25 settembre 2011

BALLARD - III - PARABOLE RADICALI


Hello America (1981, noto anche come Ultime notizie dall'America) narra di un futuro dove gli Stati Uniti sono desertificati e spopolati. Una spedizione tenta di attraversarli, diretta a Los Angeles, sede di un folle presidente autoeletto che si fa chiamare Charles Manson, gioca con testate nucleari e confonde idee di ricostruzione con idee di isolamento e autodistruzione. Gli uomini in viaggio sono mossi da obiettivi del tutto personali; il deserto altera e seleziona le loro menti.
Mentre la prima parte contiene i marchi tipici di Ballard, pur non aggiungendo niente di nuovo a tesi già trattate in modo più fresco e interessante nei romanzi precedenti, la seconda parte è più tradizionale: un intreccio action, una risoluzione e una morale conclusiva. Si apprezza il fatto che è un'opera a largo spettro con la quale Ballard tenta di riassumere la propria visione, rinnovandola, e di portarla a estremi più attuali. Il romanzo, del resto, riflette molto bene l'immagine e il sentimento di degradazione dell'America degli anni Ottanta. L'autore si è fatto quindi portavoce di un preciso momento storico adattandolo alla propria opera, per sottolineare come la sua visione sia molto più vicina alla realtà di quanto non sembri.

17 settembre 2011

BALLARD - II - TECNO-SOCIO-PSICOSI

Crash (1973) è il punto di arrivo di un percorso atto a indagare la condizione umana in toto, che non poteva arrivare se non dopo le “sperimentazioni” attuate nei libri precedenti. Capitolo dopo capitolo seguiamo James, il narratore (che si chiama proprio come lo scrittore), rimettersi da un brutto incidente d'auto e incontrare Vaughan, sorta di mentore con cui condivide le stesse, estreme ossessioni. Insieme passano attraverso automobili, strade, incidenti, corpi di donne: tutto ciò che li ossessiona e li rende vivi. James e Vaughan sono una sorta di estremo postmoderno di Jack Kerouac e Neal Cassady, agli antipodi del loro “sogno americano di ribellione”. La narrazione, in prima persona, è portata avanti dalle osservazioni di James: ogni cosa è filtrata attraverso la sua visione in una cadenza catartica.

9 settembre 2011

BALLARD - I - LA CATASTROFE INTERIORE


Vento dal nulla (1961): un vento continuo e devastante spazza via le città, nelle quali gli uomini sono impegnati in missioni di sopravvivenza. Opporsi alla natura è difficile e significa soprattutto tentare di adattarsi a nuove condizioni, tanto aliene quanto quelle di un altro pianeta. E questi tentativi disperati possono condurre a piani morbosi e folli.
Il romanzo può rientrare nel cosiddetto genere catastrofico che inizia a diffondersi negli anni '60. Tuttavia l'impronta di James Ballard è subito evidente: l'autore non conduce la vicenda e i personaggi nel modo canonico, come ci si aspetterebbe da un romanzo in sostanza action, e la catastrofe è già più interiore ai personaggi che la vivono, erodendo le loro personalità, che non esterna (a Ballard non interessa raccontare un'apocalisse globale a larga scala). Trattandosi del primo romanzo, ancora piuttosto action, le teorie che l'autore intende comunicare sono ancora acerbe, tratteggiate a grandi linee, ma pur sempre presenti a costituire spunti abbastanza potenti da permettere al libro di reggersi da solo e di essere interessante. Un'opera minore che va letta nel contesto della quadrilogia catastrofica di inizio carriera, che si completerà con i successivi romanzi.

1 settembre 2011

JAMES G. BALLARD: UN RITRATTO DOVUTO



“In cosa consiste il significato della natura se non nella sua capacità di illustrare una qualche esperienza interiore? Gli unici paesaggi autentici sono quelli dell'anima, o le loro proiezioni esterne.” (dal racconto Il Delta al Tramonto)

James G. Ballard non ha scritto delle belle storie, godibili innanzitutto a un livello puramente narrativo, all'interno delle quali inserire, mascherandole in qualche maniera, le sue teorie. No: Ballard ha scritto le sue teorie. Le storie che le contengono sono plasmate a loro forma e necessità e, a guardarle dall'alto, in apparenza sono grottesche, surreali e talvolta persino incomprensibili. Se si cerca una mediazione bisogna rivolgersi altrove, perché Ballard non offre mediazioni. Il suo grande pregio è quello di intrappolare rapidamente il lettore e costringerlo a guardare, se non proprio a condividere, ciò che gli vuole mostrare. I libri di Ballard sono difficili, il lettore dovrebbe essere almeno in parte preparato a cosa va incontro: non perché la lettura sia pesante, ma perché si rischia di uscirne senza capire davvero cosa si è letto. Tuttavia le tematiche ballardiane sfiorano gli istinti, solleticano le parti più profonde del pensiero o dell'anima, e hanno un valore collettivo e universale. Poco importa, dunque, che si possano giudicare in modo superficiale certi aspetti (per esempio le azioni dei personaggi) come estremi, inappropriati, surreali. Una volta colto il messaggio ci si accorge della semplice perfezione dello svolgersi, come assistendo a un esperimento scientifico. E la discesa ha inizio.