28 settembre 2014

KING: DOCTOR SLEEP (2013), UNA LIETA REDENZIONE DEL PASSATO



Mi accingo a leggere l'ultimo lavoro di Stephen King, e questa volta discuterò il libro mentre lo sto leggendo.

Fino a pag. 100
L’inizio di Doctor Sleep è superbo, ed è anche diverso da quanto ci si può aspettare. Se penso a Stephen King che rimugina sulla domanda: cos’è accaduto a Danny Torrance?, allora capisco il perché delle prime 100 pagine. King, proprio come se raccontasse la storia a se stesso, ci prende per mano e ci porta in giro con Danny da quel giorno che segnò la fine dell’Overlook e di suo padre, fino al momento presente. Frattanto ci introduce altri personaggi che hanno però uno spazio molto inferiore, nonostante saranno – credo – protagonisti e antagonisti della vicenda. Parlo del Vero Nodo, i cattivi di turno (che nelle pubblicità del libro sono definiti “vampiri psichici”, ma finora nel romanzo sono ancora poco definiti), e di Abra Stone, neonata dotata di una potentissima luccicanza.
L’incedere di King è secco, non si concede tante distrazioni o digressioni rispetto ai fatti, ricordando in questo la forma di Shining e dei suoi primi lavori. La forza con cui ci mostra i personaggi e ci fa presumere (leggi annusare) il loro fondamentale ruolo in un gioco molto più vasto, come sempre è magistrale: mi ricorda la Torre Nera e i romanzi ad essa legata, mi ricorda la potenza e la suggestione di cui è capace anche solo nel coniare un nome dannatamente bello come Abra Stone.
Dan, comunque, non se la passa tanto bene, e queste prime 100 pagine traboccano anche dei fantasmi dell’alcolismo, che King non ha mai dimenticato. La differenza è che Dan, al contrario del padre Jack, riesce a farsi forza, mosso dal disgusto estremo verso se stesso e dalla voce di Dick Halloran che gli ritorna sempre in mente, e dunque a staccarsi dalla bottiglia. In questo si riconosce, credo, lo stesso King, che alla fine ce l’ha fatta a combattere i suoi demoni di gioventù. Quindi mentre Shining si poneva come romanzo tragico, almeno nel personaggio di Jack, l’impressione iniziale di Doctor Sleep è che sia positivo e che Doc diventerà uno dei Pistoleri ovvero gli eroi involontari delle grandi saghe kinghiane.

Fino a pag. 300
Danny Torrance ora è il Dottor Sonno: lo ritroviamo nel presente che tenta di sfruttare la luccicanza per dare conforto agli anziani di una casa di riposo nel momento del trapasso. Il suo potere, comunque, si è acquietato, lui è riuscito a ristabilire la sua vita e, sebbene viva ancora alla giornata, si direbbe una persona felice. Tiene una corrispondenza mentale con Abra: i due si sono individuati, come se i loro poteri fluttuando nell'etere si fossero intercettati. Ma Abra viene intercettata anche dal Vero Nodo, semi-umani che si nutrono di energia psichica; una sorta di vampiri di lunga vita, anche se la loro figura rimane ambigua e trasversale (diciamo grazie, perché la pubblicità del romanzo li faceva sembrare un po' troppo twilightiani). Questi tizi, tanto per capirci, hanno fatto festa l'11 settembre 2001 e il loro campo base si trova, guarda caso, sul terreno laddove trent'anni prima si ergeva l'Overlook Hotel. Abra, sentendosi minacciata in quanto puro nutrimento per loro, chiede aiuto a Dan.
Nel secondo centinaio di pagine il King “seconda maniera” riemerge, ma sempre con grande equilibrio. I personaggi acquistano più spazio, le loro relazioni dirette e indirette cominciano a tessere l'intreccio e il senso di crescente inevitabilità degli eventi che stanno per arrivare.
Dal punto di vista del Fedele Lettore, è soddisfacente come non mai percepire che King è tornato sul sentiero del Vettore, narrando un altro pezzo del suo universale mosaico, dove il 19 è un numero potente, i grandi fatti che segnano l'umanità hanno segrete connessioni a un disegno più grande, e talvolta dei poteri straordinari affliggono uomini che si trasformano, senza saperlo, in Pistoleri in lotta contro gli agenti dell'entropia. La portata cosmica di King ha caratterizzato le sue migliori opere, a mio avviso (i sostenitori di Cujo e Misery, naturalmente, non la penseranno così), e Doctor Sleep si sta rivelando parte della cerchia. Una parte essenziale e che trasuda la magia delle migliori, intimistiche narrazioni dello scrittore del Maine.


