26 dicembre 2012

DAVID EDDINGS: IL CICLO DI BELGARIAD

La Fanucci ha ristampato il primo volume del Ciclo di Belgariad in un'edizione bella ed economica, che contiene i primi due libri della saga. L'occasione è troppo ghiotta per non approfittarne: voglio avvicinarmi a una delle saghe fantasy più celebri per vedere se merita davvero, o se è una mezza delusione come capita nella maggior parte dei casi.
Dico subito che non lo è. Eddings è uno scrittore di fantascienza, benché sia diventato famoso grazie a questa saga, originale sotto molti aspetti. La storia parte in modo abbastanza classico: il ragazzo qualunque si trova coinvolto, insieme all'anziano mago, nella ricerca di un talismano rubato che non deve cadere nelle mani del signore oscuro. Una premessa tipicamente fantasy che, però, offre subito risvolti originali nelle mani di Eddings.
Sono i personaggi, come sempre, a fare la differenza: quelli secondari sono del tutto particolari (mercenari, commercianti, signorotti locali, un fabbro... non c'è ombra di elfi e cavalieri macchietta), ma anche i tre protagonisti (il mago, il ragazzo e la zia/maga) sono realistici, schietti, senza fronzoli o ridicoli moralismi, perfettamente caratterizzati. Questo è il punto di forza della saga intera: dialoghi e interazioni tra i personaggi, scorrevolezza ed equilibrio, la rendono accattivante e adulta.

Attraverso i personaggi arriviamo a conoscere l'ambientazione e la storia stessa. La cosa curiosa, geniale a mio avviso, è che in questi due romanzi non accade poi molto: i personaggi attraversano vari regni e si fermano per raccogliere indizi sulla posizione del talismano, mettere in allerta i signori locali e ripartire. Intanto ci vengono raccontate le situazioni dei regni e dei popoli, con avvincenti relazioni tra i personaggi di questo e di quel regno. Alla fine si ha l'impressione di aver assistito quasi a un grandioso atto teatrale. L'autore gestisce abilmente anche i nomi propri (territori, persone, usanze) che talvolta appesantiscono il fantasy rendendo difficile la lettura. Il Ciclo di Belgariad non ha questo difetto: viene usato l'essenziale e nei momenti essenziali.
La storia prosegue con il secondo volume, che contiene i romanzi terzo e quarto, ma che non è stato ristampato da Fanucci (e bisogna quindi procurarsi l'edizione 2006 attualmente fuori catalogo); stesso discorso vale per il terzo volume, che contiene l'episodio conclusivo della saga.
Con il terzo romanzo si conclude la prima parte della vicenda, legata al talismano e alla sua sparizione, che è anche la più interessante e avvincente. Ma nei fantasy la storia non si limita mai a una sola missione e a un piccolo gruppo di persone: l'intero mondo è in bilico quando gli dei (che in questo caso prendono il posto del bene e del male) sono in disaccordo. Il quarto e il quinto libro parlano delle conseguenze di tutto ciò a cui abbiamo assistito prima: l'ultimo dovere a cui i nostri eroi sono chiamati per ripristinare l'equilibrio delle cose.
Eddings ha usato il fantasy nel miglior modo possibile: attorno alla semplicità e agli schemi del genere lo scrittore ha ricamato idee e contorni ben dosati, e personaggi che escono dalle pagine. Per confronto, un Brooks avrebbe dimezzato le pagine, dimezzando anche i dettagli e quindi il realismo (sia dei personaggi, che delle ambientazioni, che della storia); un Gookind o un Jordan ci avrebbero impiegato dieci libri sprofondando nell'insopportabile.
Certamente la seconda parte della saga non è focalizzata e perfetta come la prima; più la scala (cioè la portata della narrazione) aumenta, più è difficile gestire le cose o, quantomeno, renderle coinvolgenti trasmettendo un senso di magia, che in definitiva è ciò che un libro fantasy dovrebbe fare. La seconda parte sarà gradita a chi, nella prima, non aveva trovato gli scenari di guerra tra popoli che desiderava. Con questo non voglio sminuire la sua conclusione: la cosa che ho più apprezzato del Ciclo di Belgariad, anche nella seconda parte, è l'interesse e l'abilità che Eddings dimostra nel trattare gli uomini. Non ci sono battaglie fra razze, ci sono soltanto eserciti di uomini con bandiere diverse, signori pieni di vizi, affezionati al proprio popolo, restii alla guerra piuttosto che avvezzi al predominio. Questa saga è un'opera originale, ben scritta, e che vale la pena leggere e che rappresenta un ottimo esempio di fantasy.
Pagella: idee alla base ***½ ; sviluppo **** ; consigliato ****

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