25 novembre 2013

COUNTING CROWS 2002-08: HARD CANDY & SATURDAY NIGHTS


Di tre anni in tre anni, si arriva nel 2002 all’uscita di Hard Candy, disco ancora diverso che proietta i Crows verso una maggiore popolarità. Premesso che non c’è un cattivo album dei Counting Crows, questo è forse l’album che più risente dell’influsso mainstream. Duritz ha detto di essersi concentrato sui riff, sulle strofe e sui ritornelli, per creare canzoni orecchiabili con un sapore anche un po’ retrò (sempre in senso westcoastiano). Ci riesce in parte; l’album tende involontariamente a spezzarsi in due. L’inizio è sfacciatamente commerciale nel senso più frizzante del termine: “Hard Candy”, “Richard Manuel”, “Good Times”, “American Girls” (questa da sola sembra annullare tutta la poesia che i Crows ci hanno regalato nei dieci anni precedenti), la vaudevilliana “Butterfly In Reverse”, “Goodnight L.A.” e “Miami”; queste ultime tre sono certamente le migliori della prima parte, portando l’album in crescendo.

16 novembre 2013

COUNTING CROWS 1996-99: RECOVERING THE SATELLITES & THIS DESERT LIFE


Recovering The Satellites esce tre anni dopo August, nel 1996, come un’ideale seguito del primo lavoro. Il sound si fa più pieno, a tratti più standard, più commerciale – inoltre, qui Duritz canta molto dei problemi legati all'essere famoso – ma l’impatto è comunque forte: ci sono brani-icona della band come “A Long December” o “Angels Of The Silences”, ci sono cose più particolari come “Mercury” e “Monkey”, c’è una lenta al pianoforte, “Miller's Angels”, ci sono “Recovering The Satellites”, “Children in Bloom” e “Daylight Fading” che sono puro stile Duritz. Nel complesso, pur identificandosi come un album “invernale” nei toni, c’è più varietà di arrangiamenti rispetto ad August, ma forse c’è meno magia, nel senso che qui la magia non copre uniformemente il disco da cima a fondo ma la si trova a tratti e, immagino, ognuno può trovarla più in certe parti che in altre. La natura un po’ collage dell’album è dovuta anche alla provenienza dei brani. In effetti c’erano abbastanza brani nel repertorio dei Crows per avere un secondo album ben prima del 1996 – e alcuni non sono mai stati messi su disco, come la “Margery Dreams Of Horses” che possiamo sentire nel live dell’edizione deluxe di August – ma questa tendenza alla lentezza nel produrre album tutt’ora caratterizza il gruppo. Satellites unisce canzoni del primissimo periodo, come “Goodnight Elizabeth” e “Children in Bloom”, a brani scritti successivamente.

7 novembre 2013

COUNTING CROWS 1993: AUGUST AND EVERYTHING AFTER


I Counting Crows nascono all’inizio degli anni 90 e con il primo singolo, “Mr. Jones”, e il primo album, August and Everything After, diventano subito celebri nel panorama della musica rock e pop. La loro musica è mainstream, ma ciò non è sinonimo di becera commercialità. La loro musica, in effetti, è la dolce risposta westcoastiana al ruvido grunge che imperversava in quegli anni. I Crows incarnano l’ideale moderno di West Coast, di gruppo californiano, attento ai molti e controversi aspetti della propria carriera musicale: da una parte i video per MTV, ma dall’altra la coerenza, la difesa di un’estetica musicale simpaticamente bohemienne – incarnata dal leader Adam Duritz – e il rispetto fedele della propria spinta creativa. Ecco perché ad oggi – 20 anni dopo – gli album dei Crows si contano sulla punta delle dita, sono distribuiti da una loro etichetta, la band esce poco fuori dai confini USA e in pratica non si concede facilmente.
Personalmente questa band mi ha appassionato fin da adolescente, e visto che compie 20 anni dall'esordio discografico, gli voglio dedicare una retrospettiva con tanto di guida alle rarità, come ho già fatto per i Pearl Jam.