21 maggio 2013

I PHISH... QUELLI COL "PH"... JAM-BAND...


Sai, i Phish, quelli scritti col PH...”
?”
Non li conoscete, i Phish. Sono una band americana che gli americani adorano, una band con enormi fatturati derivanti da enormi tour (sempre entro i confini degli States). Sono una delle tre grandi band che hanno fatto il rock negli anni 90, assieme alla Dave Matthews Band e a una terza band che potete scegliere voi (io per esempio ci metterei i Counting Crows). Rolling Stone ha tessuto le loro lodi in diverse occasioni, definendoli un gruppo che espande il concetto di gruppo e di groove, orientato all'improvvisazione musicale, radice della moderna new wave di jam bands, di fatto la migliore jam band esistente. Qualcuno li definisce gli eredi dei Grateful Dead, forse perché fu con i pezzi dei Grateful Dead che i Phish fecero gavetta nella prima metà degli anni 80.
Ad ogni modo, se siete italiani non li conoscete, i Phish, a meno che qualche appassionato di musica made in USA non vi faccia sentire qualcosa di loro (Live One, per esempio) in modo da farvi entrare per sempre nel loro Maelstrom sonoro. (Nel mio caso è andata così, ormai dieci anni fa.)

Quindi:
I Phish sono Trey Anastasio, Mike Gordon, Jon Fishman e Page McConnell. Nati al college, iniziano sin da metà degli anni 80 ad avere un notevole seguito di fan – poi autonominatisi phans. Intorno al 1985 autoproducono The White Tape, disco con le loro prime, embrionali canzoni (alcune delle quali rimangono inedite su album); è stato ufficializzato e ripubblicato recentemente su cd. Trey Anastasio incide un'idea più matura, tra il 1987 e l'89, dal titolo The Man Who Stepped Into Yesterday (tuttora inedito), concept album noto anche come Gamehendge le cui canzoni vengono sporadicamente eseguite dal vivo.
Il primo album in studio i Phish lo incidono nel 1988: Junta. Viene pubblicato dall'Elektra Records soltanto nel 1992, quando i Phish sono artisti sotto contratto. L'album è uno spettacolare doppio cd con lunghe canzoni che paiono collage di elementi rock, progressive, funk e jazz e che rimangono pietre miliari nella storia della band. Nel 1990 incidono Lawn Boy, disco più modesto in termini di creatività e di impatto ma con alcune canzoni notevoli, che si evolvono tour dopo tour, come del resto l'intera produzione del gruppo. È appunto dal 1992, con la firma per la Elektra, che i Phish diventano un gruppo di successo. A Picture Of Nectar, terzo album, è l'ideale seguito di Junta.
Dal 1993 i tour dei Phish diventano un fenomeno annuale e di massa, i phans riempiono anfiteatri e stadi. Rift (1993) è un altro concept album molto variegato, mentre Hoist (1994) tende più verso il rock. Nel 1995 dagli strabilianti tour dove le canzoni assumono nuove identità con infinite jam strumentali e sperimentazioni vocali, viene tratto il doppio disco da vivo Live One, che potrebbe essere il disco che rappresenta l'eccellenza e l'avanguardia dei Phish.
Dal 1996 il sound dei Phish fa una lieve svolta. Billy Breathes (1996, prodotto da Steve Lillywhite, storico produttore di Dave Matthews) è un altro capolavoro con influenze ancora diverse, più acustiche, nato da lunghe sessions in studio. Di nuovo nel 1998 la band registra ore e ore di sperimentazioni in studio per trarne The Story of the Ghost, album descrivibile con aggettivi quali “dark” ed “experimental” sebbene non manchino i momenti più tradizionalmente jam. The Silket Disc è un ep a tiratura limitata che contiene altri estratti delle sessions. Farmhouse (2000) riprende in parte questa sonorità, mentre in parte è un ottimo mix dei generi già sfiorati. Così Round Room (2002) che si avvia però verso un'ulteriore svolta che tende a un rock più di tipo classico e dal sapore malinconico, che caratterizza soprattutto Undermind (2004) e Joy (2009), disco di reunion dopo una momentanea rottura del gruppo (a Joy si accompagna Party Time, cd a tiratura limitata che unisce brani d'archivio e materiale recente, sia live che studio).
Durante tutta l'ultima parte della carriera, i Phish fanno uscire (su cd e/o in digitale) centinaia di concerti a testimoniare che prima di tutto sono una jam band da palcoscenico. Qualche phan non darebbe nemmeno importanza ai loro album in studio; non è vero, sono produzioni eccezionali nelle quali spicca il lato “canzone” (con tutta la precisione dell'esecuzione studio) della loro produzione. È un lato fondamentale. Certo, altrettanto fondamentale è il lato live, quello diverso esecuzione dopo esecuzione, le jam strumentali protratte fino al record (mi pare) di 55 minuti, e pertanto non si può dire di aver ascoltato i Phish se non si ha almeno una decina di dischi live presi qua e là nella loro carriera.


La caratteristica principale della loro musica è l'amalgama di generi e influenze che li rende inclassificabili: dalle solide basi di rock 'n' roll al folk acustico macchiato di bluegrass, al blues e al jazz, al progressive e alla sinfonica, fino alla pura sperimentazione sonora e vocale. Grateful Dead, Frank Zappa, Pink Floyd, ma in fondo sono solo nomi di un'altra generazione che i Phish hanno ampiamente superato. L'unico comune denominatore in tutta la loro produzione, a mio avviso, è un'allegria di fondo: persino i loro brani più oscuri hanno ritmi incalzanti e il sorriso che Trey Anastasio ha perennemente stampato sul volto quando suona, sembra proprio trasmettersi alla musica infondendo buonumore nell'ascoltatore. Viene da dirsi: se tutte le radio del mondo suonassero i Phish, vivremmo in un giardino dell'Eden (psichedelico, semmai, ma pur sempre un Eden).
Accanto all'attività della band, i membri dei Phish hanno prodotto anche dischi (e tour) singolarmente, in particolare Trey Anastasio con una decina di album più o meno sperimentali (si va dal rock, all'improvvisazione pura, all'orchestra sinfonica) che sono un'altra, spettacolare parte di questo Maelstrom musicale.

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