20 marzo 2013

KING: CELL (2006), DELLA DE-GENERAZIONE

A voi due nuove tappe dell'approfondimento su Stephen King, questa volta relative alla sua produzione recente. Questa settimana: Cell (2006).


Con Cell Stephen King scrive una variante modernizzata del classico plot della Notte dei Morti Viventi e la trasforma in una delle visioni dell’Apocalisse a cui è legato sin dagli albori della carriera (L’Ombra dello Scorpione).
In questo romanzo l’umanità viene decimata da un impulso che i telefoni cellulari “inviano” al cervello delle persone azzerando la loro cultura e devolvendole agli istinti più violenti e primitivi. Ma c’è anche qualcosa di più (e di sovrannaturale): i “cellulati” sono come dei ripetitori che si nutrono di onde elettromagnetiche, ritrasmettendole e sviluppando una mente collettiva.
La storia di Cell riguarda un gruppo di sopravvissuti che si unisce per caso ed è tenuto insieme, oltre che dalle strategie di sopravvivenza, dalla graduale comprensione della situazione. La visione di King si focalizza su un territorio geograficamente limitato e sulle sole azioni dei protagonisti, senza perciò essere globale come in L’Ombra dello Scorpione o L’Acchiappasogni. Lo schema è quello a cui King ci ha abituato in molte sue opere, che rimanda al concetto di ka-tet della Torre Nera: un gruppo di persone unite da un destino comune. A guidarlo in questo caso è Clay, disegnatore di fumetti, un artista, ovvero un individuo con una sensibilità particolare e più acuta del normale (come i tanti scrittori protagonisti dei romanzi kinghiani). La citazione alla Torre non è nemmeno tanto subdola perché il personaggio del fumetto disegnato da Clay rimanda esplicitamente al pistolero della saga.
In questo senso Cell è un’altra tappa nel multiverso di Stephen King, governato da leggi "diverse": forze del bene e forze del male sono in moto in quello che lo stesso King (in Feast of Fear, Underwood & Miller) definisce un “ciclo cosmogonico”: il male si muove per attivare il bene e il bene si muove per sconfiggere il male, creando così un ciclo. Anche se, in King, bene e male non portano la lettera maiuscola: sono trattati come concetti ambigui, sviscerati dalla loro matrice biblica e gettati in pasto alla confusa modernità umana.

una rappresentazione del "villain" di Cell [damaliteraria.blogspot.com]

Detto questo, Cell non è certo una tappa particolarmente felice, originale o essenziale del multiverso kinghiano. Passa in secondo (o persino terzo) piano, quasi fosse più uno “scherzo” di genere che un tentativo serio. Sì, c’è un sottotesto complottistico (tecnologie al servizio del controllo-distruzione sociale, nonché il terrorismo post 11 settembre) e accusatorio (la dipendenza dai cellulari e la corsa a dispositivi sempre più intelligenti che ha caratterizzato lo scorso decennio). Ciononostante non è un romanzo di fantascienza sociale come l’idea potrebbe suggerire. La critica sociale è spesso presente in King, così come gli spunti di fantascienza distopica, ma entrambi non vengono mai sviluppati ulteriormente, quasi potessero rovinare al lettore il gusto della pura e semplice storia.
Wu-Ming 1, nella sua recensione per L'Unità, evidenzia che Cell presenta “grandi immagini-idee: l’analogia tra intelligenza naturale e artificiale, l’analogia tra comportamento umano e comportamento animale, la tensione tra coscienza individuale e coscienza di specie, la dialettica irrisolta tra libero arbitrio e destino, tra la capacità di prendere decisioni e tutto quanto sta prima, come la programmazione genetica e la sovradeterminazione sociale.”
È vero, tutto ciò si intravede, ma considerando il livello a cui King ci ha abituato, sono del parere che Cell avrebbe beneficiato di maggiori risvolti analitici, pratici, persino fantascientifici in senso classico, proprio per fare di quelle immagini-idee il cuore pulsante del romanzo. Al contrario, le parti dal sapore mitico e sovrannaturale, nemmeno necessarie per collocare il romanzo all'interno del multiverso kinghiano, questa volta distolgono persino l'attenzione dalle "cose serie".
Il finale sospeso, incentrato sul protagonista nell'atto che ne compirà il destino, positivo o negativo, rimanda sempre alla matrice gotica (o allo stile "storia-intorno-al-fuoco") di cui King si nutre spensieratamente. Ma qui sembra proprio che non sappia e non voglia azzardare una conclusione alla situazione creata. Ci fa appena intuire, senza dare conferme, il modo in cui potrebbe concludersi l'epidemia di cellulati, ma sul destino del protagonista ogni lettore è libero di crearsi il proprio finale.
Ci sono un po' troppe incertezze e grossolanerie per giudicare questo libro un geniale remake moderno tanto del mito o della fiaba (quali erano Le Notti di Salem e La bambina che amava Tom Gordon) quanto dell'epica biblica (L'Ombra dello Scorpione). Il sapore che resta, dunque, è quello di un'occasione sprecata: in sé il libro è piacevole, ma si mantiene sempre sul livello delle premesse senza andare mai oltre con convinzione.

I precedenti episodi della Retrospettiva King:

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