9 settembre 2011

BALLARD - I - LA CATASTROFE INTERIORE


Vento dal nulla (1961): un vento continuo e devastante spazza via le città, nelle quali gli uomini sono impegnati in missioni di sopravvivenza. Opporsi alla natura è difficile e significa soprattutto tentare di adattarsi a nuove condizioni, tanto aliene quanto quelle di un altro pianeta. E questi tentativi disperati possono condurre a piani morbosi e folli.
Il romanzo può rientrare nel cosiddetto genere catastrofico che inizia a diffondersi negli anni '60. Tuttavia l'impronta di James Ballard è subito evidente: l'autore non conduce la vicenda e i personaggi nel modo canonico, come ci si aspetterebbe da un romanzo in sostanza action, e la catastrofe è già più interiore ai personaggi che la vivono, erodendo le loro personalità, che non esterna (a Ballard non interessa raccontare un'apocalisse globale a larga scala). Trattandosi del primo romanzo, ancora piuttosto action, le teorie che l'autore intende comunicare sono ancora acerbe, tratteggiate a grandi linee, ma pur sempre presenti a costituire spunti abbastanza potenti da permettere al libro di reggersi da solo e di essere interessante. Un'opera minore che va letta nel contesto della quadrilogia catastrofica di inizio carriera, che si completerà con i successivi romanzi.
(foto dell'autore)
Il mondo sommerso (1962, noto anche come Deserto d'acqua) è il primo apice creativo, forse il libro più intenso della prima fase ballardiana. In un futuro prossimo, la Terra è stata sommersa dagli oceani e sta regredendo a un clima tropicale e preistorico; seguiamo Kerans e altri uomini rifugiati tra le spoglie della città di Londra, in una sempre più critica condizione di vita dettata dal nuovo ambiente. Tra chi resta e chi vuole fuggire subentrano strane e grottesche relazioni mirate alla sopravvivenza.
Ballard procede ipnotico, ricalcando lo stato in cui vivono i personaggi. La sua poetica, ancora agli albori, è già ben evidente e viene snocciolata in tutti i suoi elementi: prendiamo per esempio i paesaggi dalle tinte surrealiste, quasi uscissero da Dalì (di fatto, il surrealismo è presente in Ballard ed è una sua fonte di ispirazione), e i comportamenti strani e disconnessi dei protagonisti. Fissa così il fondamento della sua poetica. Lo scenario (il mondo sommerso dall'acqua) è il laboratorio dove si svolge la sua analisi, con l'obiettivo di mettere a nudo le segrete inclinazioni della psiche. L'uomo non lotta contro la catastrofe, ma vi si abbandona sapendo di poter giungere a uno stato superiore, nuovo: in questo semplice presupposto Ballard si distingue da tutta la letteratura di genere (tipicamente basata sull'affrontare il nemico). Qualcuno ci ha visto anche un riferimento a Cuore di tenebra di Conrad.
La risposta è dunque inscritta nei profondi recessi dell'uomo, che va incontro alla devoluzione: la specie così come la conosciamo si piegherà su se stessa. Vi sono individui più sensibili e disposti a tale processo rispetto ad altri: sono inevitabilmente ai margini dell'etica o della struttura sociale (che perdono di ogni significato) e sono toccati da inquietudine esistenziale, sembrano cioè – anche al lettore – folli o sconnessi. Di contro, agli ottusi che ancora ambiscono il controllo non resta che la fuga disperata e probabilmente vana (Ballard non ci dice che fine faranno).
Un grande romanzo fuori dagli schemi, brillante e che lascia spaesati e affascinati, da affrontare a mente aperta e da leggere almeno due volte per comprenderlo a fondo.

Terra bruciata (1964) racconta di come la siccità e la desertificazione arrivino a plasmare la vita di pochi individui, i cui comportamenti mutano in modo, all'apparenza, incomprensibile. Il protagonista si muove tra un villaggio abbandonato, sulle rive di un fiume prosciugato, e la costa, dove l'ultima comunità cerca di sopravvivere con violente corse verso le rarissime pozze d'acqua. Assieme a lui, vi sono l'ex moglie e una serie di personaggi-fantasma.
Ancora una volta il libro è una tesi, che Ballard esplicita in alcuni passaggi descrittivi; ancora una volta il percorso dei personaggi acquista senso quando essi rispondono positivamente al nuovo adattamento, alla disgregazione del passato umano, civile, sicuro, per un futuro dagli inesplorati confini sia geografici che mentali. Estremizzazione ulteriore delle premesse utilizzate per Il mondo sommerso e Vento dal nulla, rispetto agli altri romanzi qui Ballard sembra faticare un po' nel portare avanti la vicenda ed estenderla alla lunghezza di un romanzo. Opera minore, quindi, che magari avrebbe tratto beneficio da un trattamento in forma di racconto, comunque non priva di interesse e importanza, contestualmente alla quadrilogia catastrofica.

Foresta di cristallo (1966) è uno dei romanzi più importanti del periodo per Ballard, opera originale e senza eguali. In Africa, una foresta inizia un incredibile processo di cristallizzazione: ogni cosa, inclusa l'aria, assume le sembianze di cristallo o di ghiaccio. Il fenomeno sembra destinato a espandersi lentamente a tutto il globo. Sanders, un medico che lavora in un villaggio, si trova coinvolto con la popolazione locale e con una squadra di uomini decisi a rimanere nella foresta a tutti i costi. Essa, infatti, li chiama a diventare parte di sé, della sua realtà cristallizzata che è una nuova, eterna condizione di vita intoccabile dal tempo e dai cambiamenti.
Il libro conclusivo della quadrilogia è una potente variante sul tema: Ballard introduce l'elemento tempo e lo tratta come parte attiva. Il tempo, l'eternità, la memoria, la morte: con forte simbolismo Ballard indaga l'estremo della comprensione umana e il suo struggimento più grande. Così i cristalli eterni promettono le risposte a qualunque dubbio, basta soltanto accettare la metamorfosi e diventare parte di essi. Cristalli e statue ricorrono nelle opere di Ballard, in particolare nei racconti del periodo, a simboleggiare l'immobilità, l'eternità, l'uomo che tenta di “fissare” il tempo e le sue deboli convinzioni a riguardo, bloccando paura e morte.
L'idea è straordinaria e deriva da un racconto precedente che, a voler ben vedere, risulta anche migliore del romanzo per la sua natura concisa. Ma Foresta di cristallo è una tappa essenziale sia per apprezzare la portata della penna di James G. Ballard, sia per gustare un sapore di fascino e mistero che ha pochi eguali nella narrativa.


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