Alla fine (pag. 514)
I fili si tendono e arriva la resa dei conti... il Nodo viene al punto, potremmo dire. E anche Dan e Abra che, forse prevedibilmente, forse inaspettatamente, scoprono avere un legame di sangue, dal quale deriva il legame psichico, la luccicanza (lo shining), che in Abra è di gran lunga più potente che in Dan.
Le sorti del Vero Nodo sono evidenti sin dall'inizio: non vi rovino nulla dicendo che non ha speranze. I cattivi, qui, non sono così cattivi: sono sfortunati. La loro natura demoniaca è più un fardello che altro, nonostante qualcuno (Rose, il villain del romanzo) cerchi di godersela e, quasi ponendosi come il Cristo della loro confessione, faccia il possibile per rendere la vita dei compagni accettabile, degna. Il Nodo è spacciato e King ce lo dice sin dall'inizio: è malato, qualcosa non funziona più, non importa molto il perché, è un dato di fatto. E Abra è la cura definitiva. Per alcuni la debolezza degli antagonisti potrebbe essere il punto debole del romanzo, che difatti non ha riscosso pareri unanimi.
In questo senso la storia di Doctor Sleep è molto particolare: non c'è un Randal Flagg che minaccia di far collassare il mondo o l'universo stesso. I toni sono soft come non mai e tutto l'interesse di King è concentrato nel raccontarci la storia personale, gli alti e i bassi, i fardelli e le gioie, di Danny Torrance e Abra Stone. Ecco che ci troviamo di fronte a una saga familiare tra le più intense. Con questo libro, i personaggi di Shining e questi nuovi entrano nella mitologia di King; i riferimenti sono espliciti, in particolare i riferimenti all'universo della Torre Nera che sappiamo essere la cornice che contiene tutto il quadro kinghiano. A un certo punto Dan dice che “esistono altri mondi oltre al nostro” e scopre che la morte del suo amico e mentore Dick Hallorann è avvenuta il 19 gennaio 1999, cifre tutt'altro che casuali. I “vampiri psichici”, poi, sono al centro delle vicende di Padre Callahan (Le Notti di Salem) all'interno del flashback sulla sua vita narrato in I Lupi del Calla (quinto tomo della Torre Nera): il loro ritratto non è esattamente identico ma d'altra parte si fa intendere che il mondo è pieno di “vampiri” di diversa natura e con diverso modus operandi. La luccicanza stessa è uno dei tanti poteri di cui sono dotati i Frangitori e, in generale, i protagonisti di molte storie: l'accostamento che riesce più facile, qui, è forse con Johnny Smith di La Zona Morta. Infine, e queste sono chicche di quelle che ai Fedeli Lettori piace notare, il concetto di “magazzino mentale” è usato anche da uno dei protagonisti di L'Acchiappasogni (che a loro volta sono uniti da un legame mentale, forse uno shining alla minima intensità). Persino Castle Rock, arcinota città kinghiana teatro di fatti spiacevoli, è menzionata verso la fine: è l'indizio definitivo che ci rivela l'intenzione di King di collocare definitivamente Doctor Sleep e, attraverso esso, anche Shining, nel filone più importante di tutta la sua narrativa.
Senza tuttavia dimenticare che anche le piccole storie, quisquilie rispetto a ben più vaste apocalissi, hanno un'importanza intrinseca non trascurabile; che le persone, nella loro vita ed intimità, sono al cuore di tutto, sempre. È da lì che nascono i Roland e i Flagg, eroi e antieroi od incarnazioni di male e caos. Su un piano più personale, credo che King abbia voluto compiere un atto di redenzione verso la famiglia Torrance e soprattutto Jack, che sappiamo esser stato il personaggio “valvola di sfogo” per King, nei primi anni 70, in un momento dove la celebrità era arrivata tutta in un colpo, dopo aver mantenuto a stento moglie e figli e alzato un po' il gomito. Lato oscuro del suo scrittore, Jack Torrance rendeva Shining una tragedia. Danny Torrance, il figlio, era la luce, pur piena di ombre e inquietudini. Doctor Sleep ne scrive il giusto epilogo: Dan, dopo esser caduto vittima dell'alcol, ne esce con la forza di volontà; trasforma il fardello della luccicanza in un potere positivo; ritrova il filo della propria vita dopo un vagabondaggio senza meta. Ha bisogno di un'ancora, e questa è Abra; allo stesso modo Abra ha bisogno di un'ancora per accettare il suo immenso potere, che la rende sola contro il mondo, e questa è Dan. Questo interscambio è magia pura, letterariamente parlando: Stephen King è al suo meglio. Il contorno può sembrare facile, carente in mordente e tenebra, ma è proprio questo il punto: mettere la parola fine ai fantasmi del passato, un lieto epilogo, riconciliante. Doctor Sleep è uno dei suoi libri più luminosi e ottimisti, e non poteva esser scritto prima. Pensate che l'idea viene dal commento di un fan alla fine degli anni 90: quasi quindici anni per lasciarla maturare e compiersi. Una prova definitiva, se mai ce ne sia bisogno, della poetica personale dietro alla sua grande letteratura.


Leggi anche:

Nessun commento:

Posta un commento