21 maggio 2012

DI TERRY BROOKS E DEL FANTASY


Nel mondo del fantasy spesso si è spiazzati dalla mole di saghe interminabili. Oltre al rischio che perdano il filo a metà rovinando tutto ciò che avevano di buono all'inizio, costituiscono soprattutto un impegno di lettura troppo gravoso, tale per cui non si può leggere nient'altro per mesi o persino anni. Spesso il fantasy è sinonimo di megalomania. Ma ci sono anche autori che non ragionano in questi termini, nonostante abbiano scritto molti libri ambientati in un solo mondo.
Il pregio di Terry Brooks, di sicuro, è la sua accessibilità a tutti i livelli. Nonostante siano trent'anni che scriva del mondo di Shannara, lo fa a tappe di trilogie in cui ciascun libro ha dimensioni normali (300 o 400 pagine). Ogni saga narra di un determinato periodo con i suoi personaggi (per esempio varie generazioni di una stessa famiglia), che danno forma man mano alla storia al mondo creato dall'autore. Per un lettore una simile semplicità e accessibilità costituiscono sicuramente un incentivo che non va dato per scontato.
L'accessibilità di Brooks risiede anche nella sua scrittura, ma in questo caso non sempre è un aspetto positivo. E' noto che il fantasy di Brooks sia, diciamo così, adolescenziale: la sua scrittura non ha una grande originalità o profondità, in certi casi tende a tirar via, e possiamo scordarci grandi passaggi narrativi del calibro di altri autori del fantastico (da Tolkien a Stephen King). L'immediatezza dei personaggi e degli eventi da una parte permette di non perdere mai il filo, non solo all'interno di una stessa saga ma anche fra saghe diverse lette a distanza di tempo. Cioè, nel mondo di Shannara ci si ritrova sempre senza difficoltà. La struttura molto semplice, capitoli ben definiti e di facile lettura, la progressione essenzialmente cinematografica ne fanno di sicuro una lettura piacevole e incalzante.
Però, come ho già detto, non è possibile aspettarsi quel solletico dato dalla grande narrativa, da grandiosi personaggi che escono dalle pagine, insomma “spessore” di un certo livello. Le morali sono sempre facili e non escono da quanto richiesto dal canone fantasy. Anche il fatto che i protagonisti siano spesso ragazzi, e non adulti, non permette di alzare il tiro più di tanto, dà una leggerezza che diventa a volte eccessiva. Sebbene esistano splendidi libri con bambini per protagonisti (uno fra tutti, It di Stephen King), nel fantasy gli schemi sono molto più severi (per esempio si può fare il confronto, in termini di “situazioni adulte” con George R. Martin). E questo – il target dei ragazzi più che degli adulti, che sia o no la sua intenzione – è il peggior difetto di Terry Brooks, che per il resto ha creato un mondo e un continuum da cui avrebbe potuto trarre libri di un calibro molto più elevato. Talvolta persino la scrittura in sé stessa (col beneficio del dubbio se sia colpa più di Brooks o del traduttore) sembra strizzare l'occhio al lettore, saltando a piè pari passaggi che il lettore vorrebbe leggere, risolvendo con frasi fatte e cliché. Altre volte invece, specialmente quando le storie vengono introdotte (la tendenza, come capita spesso, è quella di dare ottime premesse per poi procedere in maniera sempre più prevedibile), Brooks riesce a creare e mantenere quella magia che spinge a divorare capitolo dopo capitolo.
Insomma è altalenante, Brooks. Premesso che io non ho ancora letto tutte le saghe, fino ad ora ha costituito un piacevole intermezzo fra altri generi di letteratura, quando arriva la sete del fantasy che è così difficile da saziare (in primo luogo è difficile la scelta, quando si percorre lo scaffale della libreria, poi è difficile che quella scelta dia la soddisfazione attesa, e questo lo si sa fin dall'inizio). Quindi, per poterlo apprezzare anche solo per la sua natura piacevole e fantasiosa, bisogna tenere le aspettative a un'altezza media: non troppo alte pensando di aver a che fare con un altro Tolkien, un Martin o un Eddings, né troppo bassa perché comunque Brooks ha dimostrato talento e non scrive certo teen-fantasy ormonale. Ci sono poi grandi differenze tra le saghe, tali per cui un lettore cambia il suo giudizio a seconda di quali libri va a leggere.
È noto che per il primo romanzo, La Spada di Shannara, Brooks sia stato accusato di plagio, essendo trama e personaggi una sorta di specchio del Signore degli Anelli. Il fantasy ha degli elementi e delle tematiche tipiche che spesso diventano schemi severi, ma che possono anche essere reinterpretate liberamente. Ma bisogna ammettere che già dal secondo libro dell'originale trilogia Brooks ha cominciato a disegnare il suo mondo in maniera originale; che poi sia più o meno bello o farsesco è discutibile. Con le altre saghe, ha costruito un continuum narrativo originale, terreno fertile per ottime storie (anche qui, possiamo discutere se ha sprecato o meno la sua occasione). In ogni caso l'influenza di Brooks e di Shannara sul fantasy moderno è immensa: ha rilanciato un genere.
Nei prossimi post recensirò le saghe del Verbo e del Vuoto, della Genesi e degli Eredi.


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