25 settembre 2011

BALLARD - III - PARABOLE RADICALI


Hello America (1981, noto anche come Ultime notizie dall'America) narra di un futuro dove gli Stati Uniti sono desertificati e spopolati. Una spedizione tenta di attraversarli, diretta a Los Angeles, sede di un folle presidente autoeletto che si fa chiamare Charles Manson, gioca con testate nucleari e confonde idee di ricostruzione con idee di isolamento e autodistruzione. Gli uomini in viaggio sono mossi da obiettivi del tutto personali; il deserto altera e seleziona le loro menti.
Mentre la prima parte contiene i marchi tipici di Ballard, pur non aggiungendo niente di nuovo a tesi già trattate in modo più fresco e interessante nei romanzi precedenti, la seconda parte è più tradizionale: un intreccio action, una risoluzione e una morale conclusiva. Si apprezza il fatto che è un'opera a largo spettro con la quale Ballard tenta di riassumere la propria visione, rinnovandola, e di portarla a estremi più attuali. Il romanzo, del resto, riflette molto bene l'immagine e il sentimento di degradazione dell'America degli anni Ottanta. L'autore si è fatto quindi portavoce di un preciso momento storico adattandolo alla propria opera, per sottolineare come la sua visione sia molto più vicina alla realtà di quanto non sembri.

Il giorno della creazione (1987) vede protagonista un medico, Mallory, che si trova in una regione desertica dell'Africa. Sprigiona quasi per caso una sorgente e dà vita a un nuovo fiume, che ben presto esso diventa gigantesco al punto da poter fertilizzare gran parte del Sahara. Mallory ne viene ossessionato, si identifica nel fiume da lui creato e, insieme a una giovane donna del luogo, compie un folle viaggio in battello verso la fonte. Il viaggio assume i contorni di un processo mentale e temporale a ritroso: il paesaggio attorno al fiume diviene man mano quello della Terra primitiva. Contro Mallory, interessate alle sorti del fiume, si scatenano fazioni politiche e militari.
Il cuore del romanzo è pura poetica ballardiana, nonostante non sempre sia chiaro a quale tesi voglia arrivare, quasi sostenendone di diverse in momenti diversi. In effetti la narrativa di Ballard ha ormai virato in acque diverse e questo libro costituisce il punto di svolta definitivo. È la mente di Mallory, con tutte le sue incongruenze, l'elemento di interesse per Ballard. D'altro canto, nonostante la struttura e l'idea appaiano simili, siamo lontani dalle catastrofi interiori d'inizio carriera: la catastrofe è qui sostituita da un elemento (il fiume) la cui apparizione, nella normalità delle cose, sarebbe tutt'altro che negativa. È quindi una catastrofe al contrario: positiva.
Ma Ballard ci dice che la mente non riesce sempre a compiere precise distinzioni: così mette in dubbio definizioni, obiettività, punti di vista; gioca con elementi di attualità politica e sociale che saranno la chiave di volta della sua produzione successiva; e soprattutto narra in prima persona (come in Crash) discostandosi dalla posizione di osservatore-scienziato che predominava nelle sue prime opere, e lasciando più spazio all'individualità.

Un gioco da bambini (1988) ha la lunghezza di un racconto lungo e costituisce una parentesi abbastanza singolare nella bibliografia di Ballard. Una semplice storia di cronaca con un significato radicale, dove l'autore condensa il suo sguardo sulla psicosi, sul modo in cui l'individuo è sottomesso al sistema fino alle più estreme e terribili conseguenze.
In un complesso residenziale abitato da ricche famiglie si compie un massacro: a morire sono gli adulti, mentre i bambini spariscono, in apparenza rapiti. Il racconto è l'indagine di uno psicologo che arriva a scoprire una verità ben più atroce: sono i bambini gli artefici del massacro.
Ballard scrive una sorta di Villaggio dei dannati sostituendo l'elemento paranormale-gotico con quello psico-sociale ben radicato nella società moderna: il controllo, i desideri illusori, le pressioni mediatiche sono le cause che innescano un “processo evolutivo” di drastica ribellione. Il massacro non è che l'ultimo atto di una serie di comportamenti anomali: i bambini, nel loro ambiente protetto, si stavano trasformando in qualcos'altro.
In questa parabola di forma concisa, Ballard è attento a mantenere il tutto su livelli assolutamente realistici, lavorando di psicologia e senza concessioni al di là della realtà quotidiana. Ma ecco come conclude, insinuando l'idea di scenari ben più ampi, irrazionali e catastrofici: “Il regime indulgente e protettivo […] nei lussuosi complessi residenziali […] ha generato una stirpe di vendicatori, e li ha mandati a sfidare il mondo che li amava”.
Una lettura essenziale, per ballardiani e non.

Leggi anche:
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J.G. Ballard: un ritratto dovuto
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