31 maggio 2012

BROOKS: CICLO DELLA GENESI

Quando ci si prende l'impegno di creare, popolare e far funzionare un mondo intero e le sue epoche, bisogna prima o poi fare i conti con gli eventi chiave, quelli a larga scala. Ma la scelta rimane stilistica: niente poteva proibire a Brooks di inventare soluzioni diverse e trattare i protagonisti della saga della Genesi di Shannara così come aveva già fatto nella trilogia del Verbo e del Vuoto. Invece Brooks ha scelto molte linee narrative, tanti personaggi, un panorama globale per narrare gli eventi successivi, il collasso della società umana, il mondo che si spopola, diventa selvaggio e mutante, sul ciglio di un'ultima guerra nucleare.
Le città sono diventate fortezze governate in modo irresponsabile, mentre bande di ragazzi “ribelli” dominano le strade. I demoni arruolano ex-uomini e soggiogano i bambini per poterli crescere nella malvagità. Celati agli uomini, che ne ignorano da sempre l'esistenza, nelle foreste ci sono ancora gli Elfi, ma anch'essi non sono in grado di resistere all'apocalisse incombente. Sono queste le premesse al mondo di Shannara.



Con I Figli dell'Apocalisse, primo libro della Genesi, partono le due linee narrative principali, che proseguono (a formare un'unica storia che si dipana nei tre libri) in Gli Elfi di Cintra e L'esercito dei Demoni. Una delle vicende ha per protagonisti un gruppo di bambini di strada, tra i quali si nasconde il Variante (la cui storia l'abbiamo appresa nella saga del Verbo e del Vuoto). Proteggerlo in nome del destino è il compito di un cavaliere del Verbo, Logan Tom, che deve convincere la scapestrata banda a mettersi in viaggio verso un luogo ignoto dove potranno sopravvivere, raccogliendo nel frattempo molte altre persone lungo la via. Impresa ostacolata ovviamente dai demoni e dal loro esercito mutante. Anche il Variante dovrà rivelare se stesso, poiché non è cosciente di esserlo.
Nella seconda vicenda, gli Elfi, legati a un albero che è una sorta di fonte dell'esistenza, per sopravvivere devono affidarsi a una magia da tempo dimenticata. C'è un prescelto, naturalmente, e c'è un cavaliere del Verbo che è chiamato ad aiutarli, una ragazza messicana di nome Angela Perez. Le due linee narrative entrano in contatto circa a metà della saga, condividendo poi l'unica conclusione possibile.
Nonostante le buone premesse e lo spunto interessante con cui finiva la saga del Verbo e del Vuoto, le mire di Brooks nel voler narrare a così ampio raggio in un'unica saga, non soddisfano completamente. Le parti più interessanti sono quelle riservate alle singole situazioni dei protagonisti. Come al solito, il primo libro è il più bello e interessante proprio perché è il più limitato come geografia e raggio d'azione, per poi perdersi man mano per strada. Logan Tom e Angela Perez, due cavalieri del Verbo, sono personaggi ben motivati e accattivanti, specialmente Angela – singolare l'idea di una messicana in mezzo agli Elfi. Anche le vicende iniziali degli Elfi, con il mistero a proposito della magia e un pizzico di intrighi a corte, promettono grandi cose che poi non vengono mantenute.
L'altro punto debole è una narrazione un po' troppo semplice, spartana, con cliché e momenti estremamente banali. La scelta di alcuni episodi inutili al proseguimento della storia, dal sapore troppo “tappabuco”, mi fa domandare perché, al loro posto, Brooks non potesse articolare maggiormente tutta la fase finale della storia che, purtroppo, è la più deludente.
Parlando di occasioni sprecate, la più evidente – a mio parere – è quella dei protagonisti della prima linea narrativa, la banda di ragazzini di strada che Brooks ha dipinto sulla falsariga dei Bambini Sperduti dell'Isola che non c'è. Con questo genere personaggi a tirare le redini di una storia, è logico che il tutto scende di livello, che non ci si può aspettare un approccio narrativo adulto, maturo. Cosa che, invece, altre parti della storia permetterebbero.
Il pregio della saga della Genesi, tuttavia, è che non si può non godere del mondo in cui si viene catapultati, di quelle morali molto semplici ma sempre funzionanti, di un fantasy che comunque non emula Tolkien ma trova una via del tutto propria, per quanto un po' sgangherata, e di quelle trovate che di tanto in tanto forniscono benzina alla storia e alla narrazione. E anche di questa semplicità generale, anche se ingenua, e della lettura d'un fiato (personalmente, i tre libri in meno di dieci giorni).
Da quando Brooks era partito con il ciclo originale di Shannara, ricalcando l'archetipo fantasy (non solo Tolkien ma in generale la tradizione dei poemi nordici), l'interesse nel sapere “cosa succede dopo/cosa è successo prima” è motivato dal fatto che il mondo di Brooks non è privo di un certo fascino. Pur giocando con cliché o idee semplici, quali l'apocalisse nucleare, i demoni che vogliono soggiogare gli uomini, Elfi e magie dimenticate, eccetera, il mix d'insieme è abbastanza caratteristico e variopinto. Il Verbo e il Vuoto, che rappresentano il bene e il male, sono stati una trovata interessante che ha molta più forza della battaglia contro un cattivone in stile Sauron. Il fatto che il mondo narrato da Brooks sia così umano nell'insieme, nei suoi personaggi (come i demoni, così umani e deboli pur aspirando a tutt'altra condizione) e nei suoi eventi (in cui riusciamo a ritrovare una pennellata di realtà), costituisce un aspetto interessante. La visione di Terry Brooks va presa per ciò che è, ovvero una grossa fiaba: limitata ma comoda.
Pagella: idee alla base ***½ ; sviluppo **½ ; consigliato ***

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