26 ottobre 2014

KING: MR MERCEDES (2014), LA REALTÀ NON È UNA SERIE TV



Il 30 settembre è uscito l'ultimo romanzo di Stephen King (anche se in USA l'ultimissimo è in realtà in arrivo a novembre, Revival, noi siamo un po' in ritardo). Non ho resistito alla tentazione e l'ho letto immediatamente, anche perché si era fatto un gran parlare di questa detective story totalmente atipica per King, ed ero curioso di vedere in quale modo il Re aveva rigirato la frittata a sua immagine e somiglianza.
Un po' come per Joyland, dunque, è facile approcciarsi a Mr. Mercedes con la sensazione di un libro "minore", da una parte a ragione, dall'altra a torto. A ragione perché è atipico, è palesemente una sperimentazione in cui King gioca alla sua maniera con un genere e gli archetipi su cui è costruito. A torto perché, dato che King sa fare il suo mestiere e ha una scrittura sempre fresca e innovativa, il libro risulta tutt'altro che inferiore alle aspettative e più che degno del suo nome; non importa che non vi siano gli elementi fantastici ed emotivi che contraddistinguono le sue opere centrali. Sotto questo aspetto il “freddo” Mr. Mercedes è agli antipodi del malinconico Joyland, fornendo ulteriore esempio della capacità di King di muoversi trasversalmente ai generi e alle aspettative, anche tra un libro e il successivo (pensate che Mr. Mercedes si colloca tra Doctor Sleep, di cui ho ampiamente parlato qualche settimana fa, e il prossimo Revival, il quale si preannuncia come un ritorno al gotico moderno di Cose Preziose o Le Notti di Salem; questa variabilità, a mio parere geniale, si è accentuata nell'ultimo ventennio).

11 ottobre 2014

KING: THE DOME (2009), LA STORIA UMANA È UN SADICO MASSACRO



Il caso di Under The Dome (in italiano solo The Dome) è tra i più interessanti degli ultimi anni. Le premesse del romanzo e alcuni suoi elementi hanno suscitato un grande interesse da parte del pubblico e della critica. Al successo del libro si deve la veloce trasposizione televisiva, per quanto essa prenda subito le distanze dall'intreccio originale, diventando qualcosa a sé stante. Le radici del libro, svelate dallo stesso King, affondano in un tentativo incompiuto intitolato The Cannibals alla fine degli anni 70, ma The Dome con i cannibali non c'entra proprio niente. Quello che poteva essere un horror “prima maniera” si è trasformato in un thriller sociologico (non mi viene in mente miglior definizione) del XXI secolo. King ha spesso trattato di piccole comunità nordamericane in crisi, dove le persone tirano fuori il lato migliore o peggiore di sé, ma mai come in The Dome questo tema è portato al parossismo, cause ed effetti sono estremizzati e diventano l'unico, vero cuore della vicenda. Soprattutto in quanto non vi sono demoni a scatenare la crisi, ma un fatto concreto e visibile dal mondo intero, pur restando inspiegabile.