31 agosto 2013

NEIL YOUNG'S FIRST DRAFTS (1968-72) pt.2

The double live LP (1970-71)

As we said before, between Crazy Horse’s Oh Lonesome Me and Neil Young’s After The Gold Rush, Neil thought of a double album with both live performances of old songs and new ones recorded in studio. The following draft for a possible tracklist dates back to March 1970, when Crazy Horse were playing at the Fillmore. Young notes that sides 1 & 2 are live, sides 3 & 4 are studio (source: Archives).


25 agosto 2013

NEIL YOUNG'S FIRST DRAFTS (1968-72) pt.1

Neil Young’s First Drafts: this is a view into the transformation process between the first idea for a new record and the album actually published. It’s part of the artist's creative process and part of the magic behind the records we love.
Thanks to Archives Vol.1 we have now many information about the “backstage” of the first four albums, from Neil Young (1968) to Harvest (1972). Archives shows us some of Neil’s first tracklists for these albums and the original manuscripts of the songs, some of which were partially different from the ones we know.

Neil Young (1968)
Neil started to think about its debut album (released in the end of 1968 and again, in a remixed version, in January 1969) since the Buffalo Springfield days. The first ideas date back to about February 1968. In Archives Vol.1 we can see two tracklists totally different from the released one.

10 agosto 2013

CLIFFORD D. SIMAK (PT.6) : VARIAZIONE SUL FANTASY

Pellegrinaggio incantato (1975), ormai alla fine della carriera di Clifford Simak, rappresenta molto bene la sua idea di “fiaba fantasy” con elementi fantascientifici e una forte attenzione umanistica. Un bizzarro gruppo di pellegrini (tra cui uno studioso e alcune creature incantate) si mette alla ricerca di una fantomatica biblioteca attraversando terre insidiose. Insegue quindi le ragioni tipiche della ricerca simakiana: la sete di conoscenza, la scoperta di nuovi orizzonti, il ripudio della banalità quotidiana, e non da ultimo l'amore, inteso sia in senso classico sia come fratellanza universale (che in questo romanzo viene dichiarata esplicitamente). Queste ragioni vengono messe in scena sotto forma di situazioni e personaggi simbolici. Non manca nemmeno l'automa, qui delineato con molta ambiguità – di fatto più un alieno che un robot – che impedisce alla situazione di degenerare in un conflitto grazie a una mossa astuta e saggia.

1 agosto 2013

CLIFFORD D. SIMAK (PT.5) : UN DITTICO SIMBOLICO

La bambola del destino (1971) non è un romanzo di fantascienza, ma è ambientato su un pianeta ignoto; non è un romanzo fantasy, ma parla di un pellegrinaggio e di creature fantasiose; non è una allegoria, ma offre tante sfaccettature e significati. Cos'è, dunque? È Simak nella sua ultima fase, nella quale lo scrittore sembra elevarsi al fantastico-fiabesco, dove paesaggi e azioni hanno pura valenza simbolica, la suggestione fa da padrone, e dove l'epilogo è la soluzione che racchiude il senso di quanto è stato narrato, pur senza spiegarlo per filo e per segno.
In questo romanzo, i protagonisti (che paiono lo stereotipo dei ruoli che essi stessi rivestono) sono alla ricerca di un leggendario avventuriero su un pianeta sconosciuto. Finiscono per scoprire nuove e incredibili verità, svelate passo dopo passo, incontro dopo incontro con creature e personaggi. Verità impossibili da accettare a meno di compiere un estremo atto di fede - un po' come Indiana Jones quando accetta di rischiare tutto nel “balzo della fede” che lo conduce al Santo Graal.