1 novembre 2011

DAVID CROSBY - VOYAGE (PT.1)

[Update 29.6.2012]

Come Reflections di Graham Nash, l'antologia di David Crosby è costituita di tre dischi: due di essential con i brani più importanti nelle versioni originali (rimasterizzate però), e uno treasure con 16 canzoni in versioni inedite.
Oltre alla superba resa audio e al libro di note e fotografie, il grande pregio di questa antologia – come appunto quella di Nash – è di raccogliere sotto lo stesso tetto la produzione di Crosby, spaiata in quattro decenni di CSN, Crosby/Nash, CPR e dischi solisti. Dei tre CSN, Crosby è quello che ha prodotto meno in termini di quantità, visti i “vuoti” nella sua carriera colmati più dalla droga che dalla musica; ma quel che ha fatto ha avuto una rilevanza forse maggiore degli altri. La sua ricercatezza chitarristica è evidente; ma viene subito in mente anche la struttura quasi progressive di tanti suoi pezzi, distante dalla ciclicità strofa-ritornello-strofa-ritornello di una canzone nella forma più classica.
Basti pensare poi alla fama del primo disco solista If I Could Only Remember My Name (anche il Vaticano in una recente classifica lo considera simbolo di una generazione), o alle canzoni più rappresentative del supergruppo (“Wooden Ships”, “Dejà Vu”, “Long Time Gone”). Il suo decennio d'oro tra Sessanta e Settanta, una carriera-lampo da tipica rockstar dei tempi, ha prodotto la musica più originale di CSN. Ma 
brani di grande impatto sono venuti anche dopo, soprattutto nell'ultimo periodo quando Crosby è tornato in forma a calcare il palcoscenico (e proprio recentemente ha annunciato un nuovo disco).
Voyage (uscito nel 2006) permette di percorrere cronologicamente il viaggio di questo influente cantautore. A partire dai Byrds, band in cui militava nello stesso momento in cui Stills e Young militavano nei Buffalo Springfield e Nash negli Hollies. Si parte dunque con “Eight Miles High”, “Renaissance Fair” (brani scritti in collaborazione) e “Everybody's Been Burned”, la prima canzone – dice Crosby nelle note del bellissimo libretto in allegato – “scritta da me con cambi relativamente sofisticati, la prima di cui sentirsi orgoglioso”.
Arrivano poi i successi di Crosby, Stills, Nash (& Young), tra '69 e '70. “Wooden Ships la scrissi nella cabina della mia nave, la Mayan. Avevo già la musica. Paul Kantner scrisse due versi, Stephen un altro, e io aggiunsi quelli in chiusura. […] Presi in prestito la prima frase da un canto di una chiesa Battista […]. Immaginammo noi stessi come i pochi sopravvissuti, fuggiti su una barca, che potessero ricostruire la civiltà”.
“Guinnevere si riferisce a tre donne. Ve ne posso rivelare due. Una era Joni [Mitchell], nel terzo verso […]. Christine in quello centrale. Quella degli 'occhi verdi' non ve la posso dire”.
“Long Time Gone”: “avevamo perduto JFK, poi Martin Luther King, quindi Bobby Kennedy. […] Ero infuriato”.
“Dejà Vu”: “quando avevo 10 o 11 anni, qualcuno mi fece salire in barca e io sapevo come guidarla. Ho pensato, 'devo averlo già fatto'. Poi qualcuno mi ha messo in testa l'idea della reincarnazione e... boing!”
Nash racconta che Christine, la ragazza di Crosby a quel tempo, “venne uccisa tre giorni prima della registrazione di “Almost Cut My Hair” […], brano che significò molto per noi come insieme musicale”.
Nel 1970 iniziano le sessions di If I Could Only Remember My Name, nelle quali Crosby lavora con Jerry Garcia, Jorma Kaukonen e altri; Voyage contiene ben cinque estratti dell'album.
“Tamalpais High”: “Tutti credono che si riferisca al monte Tamalpais. È buffo perché invece, parla della Tamalpais High School alle 3 del pomeriggio quando le ragazze scappano via […]. Ma Mt. Tamalpais fu molto importante per me. […] Trascorsi molto tempo lassù dopo che Christine morì”.
““Laughing” nacque mentre guardavo George Harrison andare dal Maharishi. Volevo dirgli, 'guarda che nessuno ha la risposta. Nessuno'. […] Non sempre riesci a ottenere pezzi come “Laughing”. In quel periodo Stephen Bancard registrava le chitarre acustiche come nessun altro”.
“Music Is Love” nasce da un'improvvisazione di Crosby, Nash e Neil Young: “dissero che dovevo metterla nel mio disco”.
“Song With No Words”: “Si era creata questa gigantesca, fantastica alchimia. […] Lo scopo dell'arte musicale è farti provare emozioni. Non servono per forza le parole”.
“What Are Their Names?” “è stato un gran colpo di fortuna. Andai in studio e iniziai a suonare qualcosa alla chitarra, e Garcia cominciò a suonare con me. Poi [Phil] Lesh ci ascoltò e si unì, quindi si unì anche Neil. Puoi quasi sentirci camminare per la stanza […] e iniziare a suonare”.
“I'd Swear There Was Somebody Here”: “Stephen Bancard mise a punto questa favolosa eco perché io potessi creare qualcosa. […] Mi sembrava che Christine fosse lì. La potevo avvertire”.
L'anno dopo è la volta del primo disco insieme a Graham Nash. “La vita non mi aveva ancora tradito prima della vicenda di Christine. Tutto d'un tratto passai dall'esser parte del più grande gruppo del mondo, dal successo più totale, al non avere più nulla. “Where Will I Be?” è una triste canzone di un periodo della mia vita in cui ero perduto. È la domanda alla risposta di “Page 43”. […] Scrissi “Page 43” nella cabina della mia barca a Sausalito. Ero musicalmente influenzato da James Taylor”. Alla domanda se la “pagina 43” si riferisce a un libro specifico, Crosby dice di no.
“Critical Mass” viene registrata in quel periodo, ma utilizzata nel 1975 come introduzione a “Wind On The Water”, title-track del secondo disco di Crosby & Nash.
Da quest'album provengono i brani che seguono: “Carry Me” (“Il terzo verso parla di mia madre”), “Bittersweet” (“Mi sono svegliato una mattina – Nash non era ancora alzato – e ho cominciato a buttarla giù […]. Per l'ora di cena era registrata”) e “Naked In The Rain” (“Ho avuto un'allucinazione che avevo già tentato di descrivere. […] Hai presente il verso che dice fluttering pages of faces, no two alike? Parla di quello”).
Il primo disco si chiude con un brano dal terzo album di Crosby & Nash, Whistling Down The Wire (1976). “Ero decisamente contento di “Dancer”. L'avevo scritta sulla 12 corde molto tempo prima di registrarla. E' un pezzo strano, ma vivace, con parti vocali interessanti […]”.
...continua...


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