1 novembre 2012

CSN: AFTER THE STORM (1994)

 
“Dopo la tempesta”: davvero un titolo significativo per questo disco, che segna il ritorno di Crosby, Stills & Nash in ottima forma. La tempesta degli anni '80 era stata musicale (gli scarsi e artefatti risultati di American Dream e Live It Up) ma anche personale (la gravissima dipendenza da droghe di David Crosby e le sue grane legali).
After The Storm ci riporta al sound e allo stile compositivo dei Settanta, pur con ispirazioni di tipo diverso, una maturità finalmente abbracciata, che sarebbe poi stata confermata dagli sporadici lavori successivi dei tre artisti in combinazioni diverse (il progetto CPR di Crosby; l'album Crosby & Nash, 2004; qualche altro lavoro solista). Ma After The Storm è comunque l'ultimo album di inediti a firma CSN, escludendo la parentesi di CSN&Y del 1999 (il non disprezzabile Looking Forward).
Una parte della critica bocciò questo disco mettendolo in fila con quelli appena precedenti; tale critica aveva le due tipiche fette di prosciutto sugli occhi. Basta farlo partire per rendersi conto che, obiettivamente, non è possibile sostenere questa critica: già il sound non ha niente da spartire con i synth-pop di Live It Up, e il songwriting è cento volte più trasparente ed ispirato.
Graham Nash ci regala uno dei brani più belli del disco, se non il migliore: “Find A Dream”. Poi “Unequal Love” e “After The Storm”, due ballad semplici ed efficaci, e “These Empty Days”, un'altra delle chicche del disco.
David Crosby ci delizia con le incalzanti “Camera”, “Till It Shines” e “Streat To Lean On”, e collabora per la parte musicale di altri brani. Steve Stills azzecca il brano in apertura, “Only Waiting For You”, e l'apprezzabile “It Won't Go Away”, ma le successive “Bad Boyz” e “Panama” sono terribili tappabuchi. C'è anche una cover della beatlesiana “In My Life”.
In generale, il livello di Nash e Crosby è decisamente superiore a quello di Stills; ogni brano raggiunge invece la perfezione attraverso gli strumenti e le armonie vocali del trio – non è così obsoleto sottolinearlo, in fondo si tratta di un importante album di ritorno dopo vertiginose cadute in basso per le quali bisogna colpevolizzare equamente tutti e tre.
Paradossalmente, nelle antologie di Crosby e di Nash questi brani non sono molto rappresentati. È un disco che si tende a lasciare nel dimenticatoio ma è un tragico errore: sul serio, chiunque apprezzi gli sforzi di CSN negli anni 70 non può non apprezzare After The Storm per la sua qualità re-inventiva. CSN non si riciclano, su questo album; i brani sono più dritti e commerciali rispetto a certi fasti psichedelici d'inizio carriera – questo è vero – ma non per questo meno interessanti. Sarebbe anche più interessante ascoltare versioni dal vivo di questo materiale; e potrebbe accadere, dato che Nash ha accennato all'uscita di un live dei primi anni '90.

Leggi anche:
David Crosby: Voyage (pt.1 pt.2 pt.3)
Graham Nash: Reflections (intro pt.1 pt.2 pt.3)

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