24 settembre 2012

NATURAL BEAUTY : PARALLELISMI NATURALI TRA BALLARD E YOUNG

Tempo fa ho tradotto e postato qui un articolo a proposito del simbolismo surrealista in artisti del tutto diversi tra loro: Salvador Dalì, James G. Ballard e Neil Young. Era un ottimo esempio per rendersi conto di come certi concetti ricorrano in forme di espressioni e autori diversi creando una rete di interconnessioni davvero interessante. Succede quando si toccano tematiche universali che scavano nella nostra parte più inconscia e atavica.
Credo che i romanzi di James G. Ballard e la musica di Neil Young abbiano molto in comune. Per cominciare, la natura e la sua percezione da parte dell'uomo, un tema molto vasto che in tanti hanno sfiorato. Nelle visioni di questi due artisti, la cui poetica è molto potente, riverbera in modo particolare. Nelle lyrics di Young e nei romanzi di Ballard ricorrono vari temi in modo evidente, e la natura è uno di questi. Il paesaggio, in senso lato, fa da catalizzatore al pensiero e all'animo dei personaggi ballardiani e alle riflessioni nei versi younghiani. Con natura intendo qualsiasi elemento ne faccia parte: dal luogo (per esempio il deserto o la spiaggia) all'elemento in sé (l'albero, l'animale), fino allo stesso concetto che gli uomini ne costruiscono (il paesaggio, la contrapposizione con ciò che è artificiale, il legame con gli stati d'animo, ecc).
Sul simbolismo naturale ballardiano ho già scritto parlando nello specifico della sua prima produzione. Inizialmente più legato a scenari fantascientifici dove le forze naturali fanno da padrone, Ballard arriva mano a mano a focalizzarsi sull'uomo contemporaneo e sui contesti attuali, discutendo dei conflitti che dominano la nostra esistenza. Il romanzo Il paradiso del diavolo, per esempio, mette in scena una follia di matrice ambientalista che nasce dalla fragilità umana, dall'impossibilità dell'uomo di raggiungere gli spazi della libertà totale (rappresentati dal volo e dagli uccelli), dalle malattie psicologiche dell'epoca moderna (il nucleare, i media). L'isola tropicale in cui si svolge la storia vorrebbe essere la culla dove si tenta di far nascere una nuova forma di civiltà, con esiti tragici.
L'elemento naturale è catalizzatore di azioni umane radicali ed estreme: in parte come istintiva reazione, in parte meditate grazie a una nuova comprensione di possibilità “diverse”. Il personaggio chiave ballardiano scopre queste opportunità che prima ignorava o condannava come sbagliate o folli, e inizia a farle sue, a inseguirle con sempre maggior convincimento. Dalla natura scaturiscono domande e risposte, dalle condizioni ostili emergono poi opportunità liberatorie: la ricerca di un nuovo equilibrio. Di fatto gli elementi naturali (e la giustapposizione con quelli artificiali) si avvicinano ad essere la chiave dell'esistenza. Il mondo sommerso è una tesi in merito.

