25 novembre 2013

COUNTING CROWS 2002-08: HARD CANDY & SATURDAY NIGHTS


Di tre anni in tre anni, si arriva nel 2002 all’uscita di Hard Candy, disco ancora diverso che proietta i Crows verso una maggiore popolarità. Premesso che non c’è un cattivo album dei Counting Crows, questo è forse l’album che più risente dell’influsso mainstream. Duritz ha detto di essersi concentrato sui riff, sulle strofe e sui ritornelli, per creare canzoni orecchiabili con un sapore anche un po’ retrò (sempre in senso westcoastiano). Ci riesce in parte; l’album tende involontariamente a spezzarsi in due. L’inizio è sfacciatamente commerciale nel senso più frizzante del termine: “Hard Candy”, “Richard Manuel”, “Good Times”, “American Girls” (questa da sola sembra annullare tutta la poesia che i Crows ci hanno regalato nei dieci anni precedenti), la vaudevilliana “Butterfly In Reverse”, “Goodnight L.A.” e “Miami”; queste ultime tre sono certamente le migliori della prima parte, portando l’album in crescendo.
Segue poi un secondo lato più intenso e caratterizzato da più frequenti pezzi in minore: la fischiettabile “New Frontier”, il particolare riff di “Carriage”, le malinconiche “Up All Night”, “Black And Blue” e “Holiday In Spain”. Unica eccezione “Why Should You Come” che sarebbe stata meglio nel primo lato. In questi brani ritroviamo i Crows in nuova forma, una sorta di adattamento dei loro canoni al nuovo sound d'inizio millennio. Interessante è l’aggettivo migliore per descrivere Hard Candy, che si presenta in un’estetica variegata e circense già a partire dall’artwork che balza all’occhio. I Crows concedono qualcosa, forse, ma non troppo e nel complesso l'album fila via liscio, gradevole, ricordabile anche se non memorabile, di sicuro agli antipodi per luminosità rispetto ai precedenti lavori.
Rarità.
Singoli dell'epoca di Hard Candy sono “Going Down To New York” e “Accidentally In Love”, entrambi per dei film, la prima molto pregevole, la seconda per il target di Shrek 2 quindi facilmente dimenticabile.
Come b-side troviamo alcune interessanti esecuzioni live: “Richard Manuel”, “Hard Candy” e “Miami” tutte in acustico, “American Girls” e nuovamente “Richard Manuel” in veste elettrica. Infine “Big Yellow Taxi” e “American Girls” con missaggi vocale differenti (la seconda è reperibile ma non sono riuscito a risalire alla fonte).

Per il quinto e ultimo album studio si è dovuto attendere quattro anni. Nel 2008 esce Saturday Nights & Sunday Mornings, concept-album la cui idea è questa volta resa esplicitamente dal titolo e dalla distinzione di due lati. Qui pare che si facciano i conti: la band (che ha variato negli ultimi anni alcuni dei membri) ristabilisce una propria identità musicale e, come sempre, Duritz scava nella propria esperienza di vita. “Al sabato notte commettiamo peccati, alla domenica mattina chiediamo redenzione”, spiegava in occasione dell’uscita dell’album per sottolineare il senso universale del concept. “L’album parla di come si cerchi a tutti costi, ma invano, di significare qualcosa”.
Il risultato è che il nuovo album ha la stessa intensità dei primi; forse il paragone più azzeccato, vista la diversa provenienza e fattura delle canzoni, è Recovering The Satellites. Si parte con il lato Saturday Nights che ci regala i brani più rock e frizzanti e va in crescendo: “1492” (out-take di Hard Candy), “Hanging Tree”, “Los Angeles”, “Sundays”, “Insignificant” e “Cowboys”. Segue il lato Sunday Mornings che è invece quello soft e in parte acustico: le migliori di questa parte sono “Washington Square”, “A Tuesday In Amsterdam”, “Le Ballet D’Or” e “Anyone But You”, senza troppa lode ma nemmeno infamia “When I Dream of Michelangelo”, “On Almost Any Sunday Morning” e “Come Around” (che conclude l’album in uno spirito un po’ auto compiacente e musicalmente banale). Il solo brano sfacciatamente MTV è “You Can't Count On Me”.
Rarità.
Su iTunes l'album è stato distribuito insieme a 3 bonus track originali, “There Goes Everything”, “Come Around (acoustic version)”, “Sunday Morning L.A.”, una canzone di e con Bjork, uno stralcio delle sessions (“Sessions”) e un'intervista track-by-track a Duritz.

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