli eccessi dei due compagni. Musicalmente più inquadrato, con molti meno sperimentalismi blues o latini o puramente psichedelici di Crosby e Stills, e facendone il suo punto forte, Nash ha disegnato un percorso musicale ricco e importante, come dimostra molto bene la recente antologia Reflections. E oggi è lui il capobanda, quello con più senno, coraggio ed abilità, sia per frugare negli archivi alla ricerca di materiale da riportare alla luce, sia per proporre canzoni nuove. Nash si mostra, oggi, come un uomo dalle visioni obiettive, lontane da inutili nostalgie disadorne, pur continuando a parlare (a cantare) con convinzione di certi valori imprescindibili. Tra tutti, Neil Young compreso, è sempre stato quello con le idee più chiare... bisogna dargliene atto.
Songs For Beginners era un titolo che Nash dedicava a se stesso e a tutti coloro che stavano iniziando un nuovo cammino. Il momento, per lui, era di quelli estremamente riflessivi e personali. L'album ruota intorno a quella triade su cui era centrata la sua vita (e quella di molti artisti della stessa scena): la sfera sentimentale, la fama della rockstar, la coscienza sociale.
Il disco si apre e si chiude con due canzoni portavoce dell'America dei tempi: “Military Madness” (che non ha perso un grano di attualità in quarant'anni, purtroppo) e “Chicago” (l'equivalente per Nash della “Ohio” di Young). Al centro si alternano canzoni più intimistiche, agrodolci e universali ballate derivanti dalla rottura con Joni Mitchell (la sua ragazza del periodo). In realtà di “ballad” non ce ne sono poi molte: poche canzoni voce & chitarra e molti pezzi di rock westcoastiano con una grinta che era tutta nuova per Nash. La progressione di “Better Days”, forse il pezzo migliore nonostante l'album rimanga su un costante e ottimo livello, è da brividi (e rimane uno dei capolavori di Nash). Ci sono poi “Be Yourself” con il suo ritornello-inno, scritta in collaborazione, e “Wounded Bird” dedicata a Stills e ai suoi problemi d'amore; entrambi i brani sono centrati sull'amicizia. “There's Only One” è infine un commento sullo stile di vita aristocratico delle rockstar.
Il dono di Nash è la comprensibilità, la chiarezza scintillante dei suoi testi, nonché la modestia che mostra come uomo prima ancora che cantautore. L'Uomo, The Man (lettere maiuscole, vedi testo di “Military Madness”) è il cuore delle sue composizioni e il fil-rouge. L'ispirazione aggira l'insidia della pacchianità, e l'universalità di molte delle sue canzoni le rende senza tempo, fresche oggi come allora. E oltre a tutto questo, non ultimo per portare il messaggio delle canzoni, è la voce stessa di Nash, il suo talento più grande. Qui si può apprezzare appieno, molto più che nei dischi di CSN dove armonizza in mezzo al coro.
Il critico David Fricke, nel booklet del cd, conclude con acume: Oggi Songs For Beginners suona lodevole per ciò che non è: uno stereotipato ed egoistico album solista di quel periodo. È un album di canzoni scritte ed eseguite con un tono di voce da conversazione, talvolta con un sospiro. È affettuoso nella sua onestà, caldo e quieto nel suo ritmo e nella sua determinazione. È questo, dice Nash, “che ho portato sempre a CSN o CSNY, umanità e pazienza”.
Caldo è anche il sound delle esecuzioni, degli arrangiamenti, analogamente ad altri dischi “intimistici” e sonoramente densi come Wind On The Water (Crosby & Nash, 1974). In questo senso, balza all'occhio la differenza tra un album (seppur bellissimo) come Dejà Vu, che in confronto sembra quasi un collage. Indubbiamente gli album d'esordio dei tre hanno qualcosa che manca agli album del trio, così come quelli del trio hanno qualcos'altro di diverso che manca a quelli solisti. E Nash, dei tre, è quello che ha più da perdere quando si trova inserito nei supergruppi, a cui fa dono della sua straordinaria voce.



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