25 agosto 2011

DELLA FANTASCIENZA (O DELLE IDEE)

Nella letteratura contemporanea qual è il genere più filosofico, metaforico, in grado di riflettere sulla condizione dell'uomo come individuo e dell'umana civiltà? La fantascienza, paradossalmente. Come in ogni genere, ci sono filoni “alti” e filoni “bassi”, ma la Fantascienza d'Autore rifugge il confine dell'etichetta. Mi sono avvicinato quasi per caso ad alcuni romanzi (il primo fu La città e le stelle di Arthur Clarke) in cui ho trovato delle straordinarie riflessioni: basta un assaggio per essere subito catturati da idee originali e significative, concrete e senza tempo, come quelle trasmesse dalla fantascienza colta. Ho realizzato che la fantascienza è la letteratura delle idee.

Isaac Asimov

Il secolo scorso, precisamente a cavallo tra gli anni '50 e '60, ha visto la maturazione di una fantascienza del tutto nuova rispetto a quella nata come evoluzione del romanzo scientifico ottocentesco (per intenderci, romanzi avventurosi alla Julio Verne). I suoi connotati sono stati riscritti da un fiorente numero di nuovi scrittori, che erano anche scienziati o filosofi, e che ora collochiamo tra i classici della letteratura contemporanea, oltre che del genere fantascientifico. I più celebri, giusto per citarne qualcuno, sono Isaac Asimov, James G. Ballard e Philip K. Dick. Di estrazione e stile molto diversi, hanno trasceso ben presto i confini di genere.
Quello che, a mio parere, accomuna la fantascienza colta, sono due elementi precisi: l'elemento di genere, che solitamente è l'ambientazione fantascientifica, e quello che potremmo definire l'elemento alto, che è un insieme di elementi stilistici e letterari (la profondità dei personaggi, la narrazione in funzione della riflessione e del messaggio, eccetera) che si ritrova in qualsiasi letteratura. Se rimuoviamo lo scenario fantastico, restano storie e significati leggibili in un contesto bianco, di narrativa non di genere. Lo scenario, spesso, funge da “laboratorio” ideale ed estremo dove far agire i personaggi.

James G. Ballard
Asimov inizia negli anni '40, contribuendo al successo di una fantascienza ancora acerba. Negli anni '50 la sociologia e la tecnologia (e i loro futuri sviluppi) cominciano a giocare un ruolo preponderante, così come le metafore politiche legate alla situazione del tempo, coltivando campi di nuovo interesse in un panorama letterario ad ampio raggio. Basti pensare a George Orwell e 1984, uno scrittore e un'opera che non vengono considerati fantascienza pur contenendo i due elementi di cui ho parlato (lo scenario è sicuramente di genere, fosse anche solo per l'ambientazione futura). Asimov dà il suo contributo in quella che è considerata la fantascienza classica, ovvero la space-opera, che porta a nuovi ed eccelsi livelli lontani dalle avventure su cui si basava precedentemente.
Negli anni '60 e '70 si sviluppa il filone più alto e rivoluzionario, la cosiddetta new wave, che influenza l'intero panorama letterario: una fantascienza nuova ed intimista che prende le distanze da quella classica. Nasce nel Regno Unito e il suo portavoce principale è James G. Ballard, che esordisce con un manifesto in cui dichiara di rivolgersi all'interno piuttosto che all'esterno (il suo celebre concetto di inner-space, contrapposto allo spazio cosmico classico della fantascienza).
Una caratteristica importante della new wave è che si paragona al surrealismo pittorico, per il tratto con cui è concepita: atteggiamento opposto alla vecchia fantascienza (che si accaniva al realismo mediante nomi e descrizioni accurate).
In definitiva, alla base della loro letteratura (di tutti questi autori e di molti altri, per esempio Clifford Simak, Philip K. Dick, Theodore Sturgeon, Arthur C. Clarke) c'è la straordinaria capacità di elaborare metafore e riflessioni (nonché bellissime storie) che svelano cosa siamo e come ci comportiamo. Da una parte, uno Sturgeon e un Ballard parlano dell'individualità, della condizione umana e della psiche). Dall'altra parte, uno come Asimov lo ha fatto ipotizzando la millenaria storia di una galassia in fase di civilizzazione con tutti i problemi politici, sociali e ambientali che potrebbero sorgere (e che ci sembrano quasi alle porte).
La storia della fantascienza continua poi negli anni '80 con una nuova schiera di scrittori, che introducono l'elemento virtuale nelle visioni nate in Ballard e Dick: è il movimento cyberpunk. Ma questa è un'altra storia.

Philip K. Dick
In conclusione, paradossalmente il merito – ma soprattutto lo scopo – della Fantascienza è quello di essere il mezzo per lucidissime analisi della realtà. E la prova è tra le nostre mani: dopo cinquant'anni nei quali la nostra civiltà si è sviluppata più che in ogni altra epoca, questi romanzi sono ancora straordinariamente veri, in ogni loro elemento, credibili e puntuali anche nel 2011 per un lettore che va in giro con l'iPhone. Hanno guadagnato l'immortalità grazie all'universalità con cui si confrontano, sia nel mettere a nudo i nostri istinti atavici, quell'io che la società sopprime (vedi Ballard), sia nel figurarsi un impero cosmico dove gli uomini devono far fronte sempre più a se stessi, alle loro tecnologie, alle loro macchinazioni (vedi Asimov).
D'altro canto è insito nella definizione stessa di fantascienza il fatto che essa si rivolga all'ignoto: dai reconditi oscuri dell'anima umana, alle più lungimiranti ipotesi scientifiche, queste idee fanno breccia in qualunque immaginario senza mai allontanarsi dall'attualità. La fantascienza è la letteratura delle idee.

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