16 settembre 2014

POTERE ALL'IMMAGINAZIONE: LA LETTERATURA A SCUOLA, UNA RIFLESSIONE



Qual è il momento di maggior recezione per un individuo se non quello scolastico? Dov’è che può venire a sapere per la prima volta che è esistito un tale di nome Ernest Hemingway che scriveva niente male? Questa una riflessione sull’insegnamento della letteratura nelle scuole. L’aridità della scuola è drammatica.
Qualche giorno fa mi chiedevo: com'è che mi sono tanto appassionato alla lettura? (E di conseguenza alla scrittura?) Posso dire che ho iniziato a leggere quand’ero alle scuole medie grazie ai Piccoli Brividi. Come mi ci sono imbattuto non lo ricordo. Ma so con certezza che in quinta elementare un mio compagno leggeva già Stephen King e questo mi stimolava, anche se ancora non riuscivo a impegnarmi. Mi fu regalato il mio primo libro di King proprio quell’anno, mi pare, ma lo lessi solo tempo dopo: cominciai a 14 anni e da lì in poi lessi libri “veri”.
Alle superiori, in terza, ho seguito letteratura. Qui le cose si complicano. La letteratura scolastica di cosa è fatta? Soprattutto di poeti e pensatori morti secoli or sono, poi qualche scrittore nel senso più comune del termine, italiani nella quasi totalità. Imparare a memoria la poesia di Pascoli, sapere quando nasce e quando muore. In fondo non c'era molto più questo. Dopo l’infinita parte di epica e antichità varia, tre anni di letteratura servono ad arrivare al secolo dei lumi, il romanticismo, il decadentismo, e se si è veloci, e raramente succede, agli inizi del 900.
Nel mio caso, ebbi la fortuna di avere dei testi di letteratura interessanti e una professoressa che riuscì ad aprirmi gli occhi non tanto sull'importanza di quello che c’era sul banco e si diceva in classe, quanto sulla ricchezza e la gioia della lettura e della cultura personale. (Non l'ho mai ringraziata per questo, avrei dovuto farlo; una volta mi vide leggere un libro con i testi di Neil Young e mi sembrò felicemente impressionata; un'altra volta mi beccò che scrivevo delle storielle buffe sui professori e anche lì sembrò divertita, come a non voler strappare nessun ala alla creatività. Chiusa parentesi.)
Nei tre anni di scuole superiori a cavallo della maggiore età cominciai a navigare letteralmente tra scrittori e libri, nel mio tempo fuori dalla scuola, naturalmente. Con rare eccezioni (il decadentismo) il piano scolastico prevedeva personaggi e testi che, per quanto essenziali siano stati nel panorama letterario classico, non mi smuovevano molti neuroni. Mi si perdoni questo sacrilegio. Quello che intendo non è certo sminuire i nostri letterati del passato, ma sostenere che non può essere solo questo il nucleo della letteratura insegnata a scuola, che è un sacrilegio altrettanto grave non menzionare neanche l'esistenza di Hemigway, che qualche merito lo ha pure avuto.
E così, partendo dal gotico di Poe e Lovecraft, dovrebbero avere il giusto spazio i movimenti e generi letterari della nostra epoca, che più di tutti sono vicini a noi, coinvolgendoci direttamente perché ci riguardano. La Generazione Perduta di Hemingway, i Beat di Kerouac, il fantasy di Tolkien, la fantascienza di Asimov, il fantastico-sociologico di Bradbury e Ballard, e quant’altro. Ho citato solo quelli a cui personalmente sono più legato, ma potete aggiungere i vostri alla lista.
Non si tratta di un’importanza a priori di autori o generi, ma di generare interesse. La questione è talmente banale che parlarne così è persino idiota. È idiota il fatto che “dall'alto” nessuno se ne renda conto e prenda provvedimenti. Da che mondo e mondo, a qualsiasi età, ma soprattutto in bambini e adolescenti, lo stimolo più grande viene dall’IMMAGINAZIONE. È questa la porta magica che fa aprire la mente agli interessi culturali (dove culturali sta per cultura popolare, non strettamente classica). Perché altrimenti si leggerebbero le favole ai bambini? Come può l’immaginazione di un sedicenne svegliarsi con i sermoni di letteratura a cui è solita assistere in classe? In questo modo le porte si chiudono e si ottiene la noia, la morte cerebrale, lo zapping al posto dello sfogling. (Perdonate il gioco di parole ma ci stava bene.) Qual è il momento di maggior recezione mentale se non quello scolastico? Dov'è che si deve apprendere l'esistenza di cose che non ancora non sappiamo? A scuola, soprattutto! Gli italiani leggono poco? Per forza, tra le mura scolastiche siamo fermi a Mussolini.
Ci vuole poco per capire che tutto ciò è talmente banale da essere davanti agli occhi di tutti. Prendiamo per esempio l’effetto che hanno avuto i libri di Harry Potter su una generazione di giovani lettori. (Mia sorella è fra questi.) Dopo la saga del maghetto, queste persone leggeranno. Che cosa? Chi se ne importa. Leggeranno altro: forse Fabio Volo, forse Allen Ginsberg, forse Omero. Il punto è l'emozione provata nel leggere la prima volta, ovvero POTERE ALL'IMMAGINAZIONE. Le poesie di Pascoli, pace all'anima sua, non sortiranno mai questo effetto, o magari lo sortiranno su uno studente su cento. Qual'è il punto? Svegliare le nuove generazioni, farle crescere capaci di pensare. La capacità di pensare con la propria testa si ottiene prima di tutto leggendo ciò che altri hanno pensato. La capacità di crescere culturalmente si ottiene dal piacere provato nel farlo. Una bella storia letta in un pomeriggio a 14 anni può essere la chiave di tutto. Indagate pure: coloro che leggono, hanno sempre letto fin da ragazzi; i ragazzi che non aprono un libro, da adulti sfoglieranno Sorrisi e Canzoni e nient'altro. Quand'è che daremo ascolto a dei tizi di nome Stephen King e Ray Bradbury che ci insegnano il potere dell’immaginazione da ormai mezzo secolo? Almeno, teniamocelo come compito per casa. 


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