14 dicembre 2013

NEIL YOUNG: LIVE AT THE CELLAR DOOR 1970

Trovarsi nelle mani un nuovo live d'archivio di Neil Young in periodo dicembrino è sempre un piacere. Un piacere sia perché penso, "bene, un altro tassello degli Archivi è fuori (sebbene non proprio quello che avrei voluto)", sia perché so già in partenza che la musica arderà di fuoco vivo, scalderà via il freddo dell'inverno. E mi catapulterà in un'epoca che non potrà mai più essere vissuta, in un'atmosfera in cui è necessario perdersi ogni tanto a cadenze regolari.
In Live at the Cellar Door, la chitarra di Neil ha una profondità persino inaspettata, persino superiore al Live at Massey Hall ascoltato qualche anno fa. "Bad Fog Of Loneliness" e il debutto in pubblico di "Old Man" (già questo di eccezionale valore storico) rivelano un'intimità anche migliore delle esecuzioni dello storico concerto di Toronto, forse grazie all'atmosfera più riservata del Cellar Door di Washington (sei set acustici tra il 30 novembre e il 2 dicembre 1970). O forse grazie a un sound stupefacente, registrato all'epoca da Henry Lewy e oggi missato dalla squadra di Young, che è incredibile a sentirsi quasi mezzo secolo dopo.

Semplicemente eccezionali sono le rese al pianoforte di "Expecting To Fly", "Flying On The Ground Is Wrong" (due brani springfieldiani) e "Cinnamon Girl" (originaria dei Crazy Horse), mai edite in queste versioni. All'inizio di "Flying" c'è l'unico discorso di Neil al pubblico mantenuto nel cd. Nel suo solito tono canzonatorio, dice che la canzone parla di droga e di come essa ti renda pazzesca la vita.
"See The Sky About To Rain" la avevamo già ascoltata, fuori dal contesto di On The Beach, nel concerto alla Massey Hall ma quello al Cellar Door è il suo esordio assoluto, dove Young procede un po' più veloce e incalzante.
"After The Gold Rush", nata al pianoforte, è molto simile alla versione incisa sull'omonimo album ma un'esecuzione live non era ancora apparsa tra gli Archives. Lo stesso vale per "Birds". Gli altri tre brani da Gold Rush, oltre a "I Am A Child" e "Down By The River", sono già noti e sentiti, ma pur sempre freschi come non mai.
Parliamo quindi di un grande disco live che si compone per metà di esecuzioni nuove (ovvero non sentite in queste versioni) e per metà di materiale già arcinoto. Sì, volevamo tutti il Time Fades Away Tour o gli inediti di metà anni 70, questo è scontato. Però Cellar Door occupa un posto di tutto rispetto accanto a Massey Hall, Canterbury House, Riverboat e Fillmore East e non sta solo lì a scaldare lo scaffale. Sinceramente, se ne uscissero altri del periodo di Archives Vol.1 griderei al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci... Direste forse di no a "Southern Man", "Wonderin'", "The Losing End", "Everybody's Alone", l'esordio di "Harvest", eccetera eccetera?

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