8 settembre 2012

KING: SCHELETRI (1985), EPISODI DALL'UNIVERSO KINGHIANO

Scheletri è una raccolta di racconti uscita in America nel 1985. Stephen King vi raccoglie materiale degli anni precedenti e pubblicato originariamente su alcune riviste. La maggior parte dei racconti risale al periodo 1981-85, ma vi è anche qualcosa di più vecchio e addirittura alcuni dei primissimi (e brevissimi) racconti di King di fine anni '60, rivisti per la pubblicazione in volume.
Va detto che King non dà il suo meglio nei racconti, e certo non nella prima metà della carriera. Ma li adora, come lui stesso dichiara ogni volta che ne ha l'occasione, e adora la tradizione del racconto americano gotico. Così non ha mai smesso di scriverne, raccogliendone gran parte (ma non tutti) in libri come Scheletri, A volte ritornano, Incubi e deliri e altri. Mentre per alcuni scrittori del fantastico che hanno segnato il XX secolo (James G. Ballard, Philip K. Dick, Richard Matheson, giusto per citarne tre) i racconti sono stati territorio fertile dove sperimentare ed evolvere le proprie idee, fino a essere anche più importanti dei romanzi, nel caso di King il racconto è un compendio non fondamentale.
I suoi racconti vanno letti nell'ottica del genere, delle ferree regole letterarie della tradizione. In alcuni casi il risultato è un racconto del tutto “serio” e capace di inserirsi magistralmente in quel filone, in altri è più che altro uno “scherzo”, di quelli che vogliono strizzare l'occhio al lettore. E poi ci sono le perle rare: quei racconti che trasudano il miglior King romanziere, vuoi per l'idea o i personaggi, vuoi perché a volte non esiste genere che confini la portata della scrittura di King.


Scheletri, a mio avviso, è una raccolta discreta ma niente più. Il King da rivista, appunto, non è necessario, né molto affascinante. Tuttavia non mancano le perle rare e alcuni racconti che si agganciano abilmente all'universo kinghiano (quell'immensa ragnatela che collega pressoché tutti i suoi testi e che fa sempre rizzare le orecchie al fedele lettore). Nel 1985 King dava alle stampe It ed erano già usciti capolavori come Shining, La Zona Morta, Il Talismano e Stagioni Diverse, e alcuni interessanti esperimenti sotto pseudonimo (Bachman). I racconti più recenti sono i più variegati e tra di essi ci sono i momenti migliori del libro.
La scorciatoia della signora Todd” (1984) è il racconto migliore: è un dialogo tra due uomini avanti con l'età, che ricordano una strana vicenda a proposito di una strana donna con una strana ossessione. King usa i propri schemi tingendo le pagine di malinconia, umanità e quel velo di mistero e di atavico dubbio che sono uno dei suoi marchi. Il racconto è ambientato a Castle Rock, come molti romanzi e racconti (alcuni in questa stessa raccolta), di cui vengono citate anche persone e situazioni. Quando scrive dei suoi luoghi, anche tracciando solo un episodio di contorno come in questo caso, King dà il meglio perché entra direttamente in comunicazione con il lettore, andando al di là del racconto e fornendo le chiavi della sua poetica.
È il caso anche di “La ballata della pallottola flessibile” (1984) e “Il Braccio” (1981), con cui il libro si chiude. Il primo ha un elemento fantastico appena accennato, a cui il lettore può credere o no, ma per il resto è una magistrale storia di follia, narrata per flashback e con uno scrittore per protagonista. Dagli ingredienti si capisce già che King scrive di ciò che conosce. “Il Braccio” non è splatter come si potrebbe pensare ma è il monologo, toccante e incantevole, di un'anziana signora che ha vissuto tutta la sua vita su una fredda isola (simile alla Little Tall Island di Dolores Claiborne).
Altri racconti che meritano una menzione sono “Il Viaggio” (1981) e “Nona” (1978). Il primo è un ottimo racconto di fantascienza basato su una trovata originale, narrato per flashback e con colpo di scena conclusivo. Il secondo è nuovamente una storia di pazzia e di sovrannaturale (è ambientato a Castle Rock e vengono citati alcuni personaggi di Cose Preziose).
Gli altri episodi sono piacevoli, meritevoli dal punto di vista letterario ma, in fondo, non fondamentali. I migliori di questo secondo blocco sono senz'altro i seguenti. “L'uomo che non voleva stringere la mano” (1982) è un racconto in stile gotico di un uomo che porta una maledizione (il cui protagonista narrante è lo stesso del racconto “Il metodo di respirazione” in Stagioni Diverse); nelle radici gotiche americane affonda anche “La scimmia” (1980), che forse illustra meglio il concetto di racconto che segue la tradizione (e il giocattolo a forma di scimmia compare anche nel romanzo Duma Key). “Il word processor degli dei” (1983) è un altro buon esempio di un racconto del fantastico ricco di umorismo nero. Al grottesco-raccapricciante vira invece l'incalzante “L'arte di sopravvivere” (1982).
Su quanto rimane non mi soffermo, tranne per sottolineare che “Il camion dello zio Otto” è anch'esso ambientato a Castle Rock (e si parla di Frank Dodd di La Zona Morta), e che il bambino del racconto “La nonna” capta al telefono una conversazione tra la madre di Dodd e un'altra donna. Tutte queste interconnessioni creano quell'immensa ragnatela che è l'universo-King, di cui parlavo all'inizio.
Avrei finito qui se non fosse che ho tralasciato il racconto iniziale, per cui va fatto un discorso a parte. “La Nebbia” (1980), da cui Frank Darabont ha recentemente tratto The Mist, è un racconto lungo (130 pagine) che si inserisce in un terzo filone narrativo a cui King ci ha abituato, quello appunto delle novelle lunghe. Il più celebre dei libri che le raccolgono è Stagioni Diverse (quello con “Le Ali della Libertà” e “Stand By Me”) da cui si capisce che il loro valore è pari (o anche superiore) a quello dei romanzi. “La Nebbia” tuttavia non è fuori luogo in Scheletri poiché è una storia horror di tutto punto, un ottimo esempio dell'abilità di King nel genere in cui viene sempre etichettato. La vicenda e i personaggi di “La Nebbia” sono tipici dell'autore e hanno il loro posto nell'universo kinghiano. La novella stessa è praticamente una sceneggiatura, e il film che ne è stato tratto è fedelissimo (per questo conviene leggerlo senza aver visto il film, altrimenti è rovinato).

Fotogramma del film The Mist
Ricapitolando, Scheletri non è il libro con cui approcciarsi a Stephen King, ed è meglio lasciarlo da parte fino a quando non si è letto almeno il corpus principale dei romanzi. La ragione principale è che si darà più valore ad alcuni racconti potendoli collocare nel continuum kinghiano, se lo si conosce già in dettaglio. Del resto, vi sono raccolte di racconti decisamente più interessanti nella fase più recente della sua carriera.

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