31 luglio 2012

I RACCONTI UMANISTICI DI ASIMOV (PT.1)

 

La scrittura di Isaac Asimov è stata spesso criticata per la sua eccessiva rapidità, la mancanza di ampi passaggi narrativi e descrittivi, la frettolosa caratterizzazione dei personaggi. In realtà Asimov si focalizza sempre sui dialoghi permette ai personaggi stessi di rivelarsi e raccontare le situazioni in cui si trovano. Il suo tratto distintivo, questa sua prosa essenziale e cinematografica, è uno stile personale che, nella mia opinione, non ha motivo di essere criticato più dello stile di qualunque altro scrittore, da Ernest Hemingway a Stephen King. Con Hemingway, anzi, condivide il piacere del dialogo tra i suoi personaggi.
La struttura di un romanzo asimoviano è estremamente cadenzata, lineare, logica: la logica (fatto e conseguenza) permea l'intreccio di tutte le sue storie. All'interno di questa struttura, ogni romanzo è una progressione di episodi, talvolta distinguibili quasi come racconti consecutivi. La dimensione del racconto, quindi, sembra proprio calzare per Asimov, come per molti autori di quella fantascienza che nasceva sulle riviste piuttosto che sui libri e che arrivava a nuova maturità tra gli anni '50 e i '60.

La saga originale della Fondazione, nel complesso, è piuttosto breve: circa 600 pagine. Anche quasi tutti gli altri romanzi asimoviani (salvo gli ultimi) sono tutti di piccole dimensioni. E contengono storie che, per complessità e azione, avrebbero potuto essere diluite nel doppio delle pagine sfruttando un taglio più narrativo. Nell'essere spiccio, Asimov rende le sue cronache più forti e puntuali. Ha il taglio dello scienziato, in fondo. Nella fantascienza (quella d'Autore) è una tendenza comune, a differenza del fantasy che si muove diametralmente all'opposto. Anche James G. Ballard e Philip K. Dick ci hanno abituato all'immediatezza, a volte raggelante: è parte del loro stile e del loro fascino essere dei “chirurghi” piuttosto che dei cantastorie.
Nei racconti nati per essere tali, dunque, Asimov non poteva che eccellere: si trova a suo agio nel mondo controllato del racconto. E si può notare come almeno metà dell'antologia Tutti i miei Robot, le cui vicende appartengono allo stesso continuum, potrebbe essere letta come un romanzo a episodi, non molto diverso dai romanzi della Fondazione. Questo, secondo me, appiana molto le differenze tra “romanzo” e “raccolta di racconti” se si parla di Isaac Asimov.

Tutti i miei Robot
In questa antologia, Asimov ha raccolto le fondamenta del suo universo, i racconti che fungono da preludio a tutti i cicli ambientati nel futuro della galassia. È dallo sviluppo dei robot che Asimov parte per ipotizzare il futuro della civiltà umana, la psicostoria e tutto ciò che segue.
Composti lungo tutta la sua carriera (e apparsi originariamente in Io Robot, Il secondo libro dei Robot e altri volumi, più alcuni inediti), questi racconti narrano le tappe della creazione e della diffusione dei robot tra il presente e l'immediato futuro (che per Asimov era il Ventunesimo Secolo). La storia nel suo complesso prende forma episodio dopo episodio, grazie a racconti di altissimo livello. Buona parte di essi si incentra sui personaggi chiave che segnano lo sviluppo della robotica e le relazioni tra robot ed esseri umani: tra tutti spicca Susan Calvin (citata anche altrove da Asimov).
Quello di Asimov, insomma, è uno sguardo – talvolta ironico, talvolta drammatico – su un possibile futuro. Che l'importanza di questi racconti sia andata ben oltre la letteratura lo spiega lo stesso autore nell'introduzione, senza falsa modestia, dicendo che la “robotica” come scienza è una sua invenzione e le “tre leggi della robotica” (elemento chiave della sua visione) sono state osservate per davvero dagli scienziati che oggi si occupano di robot. Ma a prescindere dalla veridicità degli scenari che Asimov ipotizza, assumendo posizioni talvolta pessimistiche e talvolta ottimistiche, è una grande narrativa quella che ci propone: arguta, intelligente, coerente, tangibile. Soprattutto umana (nonostante si parli di robot!): storie che hanno forgiato il nostro immaginario contemporaneo.
Non sono i robot i veri protagonisti: essi sono sempre al centro dell'attenzione degli uomini, che si struggono per comprendere, realizzare, andare sempre più avanti, incartandosi nella loro stessa logica. Ed è questo l'aspetto interessante: Asimov dimostra anche qui di essere uno scrittore profondamente umanistico e lontano dalla fantascienza canonica, pur essendo considerato, paradossalmente, uno dei padri fondatori della space-opera propriamente detta. Eppure, piuttosto che descrivere la tecnologia, Asimov descrive l'impatto che tale tecnologia ha su di noi, sulle nostre vite. Il suo sguardo è ponderato, logico e filosofico allo stesso tempo, estremamente serio e senza eguali.

Il meglio di Asimov
La produzione di Asimov si estende ben al di là dei romanzi e dei racconti sull'universo della Fondazione e dei Robot. Il meglio di Asimov è l'antologia che serve a dimostrarlo, permettendo al lettore di godere di interessanti idee e ottima narrazione. Niente poi ci vieta di vedere certi racconti nell'ambito di qualche periodo della storia galattica. Ma il libro è appunto un'antologia, quindi non v'è coerenza interna e i racconti (dodici in tutto) provengono da periodi e spunti molto diversi.
Una buona metà è veramente geniale, imprescindibile per chiunque apprezzi Asimov, il suo stile di scrittura e le sue idee. Altri racconti, come quelli risalenti a inizio carriera, scarseggiano di quei tratti che distinguono l'Asimov maturo. Ci sono anche due gialli, di cui l'ultimo riprende i due protagonisti del Ciclo dei Robot (ed è presente anche nell'antologia Tutti i miei Robot).
Va sottolineato almeno un racconto, L'ultima domanda, la cui importanza (e fama) nella carriera di Asimov ce la spiega lui stesso nell'introduzione. Non solo è ritenuto il suo miglior racconto, ma forse è il più bel racconto di fantascienza mai esistito: sembra non appartenere nemmeno ad Asimov, sembra convogliare in sé un intero secolo di poetiche fanta-&-scientifiche, suggerendo la perfetta fusione tra un Asimov, un Ballard, un Simak, un Dick... Straordinariamente indelebile e toccante, da solo vale il libro.

Leggi anche:
Philip J. Farmer: pt.1, pt.2, pt.3

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