20 giugno 2013

CLIFFORD D. SIMAK (PT.3) : NOI E GLI ALIENI

Camminavano come noi (1962) costituisce un momento di cambiamento nella poetica di Clifford Simak: appartiene al primo periodo della sua carriera (che offre un blocco ben integro di romanzi e ideologie) e al contempo rappresenta il passo successivo al trittico Oltrel'invisibileAnni senza fine L'anello intorno al Sole, verso quel punto di svolta radicale che sarà Infinito (1967). E il cambiamento lo si avverte un po' nello stile – in prima persona e forse più vicino alla semplicità di certa sci-fi dell'epoca – e un po' nelle tematiche accennate. Ma lo si può anche considerare come il punto di congiunzione tra L'anello intorno al Sole e il celeberrimo La casa dalle finestre nere, il libro che seguirà Camminavano come noi.
La storia è una variazione sul tema dell'invasione aliena: questa volta in versione pessimista, perché c'è una razza (la cui biologia è incomprensibile, la cui stessa rappresentazione risulta impossibile per gli umani) che vuole “comperare” la Terra. Suo malgrado, un giornalista si trova coinvolto e scopre le segrete gesta di simulacri (umani fasulli) che sono all'opera per soggiogare il nostro sistema politico ed economico.

Ed è proprio qui che sta l'interesse di Simak: non nel parlarci di questa razza aliena o di nuove possibilità al di là delle nostre conoscenze, bensì nel mostrarci – con ironia a doppio taglio – come i nostri sistemi artefatti siano facili da rivoltare contro di noi, al punto di arrivare sull'orlo dell'apocalisse. Il lieto fine – il protagonista riesce a rendere pubblici i piani degli alieni, presagendo quindi al loro fallimento, sebbene questo non venga raccontato e quindi vi sia un lecito margine di dubbio – è forse la cosa più inaspettata del romanzo. Ma non risulta così strana, se consideriamo l'ottica ottimista e la possibilità di redenzione finale che l'autore concede all'uomo, in varie maniere, nei romanzi di questo periodo... ma che è lentamente in diminuzione.
Questo libro, quindi, si allontana un po' da quel sense of wonder precursore di tanta fantascienza successiva, e non lo si può mettere allo stesso livello qualitativo del trittico sopra menzionato; tuttavia riconosciamo fortemente Simak nell'intreccio, in alcune idee di contorno estremamente originali, nelle acutissime osservazioni filosofiche.


La casa dalle finestre nere (1963, noto anche come Qui si raccolgono le stelle) sembra il prototipo della novella metaforica con morale conclusiva. L'universo è pieno di civiltà intelligenti che viaggiano di pianeta in pianeta attraverso stazioni appositamente costruite. Quella sulla Terra è gestita in segreto da un uomo senza età, in uno sperduto borgo della campagna americana. Ma gestire la fratellanza cosmica è complicato, specialmente vista l'ottusità dei terrestri che sono sul punto di una guerra atomica.
Storia semplice, dai messaggi chiari e diretti, simpatica e pungente (specialmente letta oggigiorno). Di realistico non c'è molto, neanche i personaggi che sono quantomai fiabeschi. Ma proprio per questa sua natura è una delle opere più note e apprezzate di Simak. Una fiaba, appunto, che potremmo definire “fantascienza rurale” e che si dovrebbe far leggere nelle classi, accessibile e chiara tanto ai bambini quanto agli adulti. La morale della fratellanza universale, sempre presente nel Simak della prima fase, qui viene posta al centro di tutto, a sottolineare l'arretratezza degli esseri umani e la loro limitata visione delle cose.
Tra le opere del periodo, comunque, il libro rimane un caso a sé, quasi un'eccezione nel percorso evolutivo della poetica simakiana, che dal trittico Oltre l'invisibile Anni senza fine – L'anello intorno al Sole procede con Camminavano come noi, Il villaggio dei fiori purpurei e Infinito, sorta di epilogo prima di una nuova deviazione.

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