20 marzo 2014

DAVID CROSBY: CROZ


Croz è un grande disco, non solo per il ritorno in studio di David Crosby dopo vent'anni, ma perché è un album che contiene musica bella, interessante, inaspettata. Crosby non ne è il solo autore, e sebbene sia sua la voce principale, la presenza degli altri componenti della band è ugualmente importante. James Raymond, figlio di Crosby, è autore di testi e arrangiamenti, sostanzialmente l'impronta del disco è sua. Un sound che già Crosby & Nash avevano sperimentato nel loro omonimo album del 2004 o nei tour degli ultimi anni; un sound che, se dobbiamo dare una derivazione, è la naturale prosecuzione del progetto CPR (Crosby, Pevar, Raymond), nato e rapidamente scomparso circa quindici anni fa. 

Etichettare Croz è alquanto difficile e questo è un buon segno. Dopo il primo ascolto, sono pochi i riff che rimangono in mente, è difficile focalizzare una canzone e riuscire a canticchiarla. Serve un secondo e un terzo ascolto. Segno molto positivo, a mio parere, perché significa ricerca musicale, progressioni non banali, il che non vuol dire per forza complessità e difficile ascolto. Croz è piacevole, jazzato, è una sorta di corteggiamento per l'orecchio dal primo, avvolgente brano "What's Broken" (impreziosito dalla chitarra di Mark Knopfler) fino alla fine. Ci sono canzoni che possono sembrare più belle di altre, tra le acustiche più spoglie e quelle con la band al completo, ma l'approccio verso l'album (a detta dello stesso Crosby) è stato più del tipo concept che non del tipo "raccolta di nuove canzoni". In effetti, la sua integrità si avverte sin da subito ed è un punto di forza. Quindi non ci sono cadute di tono o brani fuori luogo; penso sia naturale, in una sequenza di brani come questa, trovare ognuno i momenti che preferisce - motivo per cui non farò una recensione track by track.
Crosby a Piazzola sul Brenta con CSN nel 2013
D'altra parte non è nemmeno un disco che ci restituisce "quel" Crosby, quello della sua epoca, quello più celebre. Croz, al contrario, è una lezione su come fare del nuovo rock partendo dalle radici classiche e contaminandole in decine di modi diversi, senza mai scadere nel trito (verso il passato) o nel pacchiano (verso il moderno). E proprio su questo va dato il giusto merito alla band che accompagna Crosby, che sin dai CPR ha portato un nuovo vento di freschezza a un genere che altrimenti rischiava di finire morto e sepolto. Peccato che, a tutt'oggi, è un caso ancora molto raro e lontano dalle hit parade. 
Croz rinfresca le orecchie ed è una vera esperienza musicale come non se ne sentivano da tempo.

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