9 ottobre 2011

BALLARD - IV - UN CALEIDOSCOPIO DI RACCONTI


Parte fondamentale della produzione di James G. Ballard sono i racconti, ancor più dei romanzi, sia per mole ma soprattutto per la loro importanza nell'evoluzione dell'autore. Tutti i temi che Ballard esplora nei romanzi hanno avuto gestazione in qualche racconto (in alcuni casi i racconti sono veri e propri germi di storie poi “cresciute” in romanzi brevi, quali Foresta di cristallo). I racconti portano avanti, in realtà, una sorta di unico grande romanzo fatto di tanti personaggi che sono sempre lo stesso individuo al centro della poetica ballardiana. Tra gli anni ’50 e '70 scrive la maggior parte dei racconti – il periodo più legato alla fantascienza surrealista – per poi diminuire negli anni ’80 e '90 – periodo nel quale Ballard, ormai autore a tutto tondo, propende per la narrativa lunga eliminando gli elementi di genere.
I racconti di Ballard sono stati sparpagliati in tantissime raccolte pubblicate nel corso della sua carriera. Questo ha allontanato episodi tra loro affini, blocchi di racconti appartenenti a momenti ben precisi della sua produzione. I tre volumi Tutti i racconti risolvono questo problema, mostrando lo straordinario percorso della sua letteratura.
Volendo conoscere James Ballard si può cominciare da qui, prima ancora che dai romanzi.
Cito di seguito alcune delle raccolte più omogenee (ovvero con testi tematicamente simili) che sono apparse nel corso della sua carriera.
Vermilion Sands (1971). Nove racconti ambientati nell'omonima località: l’equivalente letterario del regno di Dalì, desertico e surreale. I personaggi sono artisti di arti diverse: musica e canto sprigionati da fiori e statue, nuvole scolpite come creta, quadri in biologico movimento, case psicoreattive, poesie dattiloscritte su fili fluttuanti. Poi ci sono dame dalle personalità confuse, folli, ammalianti. Il luogo e la psiche intrecciati nella chiave di volta ballardiana, l'esterno che si interiorizza e l'interno che si esteriorizza. Come di fronte a un Dalì il lettore si abbandona e si fa trascinare dalla pura osservazione di un mosaico di simboli.
La civiltà del vento (1976). Raccolta che presenta alcuni racconti accomunati dal tema del volo, l'ambizione dell'uomo verso il cielo e i luoghi – fisici e non – a cui conduce. Il più lungo e importante è La città definitiva: un uomo fugge dalle proprie comodità per tentare, invano, di rimettere in piedi una metropoli abbandonata. Altri racconti ironizzano e portano a inquietanti estremi i modi del nostro vivere.
Mitologie del Futuro Prossimo (1982). Racconti sul tema del tempo, di cui alcuni davvero essenziali. Cosa accade se si inizia a considerare il tempo solo un artificio mentale e a vedere il mondo come un caleidoscopio delle realtà passate e presenti? È un incredibile passo avanti o una pericolosa allucinazione a segnare i protagonisti di Miti del futuro prossimo e Notizie dal sole? E le ossessioni verso la pornografia di Furibonde fantasie sono davvero la chiave verso un nuovo livello di comprensione? Andrebbe letto all'interno di questo contesto anche un altro racconto, Memorie dell’era spaziale, apparso nell’ultima raccolta di Ballard, Febbre di guerra.

Altri racconti che è doveroso citare sono: La spiaggia terminale; Il gigante annegato; Le torri di osservazione; Le voci del tempo; Le tombe del tempo; La prigione di sabbia; Il delta al tramonto; Ora il mare si risveglia... e innumerevoli altri.

Nota: i “racconti” (le virgolette sono d'obbligo) che costituiscono La mostra delle atrocitànon sono inclusi in Tutti i racconti poiché costituiscono, nel complesso, un “romanzo” (di nuovo le virgolette) con una visione a senso compiuto.


Leggi anche:
J.G. Ballard: un ritratto dovuto
Ballard I: la catastrofe interiore
Ballard II: tecno-socio-psicosi
Ballard III: parabole radicali

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