9 gennaio 2014

BALLARD - VII - LA RIVOLTA BORGHESE



Super Cannes (2000): il capitalismo portato al parossismo. L'uomo d'affari che lavora quindici ore al giorno (non perché sia costretto, bensì per sua natura), che cosa potrà mai fare nelle ore che gli restano? Staccare la spina. Radicalmente. È questo il nucleo di questo bel romanzo di James G. Ballard, scritto alla fine degli anni '90 e del vecchio millennio.
Super Cannes è un complesso residenziale immenso (l'evoluzione del Condominio) e, di fatto, un mondo a parte governato da proprie regole. Qui lavorano e vivono i protagonisti di importanti affari internazionali, ma per fare in modo che questa oasi della Costa Azzurra funzioni, è necessario equilibrare l'eccesso di lavoro con l'eccesso di divertimento. Altrimenti si finisce per impazzire: infatti si verificano otto omicidi. Paul, marito di una dottoressa appena assunta a Super Cannes, segue le torbide tracce della vita del killer fino alle motivazioni dietro al suo atto. E scopre qual è la regola sovrana di questo paradiso artificiale: l'ultra violenza, che qui viene chiamata psicopatia.
Tra i vari libri dell'ultima fase ballardiana, Super Cannes è il più lungo e ha un che di didattico. C'è un'arringa che spiega piuttosto esplicitamente tutto ciò che il libro sottende. All'inizio, gli ospiti di Super Cannes andavano in crisi e sviluppavano malattie fisiche e mentali: non riuscivano a sostenere il ritmo della nuova vita. Poi si è capito come equilibrare la bilancia: fornendo divertimenti al di là della legge e della morale in vigore nel mondo esterno, ovvero pestaggi razzisti, sessualità fantasiosa, snuff movies e quant'altro giovi alla salute mentale degli ospiti. E di colpo, Super Cannes è diventato un paradiso. Paul e sua moglie rischiano di restare intrappolati tra i suoi torbidi piaceri ma, senza voler svelare il finale, basta dire che Paul riuscirà a capire l'istinto di ribellione all'origine della strage.
Ballard scrive forse il suo romanzo più lineare, dove le teorie sulla post-umanità sono puntualmente spiegate senza tanti simbolismi. Questo rende Super Cannes un romanzo consigliabile a chiunque voglia avvicinarsi alla poetica ballardiana. D'altra parte però lo rende un po' meno geniale e tagliente (anche vista la maggior lunghezza) rispetto a Cocaine Nights, di cui è in pratica una riproposizione sia per temi che per ambientazione. La scrittura resta comunque ricca di immagini, paragoni e associazioni visive. Anche nella sua “fase realista” Ballard resta uno scrittore che sa come far presa sui sensi del lettore: si avvertono il caldo semitropicale che aleggia su Super Cannes, i rumori che escono dalla sua labirintica struttura di cemento, e la si vede con gli occhi dei protagonisti da ogni angolazione possibile.
Il plausibile futuro che teorizza Ballard è agghiacciante, specie se pensiamo che il libro è stato scritto alla fine degli anni Novanta, proprio nel momento in cui si respirava l'arrivo del Terzo Millennio, internet e i cellulari imperversavano come rivoluzioni globali; da qui il romanzo trae molta della sua potenza. D'altro canto Anthony Burgess – e con lui Kubrick – teorizzava il ruolo dell'ultra violenza già all'inizio degli anni '60 (Arancia meccanica). Ci voleva James Ballard per portare il tutto in epoca moderna e, adesso, ci vorrebbe qualcun altro di altrettanto geniale per traslare il tutto nell'era del virtuale.




In Millennium People (2003) assistiamo a una “silenziosa rivolta borghese” in un quartiere londinese, Chelsea Marina. Il dottor Gould e altri rappresentanti del ceto di “professionisti istruiti” sono anche i fautori di attentati e rivolte atte a svegliare e dare nuovo senso alla dimensione sociale di cui sono parte. Un tempo colonna portante della società, ora vittima dei cambiamenti economici, politici, tecnologici, la classe borghese vuole ritrovare se stessa e, paradossalmente, per farlo deve ribellarsi e trasformarsi in ciò che ha sempre disprezzato. Lo psicologo Markham si mette sulle tracce del gruppo terroristico quando la sua ex moglie rimane uccisa da una bomba in aeroporto. E più conosce gli erranti personaggi di Chelsea Marina e i retroscena delle loro azioni, più si sente suo malgrado coinvolto.
La violenza totalmente insensata come solo mezzo di espressione rimasto in un mondo ormai post-moderno è un concetto su cui James Ballard ci ha già istruito. E ci ha spiegato con lucidità che siamo in grado di riscrivere le regole tramite cui identificarci nella nuova società. Qual modo migliore di attentare alla vita di qualcuno per rivendicare il proprio posto nel mondo e nel panorama massmediatico? In fondo, non è storia nuova: John Lennon docet.
Millennium People – titolo azzeccato che trasmette il momento di transizione, e che quindi inquadra proprio come una cornice il senso complessivo del romanzo – può esser visto come il terzo episodio della “quadrilogia borghese” che conclude la produzione del grande scrittore, un ciclo definitivo per temi (il punto di arrivo della sua poetica) e trattazione (realistica e contemporanea).
Mi viene da accostare questo libro più a Cocaine Nights che non a Super Cannes: esprime gli stessi concetti da una prospettiva analoga ma diversa, più urbana e ordinaria. Forse i protagonisti sono meno sorprendenti e interessanti: la loro funzione non è quella del personaggio tradizionale, ma di cavie in un labirinto, che dobbiamo seguire nel loro percorso fino all'ultima porta. Ma il bello di questi ultimi romanzi di Ballard è che sono interscambiabili, pertanto anche l'ordine di lettura può influenzare molto l'impressione che si ha di ciascuno, e non è detto che l'ordine di pubblicazione sia per forza quello più valido.
Ballard con Millennium People ci ha dato il libro di fine/inizio millennio che, insieme a Cosmopolis e Rumore bianco di DeLillo, va letto per prendere coscienza dell'“uomo nuovo” e di ciò che frulla nella sua mente trasformata e denaturalizzata. Molto più vicino a noi e alla nostra realtà di quanto potremo mai vedere nel telegiornale della sera, Ballard ci mette in guardia verso il Regno a venire... Che, guarda caso, è il titolo del suo ultimo romanzo.

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