2 dicembre 2011

ON THE BEACH: DALI, BALLARD, YOUNG

Tutte le cose sono interconnesse. Ogni tanto salta fuori un libro o un articolo che fa strabuzzare gli occhi e dire “allora non ci avevo pensato solo io!” E quelli che sembravano trip del tutto personali assumono concretezza... Be', oggi è il giorno di uno di questi.
Che Neil Young abbia fatto musica con un'atmosfera che si avvicini a dimensioni irrazionali, surrealiste, mi sembrava vero. Che Young apprezzi alcune idee fantascientifiche era altrettanto vero. Che James G. Ballard e il surrealismo vadano a braccetto, è senz'altro un dato di fatto. Chissà se Young ha mai letto James Ballard o se James Ballard ha mai ascoltato Neil Young? Vorrei credere di sì.
A voi la mia traduzione di parti di un articolo dal titolo “On the beach: Dalì, Ballard, Neil Young e Cadillac Ranch”.



I patafisici orologi deformati della tela di Salvador Dalì “La Persistenza della Memoria” [foto sopra] hanno continuato a segnare il tempo molecolare dal 1931 alla primavera del 1974, quando la loro posizione sulla spiaggia è stata usurpata da una serie di opere di cultura popolare quasi simultanee. Dalì le aveva anticipate nel ridipingere “La Persistenza della Memoria” come “La Disintegrazione della Persistenza della Memoria” nei primi anni '50, sottolineando la produzione di massa post-atomica e l'apocalisse implicita e naif delle tele originali viste attraverso la lente dell'olocausto di metà secolo, e di quelli ancora a venire […].
Ma l'instabilità che Dalì ha portato con “La Disintegrazione...” e la fine della sua serie cronologica di dipinti è stata brutalmente scossa nel 1974, a cominciare da un'immagine di David Pelham. A Pelham era stata commissionata la copertina per l'edizione Penguin di alcuni romanzi catastrofici di James G. Ballard dei primi anni '60: Wind From Nowhere (1961), The Drowned World (1962), The Drought (1964) e The Terminal Beach (1964) […]. I romanzi seminali su catastrofi e apocalissi di Ballard, la loro estensione/mutazione razionale nel suo periodo avanguardistico dei primi '70 prima del ritorno alle apocalissi suburbane a metà dei '70, emergono dal contesto della Guerra Fredda, di Cuba, dalle dimissioni di Nixon e dalla fine della guerra in Vietnam. Le immagini di Pelham si presentano come le più autentiche ed empatiche con la fiction di Ballard, e la splendida immagine per The Drought ritrae la coda di una Cadillac semisommersa (un tratto tipico della serie di Pelham) nel deserto, ed è secondo me la migliore della serie [foto sotto].
Il rapporto di Ballard col surrealismo, e con “La Persistenza della Memoria” di Dalì, è ben noto: l'opera appare ad esempio in La Mostra delle Atrocità (1970) e viene citata spesso nelle interviste e nei saggi di Ballard, direttamente o indirettamente. Parlando della scena europea in un'intervista per Re/Search (ottobre 1982) […], Ballard disse: “Qui i pittori surrealisti hanno un'enorme influenza sulle copertine di dischi e libri – vedi dei paesaggi stile Dalì, delle spiagge stile Yves Tanguy, delle disposizioni di oggetti stile Magritte. E' un'influenza colossale sulla pubblicità”. La Cadillac gialla semisommersa di Pelham, le sue “pinne” futuristiche/nostalgiche, apparve nell'aprile 1974. Il pregio dell'immagine di Pelham sta precisamente nella sua valenza post-surrealistica di “fine della tecnologia”, come nei romanzi di Ballard. E' la Disintegrazione della pop art...
Il mese successivo, la fine di maggio 1974, il collettivo avanguardistico Ant Farm cominciò la costruzione del Cadillac Ranch, una serie di dieci Cadillac parzialmente sommerse nella polvere del Texas a ovest di Amarillo. […] La teleologia delle Cadillac esprimeva concetti alti attraverso la produzione di massa. Rappresentavano, secondo la pubblicità, “Lo Standard del Mondo”. Le Cadillac sommerse erano anche un'icona di obsolescenza, la rivelazione (attraverso lo sprofondamento nel deserto del reale) di miti di futurismo borghese, nonché un'icona dell'olocausto. […]
Stranamente la Cadillac gialla nella sabbia di Pelham riapparve nel luglio 1974 nella psichedelica cover del disco On The Beach di Neil Young, creata da Rick Griffin. L'arte psichedelica, in senso lato, è debitrice col surrealismo, e questa immagine ne fa da esempio. La coda della Cadillac nella foto surreale di Griffin, e la sua angolazione, sono del tutto analoghi all'illustrazione di Pelham […]. Gli orologi sciolti e l'albero morto dei dipinti di Dalì sono rappresentati dallo sfrangiato orlo dell'ombrellone da spiaggia sopra il portaoggetti che Young ha abbandonato per contemplare l'oblio sul limite della spiaggia. I fiori arancioni stampati sulle sedie da spiaggia, la loro ombra e forma alludono agli orologi e alle formiche di Dalì. Il giornale al vento caduto alla base dell'ombrellone (il cui titolo inneggia alle dimissioni di Nixon, avvenute il mese dopo) rappresenta nuovamente la fine della tecnologia. Le scogliere della Catalogna di Dalì (assenti dall'immagine di Pelham per The Drought) sono citate nell'indistinta linea costiera visibile sulla destra della fotografia dell'album. I capelli al vento di Young rimpiazzano le ciglia della creatura sulla spiaggia di Dalì. Alienazione e olocausto pervadono l'album, a cominciare da Young abbandonato da solo all'intervista radiofonica, nella title-track, fino alle allusioni alla famiglia Manson in “Revolution Blues” […].
La storia del surrealismo è anche la storia del suo sfruttamento mediante assimilazione/immersione nella cultura pop; è vocabolario visivo dell'inconscio ed è anche vocabolario di pubblicità. […]
[James Reich, www.theendofbeing.com - traduzione del sottoscritto]




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