James Graham Ballard, 1930-2009
Di armonia con la natura parla spesso Neil Young: riferimenti continui a immagini naturali e al loro significano intimo e personale (dal ricordo della famiglia contadina, alla storia dell'America tra civiltà precolombiane e auto elettriche, a futuri surreali non distanti da quelli di Ballard). In particolare si può individuare un filone di canzoni che trattano esplicitamente di questa tematica e che sono, a mio avviso, le più toccanti e spesso le più riuscite. Young utilizza la ricerca di un'armonia naturale come una ricerca interiore, personale, quotidiana, che chiunque può (e dovrebbe) abbracciare. Per questo identifica spesso l'io con un luogo (naturale): per esempio un luogo ideale di provenienza o di destino.
Il testo di “No Hidden Path” è didattico in tal senso: “Qualche volta quando vado a passeggiare / Tra gli alti alberi / Sento la luce scendere su di me / Sotto la luna, sotto il sole / Mi sento il prescelto […] È di nuovo quel vento fresco / E io sento il mio amico scomparso / Il cui consiglio non potrò mai sostituire […] Le luci del nord giocheranno ancora / Mentre percorriamo i nostri giorni lontani”.
In “Natural Beauty” la natura è personificata nella donna amata (o in una dea). “Che uomo fortunato / A vedere la Terra prima che essa gli toccasse la mano […] Una bellezza naturale dovrebbe essere preservata come un monumento alla natura / Non giudicarti troppo duramente amore mio / O un giorno potresti scoprire la tua anima in pericolo”.
C'è poi il riconoscimento con il paesaggio americano più tipico, anche questo un luogo di provenienza e di ritorno: “Seppelliscimi fuori nella prateria / Dove vagava il bufalo / Non dovrai versare una lacrima per me / Perché allora non sarò lontano da casa” (“Far From Home”).
Celebri sono le canzoni dedicate all'America precolombiana: in esse ricorre sempre il sentimento di perdita verso una dimensione umana perduta, quella dei nativi e del loro equilibrio con la Madre Terra, che si contrappone alla negatività del progresso storico e tecnologico.
“Pocahontas”: “Aurora boreale / Il cielo glaciale di notte / Pagaie tagliano l'acqua / In un lungo e veloce volo […] Darei un migliaio di pellicce / Per dormire con Pocahontas / E scoprire come si sentiva / Al mattino nei verdi campi / Nella patria che non abbiamo mai visto”
“Cortez The Killer”: “Venne danzando sull’acqua / Con i suoi galeoni e le pistole / Cercando il nuovo mondo […] Sulla spiaggia stava Montezuma / Con le sue perle e le foglie di coca […] Offrirono la vita in sacrificio / Perché altri potessero andare avanti”
“Peaceful Valley Boulevard”: “Un giorno risuonarono spari nella quieta valle / Dio stava piangendo lacrime che cadevano come pioggia / E l'uomo bianco mise piede nella pianura […] Presto gli antichi fiumi presero a bollire / Madre Natura assorbì veleno nel suo suolo […] Un bambino nacque chiedendosi il perché”
C'è una serie di canzoni che utilizzano l'acqua e il mare come elementi di perdita, di pace: sono i luoghi da cui proveniamo e a cui desideriamo ritornare, di fatto un eden.“Sono in piedi lungo la costa / È così bello là fuori / Partire con il vento che spira” (“Through My Sails”).
È mezzanotte sulla baia, le luci risplendono / E le barche a vela ondeggiano / E quella fresca brezza d'oceano soffia sulle Keys […] Mezzanotte sulla baia / Mi fa stare proprio bene” (“Midnight On The Bay”).
Dove il sole colpisce l’acqua / E le montagne incontrano la sabbia / C’è una spiaggia dove passeggio qualche volta / E forse laggiù la incontrerò” (“Looking For A Love”).
E infine l'uso di scenari, naturali o surreali, come metafora di concetti, o meglio come “via” interpretativa attraverso cui accedere a maggiori profondità di comprensione.
Dove l'avvoltoio scende planando su un'autostrada d'asfalto che si insinua / Attraverso biblioteche e musei, galassie e stelle / Nei ventosi saloni dell'amicizia verso la rosa tagliata dalla frusta / Il motel dei compagni perduti attende con la piscina riscaldata e il bar” (“Thrasher”).
Ho sognato che vedevo navi spaziali argentate che aspettavano / Nella gialla foschia del sole / C’erano bambini in pianto e colori in volo / Tutt'intorno ai prescelti / Tutto in un sogno, tutto in un sogno / L’imbarco ebbe inizio / Condurre il seme argentato di Madre Natura verso una nuova casa nel sole” (“After The Gold Rush”).

Neil Young
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