20 ottobre 2012

CSN: LIVE IT UP (1990)

Solitamente non è bene giudicare un disco o un libro dalla copertina. In questo caso, però, Crosby, Stills e Nash nello spazio che mangiano wrustel – è questa più o meno l'idea che suggerisce, sbaglio? – non si fanno prendere molto sul serio.


Che sia il punto più basso della loro discografia è fuor di dubbio, tuttavia non lo si può bollare come spazzatura punto e basta. Non sono tanto le canzoni ad affossare questo album, metà delle quali pregevoli (anche se spesso scritte in collaborazione o da terzi): la colpa è del sound.

12 ottobre 2012

BALLARD - VI - PARADISI ARTIFICIALI

 
Il paradiso del diavolo (1994) è il primo dei cinque romanzi che chiudono la carriera di James G. Ballard. In questa fase conclusiva l'autore non sfrutta più alcun elemento fantastico, ma il surreale scaturisce direttamente dalla realtà quotidiana, da ambienti ed eventi perfettamente nella norma che rivelano la loro follia intrinseca.
“Salvate gli albatri” è il grido che apre questo romanzo. Troviamo la dottoressa Rafferty, una donna nevrotica, che tenta di creare una riserva naturale su un'isola del Pacifico sottraendola agli esperimenti nucleari francesi. Con lei c'è Neil, un ragazzo con una strana ossessione per il nucleare, più altri personaggi che si aggiungono man mano. Salvare gli albatri e preservare una natura in pericolo sono azioni che sembrano assumere il significato di salvare noi stessi, o quella parte di noi consapevole che gli uccelli, il volo, il paesaggio dell'isola e dell'oceano, nel loro insieme rappresentano uno spazio irraggiungibile e di perdita/scoperta interiore. Lo spettro nucleare aleggia su questo paradiso, contaminandolo: esso è il passo che l'uomo compie verso l'“oltrenatura”, uno dei tanti basati sulla tecnologia. E questi “stupri del mondo della natura” (per parafrasare Ian Malcolm) sono ormai parte del nostro paesaggio tanto quanto gli elementi naturali, creando scompenso nei nostri cervelli.

3 ottobre 2012

FONTAINEBLEAU: LA MORTE PER INERZIA DA BALLARD A YOUNG

C'è un sublime romanzo di James G. Ballard, Cocaine Nights, che mette in scena con stile quasi teatrale il concetto di “vita inerte”. La Costa del Sol, prestigiosa località turistica mediterranea, vive scandita dal ritmo delle feste, dei circoli sportivi, della vita balneare, che tuttavia sono poco più che mera apparenza. In realtà tutto è noia per i suoi abitanti, che vanno spegnendosi come malati terminali, mentre tentano di elevarsi al di sopra del concetto di “tempo che passa” semplicemente restando immobili all'interno di case lussuose con le televisioni sempre accese, veri e propri santuari di fine millennio. Accade allora che un uomo decide di elettrizzare l'aria compiendo dei crimini e garantendosi l'approvazione di tutti quanti. L'interazione sociale ha preso una piega diversa, malsana ai nostri occhi, ma il protagonista del romanzo – che si trova suo malgrado coinvolto negli eventi – si trova costretto a soppesare le cause della “mutazione” di Costa del Sol, e a porsi la domanda: quanto può essere giustificata una reazione radicale, come un omicidio, per scuotere una società pietrificata e senza futuro?