16 novembre 2013

COUNTING CROWS 1996-99: RECOVERING THE SATELLITES & THIS DESERT LIFE


Recovering The Satellites esce tre anni dopo August, nel 1996, come un’ideale seguito del primo lavoro. Il sound si fa più pieno, a tratti più standard, più commerciale – inoltre, qui Duritz canta molto dei problemi legati all'essere famoso – ma l’impatto è comunque forte: ci sono brani-icona della band come “A Long December” o “Angels Of The Silences”, ci sono cose più particolari come “Mercury” e “Monkey”, c’è una lenta al pianoforte, “Miller's Angels”, ci sono “Recovering The Satellites”, “Children in Bloom” e “Daylight Fading” che sono puro stile Duritz. Nel complesso, pur identificandosi come un album “invernale” nei toni, c’è più varietà di arrangiamenti rispetto ad August, ma forse c’è meno magia, nel senso che qui la magia non copre uniformemente il disco da cima a fondo ma la si trova a tratti e, immagino, ognuno può trovarla più in certe parti che in altre. La natura un po’ collage dell’album è dovuta anche alla provenienza dei brani. In effetti c’erano abbastanza brani nel repertorio dei Crows per avere un secondo album ben prima del 1996 – e alcuni non sono mai stati messi su disco, come la “Margery Dreams Of Horses” che possiamo sentire nel live dell’edizione deluxe di August – ma questa tendenza alla lentezza nel produrre album tutt’ora caratterizza il gruppo. Satellites unisce canzoni del primissimo periodo, come “Goodnight Elizabeth” e “Children in Bloom”, a brani scritti successivamente.

Le rarità.
La demo di “Miller's Angels” datata 1994 è stata pubblicata come b-side. Inedite di quel periodo sono anche “Suffocate” e “Good Luck” reperibili da live bootleg rispettivamente del 1995 e 1997.
Tra i b-sides vi sono diversi brani live del 1996: “Daylight Fading”, “Time And Time Again” e “Rain King” (le ultime due sono canzoni del primo album).
La leggenda vuole che vi sia molto materiale inedito che potrebbe andare a confluire in una deluxe edition ancora non annunciata.


Nel 1999 è la volta di This Desert Life, decisamente un disco diverso dai precedenti e, prevedibilmente, meno apprezzato. Sottovalutato, in realtà, perché è un album ricco di ispirazione e di stile, e dotato di un’integrità pari ad August And Everything After sebbene non vi siano canzoni memorabili come nel primo o nel secondo album. La lenta al pianoforte “Colorblind”, usata come colonna sonora, è la più famosa del disco ed è un ottimo esempio della capacità cantautoriale di Duritz. Ma i numeri migliori sono sicuramente “High Life”, “All My Friends” e “I Wish I Was a Girl”. Il singolo d’apertura è il vibrante “Hanginaround” subito seguito dalla lunga nenia di “Mrs Potter’s Lullaby”. Ma che dire anche di “Amy Hit The Atmosphere” e “Four Days”? Chiude “St. Robinson In His Cadillac Dream” che viene spesso ripresa in concerto, essendo una delle preferite dello stesso Durtiz – la vera conclusione del disco in realtà è la hidden track “Kid Things”, uno scherzetto più che una canzone. Non ci sono cadute di sorta in questo album, e il suo pregio è proprio questo: nell’essere il disco di nicchia, omogeneo e coerente e senza concessioni.
Le rarità.
Dell'era di Desert fanno parte “Baby I'm A Big Star Now” (b-side), “She Don't Want Nobody Near” (nel Best Of), “Barely Out Of Tuesday”, “Closer To You”, “My Love” e “Here Comes That Feeling Again” (reperibili su bootleg live).
Nel 1999 è stato messo in circolazione il promo di un EP live (Fox Theater) che contiene “Omaha”, “Mercury”,”Another Horsedreamer's Blues” e “Goodnight Elizabeth”. E' molto raro ma lo si riesce a trovare.

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