7 giugno 2014

NEIL YOUNG: A LETTER HOME


Cos'è A Letter Home, l'ultimo album di Neil Young? E' diverse cose: alcune buone, altre meno.
1. E' un omaggio. Le canzoni incluse in A Letter Home rappresentano per Young fonti di ispirazione personale e musicale, i cui autori sono nomi più o meno noti nel panorama folk d'oltreoceano. Si va da Phil Ochs agli Everly Brothers, da Bert Jansch a Willie Nelson, da Bob Dylan e Bruce Springsteen. Per esempio, balza subito all'occhio quanto ispiratrice sia stata "Needle Of Death" di Jansch, che dal primo giro di chitarra ci fa subito pensare a "Ambulance Blues". La raccolta di canzoni è quindi un affresco con un significato molto personale, anche più di quanto era stato per Americana.
2. E' un messaggio personale. L'album viene introdotto da un messaggio che Young rivolge alla madre, dove parla delle canzoni che era solito ascoltare da giovane, in famiglia, e la prega di parlare con il padre (Scott Young, scomparso alcuni anni fa). Un'apertura assolutamente inaspettata, abbastanza disarmante se si ragiona in termini commerciali, che porta il lavoro a mille anni luce dall'essere un banale album di cover.
3. E' una sperimentazione. L'interesse di Young verso le tecnologie musicali è noto, basti pensare a Trans (1982) o alle recenti conquiste per l'alta definizione digitale del suo player Pono. Non deve quindi sorprendere che, incontrando casualmente una cabina di registrazione degli anni 40 (ai Third Man Records di Jack White), Young sia subito entrato a suonarci e registrarci un disco. Fa parte della sua indole. Comunque, quello per la storia delle registrazioni non è un interesse soltanto suo; prendiamo per esempio il grande John Mellencamp che di recente ha realizzato un album simile, inciso in studi storici in giro per gli USA, dal titolo emblematico No Better Than This. Quindi A Letter Home è volutamente una rivisitazione del sound del passato, rigorosamente in mono, gracchiante, un tributo a una musica "pura".
4. E' il suo cd più "inascoltabile". Lungi dall'avere un approccio piacevole e orecchiabile, A Letter Home è di difficile ascolto, per la ragione più ovvia: il sound lo-fi, con stonature e fruscii a non finire. Di per sé le canzoni sono bellissime e intense, il che induce a chiedersi: quanto ci avrebbe impiegato Young a inciderle perfettamente, in modo da regalarci un album senza tempo come Harvest Moon? Ma non l'ha fatto, ha scelto la via dell'eccentricità, e per quanto si possa lodare la virtù, il risultato è ai limiti dell'ascoltabilità. Nel bene e nel male, questa è l'arte del nostro canadese.

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