5 agosto 2014

ARTHUR C. CLARKE (pt.3): PRELUDIO ALLO SPAZIO & TERRA IMPERIALE


Preludio allo spazio è la cronaca immaginaria del primo lancio sulla Luna, uscito nel 1951. Fa parte della prima fase di Arthur C. Clarke, costituita da alcuni romanzi brevi incentrati sulla conquista spaziale prima che si avverasse effettivamente. Il libro è il reportage di un giornalista chiamato a documentare la preparazione del lancio e dell'equipaggio. Certamente è un testo inferiore alle opere celebri di Clarke, il cui stile è appunto quello di una cronaca scientifica, privo delle suggestioni che verranno con La città e le stelle, 2001, Incontro con Rama. A Clarke va dato merito di aver saputo spesso presagire attraverso intuizioni geniali le tecnologie in avvenire, ma ovviamente il suo posto nella fantascienza d'autore non è dovuto solo a questo.

Anche a Preludio allo spazio, tuttavia, va riconosciuto un merito straordinario: a leggerlo nel 2014, più di mezzo secolo dopo, non appare assolutamente sciocco. Trasmette invece l'ambizione di una generazione che guardava allo spazio molto più intensamente di noi, che non avremo nemmeno la fortuna di vedere l'uomo su Marte. Forse, proprio come l'umanità descritta in La città e le stelle, stiamo iniziando a perderle per davvero, le stelle.
Idee alla base ***; sviluppo **; consigliato **½

Terra imperiale non è un romanzo di Clarke molto noto, si discosta dai classici come Rama, La città e le stelle e il ciclo di 2001. Si discosta nell'approccio perché, anziché un libro di esplorazione, in sostanza tratta della vita del protagonista, un ambasciatore di Titano, e del suo viaggio sulla Terra per presenziare a un importante avvenimento. Nella prima parte Clarke non risparmia i dettagli delle tecnologie spaziali, con passaggi prolissi e stancanti. Il contesto della Terra futuristica (e della conquista spaziale) sembra più un pretesto che l'obiettivo, ma in sordina Clarke tesse un intreccio che coinvolge un secondo personaggio, che non credevamo così necessario se non per il background personali del protagonista, fino alla rivelazione finale che, invece, è degna del miglior Clarke e della sua visione cosmica.
Ci sono pro e contro in Terra imperiale, libro da soppesarsi in quanto interessante per le premesse ma sviluppato ad alti e bassi, eppure in grado di catturare il lettore, almeno superata la soglia del primo centinaio di pagine. La maggior pecca, forse, è che il misticismo del finale resta fine a se stesso, quando avrebbe meritato un peso maggiore nella trama. Simak, autore a cui ho subito pensato leggendo l'ultima parte, avrebbe scritto questa storia in modo diverso, migliore probabilmente. Clarke ha realizzato un ibrido tra un "libro suo" e uno "non suo". Ne consiglio la lettura a chi non vuole fermarsi alle apparenze, in fondo può sorprendere e questo è sempre positivo.
Idee alla base ****; sviluppo **½; consigliato **½

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