26 dicembre 2015

KEROUAC BLUES: LE POESIE BEAT



La poesia libera è una parte fondamentale della scena Beat che ha visto per protagonisti Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Burroughs, Lawrence Ferlinghetti e altri. Proprio come la loro prosa, anche la poesia Beat trascende le regole classiche prendendo invece spunto dai ritmi del jazz e del bebop, e più in generale dallo stream of consciousness, un libero flusso di coscienza. Kerouac, noto come scrittore di romanzi o comunque di prosa, è stato anche poeta. In effetti tutta la prosa kerouachiana contiene della poesia in varie forme (come l'haiku) idonee a esprimere la sensazione e la verità di un momento. Prosa e poesia quindi si intrecciano senza una vera e propria linea di confine. Tuttavia Jack scrisse versi durante tutta la sua vita e v'è tutta una parte della sua bibliografia costituita da raccolte di poesie. Alcune (le più lodevoli) sono concepite dallo stesso Jack, altre sono assemblaggi successivi.

10 dicembre 2015

STEPHEN KING, IL SIGNORE DELLE "TORRI"

Il mio saggio Il Signore delle "Torri" è finalmente disponibile nel libro Stephen King: l'altra metà oscura, a cura di Lorenzo Ricciardi, pubblicato per Weird Books. Il saggio, unico in italiano, esamina La Torre Nera, l'opera più lunga e complessa di King, scendendo in profondità in tutti i suoi aspetti - la genesi, l'ispirazione, lo stile, le connessioni con il resto dell'universo kinghiano - e comparando il vasto apparato critico americano (in particolare i saggi di Magistrale e Strengell).
Il volume raccoglie un'ampia bibliografia recensita, articoli di approfondimento e interviste a celebrità a contatto con King: dai registi Frank Darabont e Mick Garris, agli scrittori Joe Lansdale e Bev Vincent, allo storico traduttore italiano Tullio Dobner, all'assistente personale di King, Marsha DeFilippo, e molti altri.
E' stato un onore per me poter partecipare a questo progetto su richiesta dell'autore/curatore/scrittore Lorenzo Ricciardi, che ringrazio.
Anticipo qui di seguito un estratto del saggio.


La saga della Torre Nera costituisce un caso unico nella carriera di Stephen King, così come nel panorama letterario del fantastico, considerata tra le saghe più originali e spesso accostata – non del tutto correttamente – al fantasy. Questo capitolo tenterà di esplorarla e sviscerarla, attraverso un compendio della critica americana più recente che si è occupata dell'opera di King.
Sin dall'apertura del primo libro, King getta il lettore in uno scenario ibrido che si rifà, da un lato, al Vecchio West americano, e dall'altro al Medioevo. Poi gli svela progressivamente una realtà post-apocalittica dominata da reliquie tecnologiche. Molti dei critici che si sono occupati di King hanno analizzato la saga attraverso le sue multiple derivazioni, la sua miriade di aspetti, che la rendono incatalogabile se non nel “genere King” che, in fondo, è l'unico che conta davvero.

26 novembre 2015

BALLARD-PENSIERI: IL CAMALEONTE ADEGUA LA SUA IDENTITA' ALL'AMBIENTE

Lui, già molti decenni fa, ha saputo vedere le circonvoluzioni dell'umanità, incluse le più estreme e paradossali, spiegando con precisione il modo in cui ci stiamo comportando qui e ora. Fornendoci quasi una guida, un sentiero già battuto. La cosa che lo distingue da altri cosiddetti precursori è che Ballard non è mai stato uno scrittore di fantascienza. Sì, ha utilizzato degli spunti fantascientifici nei suoi primi romanzi e racconti, ma poi non ne ha più avuto bisogno, trovando nel mondo contemporaneo un terreno ancor più fertile e ricco. 


Il primo concetto a cui penso rileggendo High Rise, Il Condominio, è:
  • Abbracciare il cambiamento anziché fuggirlo e, come un camaleonte, lasciare che la propria identità si adegui al nuovo ambiente.

7 novembre 2015

RICHARD MATHESON: TRA SCI-FI E GHOST-STORY


Mi sono approcciato per la prima volta a Richard Matheson con tre suoi romanzi: Io sono Leggenda, Io sono Helen Driscoll e Ghost.
Io sono Leggenda, uscito nel 1954, terzo romanzo dopo un paio di thriller, ha consacrato Matheson alla narrativa fantastica: un ibrido di fantascienza, thriller, horror e mistery. La storia è di derivazione post-apocalittica, ambientazione prettamente fantascientifica ma con elementi di derivazione gotica, dato che i "cattivi" qui sono i vampiri che hanno popolato il mondo. In realtà si tratta di esseri umani trasformati in creature non-morte a seguito di un'inspiegabile epidemia. L'unico umano ancora normale in un mondo di vampiri cerca in tutte le maniere di sopravvivere, ma è lì lì per mollare, ormai sull'orlo dell'alcolismo. Premessa, questa, che pone il romanzo agli antipodi della letteratura alla Dracula: una posizione voluta e ben calcolata da Matheson.

9 ottobre 2015

KING: CHI PERDE PAGA (2015), POSSEDERE IL PROPRIO IDOLO FINO ALLA MORTE


Finders Keepers è il secondo volume di una trilogia che ha per protagonista il detective in pensione Bill Hodges, conosciuto nel precedente Mr Mercedes. Nella mia analisi di quel libro, l'ho definito un romanzo di genere (detective story) che fa l'occhiolino alla popolosa scena massmediatica di crime series. In pratica uno “scherzetto” verso la narrativa d'altri tempi tanto cara a King, così come lo è stato, ma sul lato horror-gotico, il recentissimo Revival. Chi perde paga – pensavo nel momento in cui iniziavo a leggere – sarà un libro sullo stesso stile, semmai ancor più “irriverente”. No. A parte il fatto – che già era assodato – che a King piace, sì, zigzagare tra i generi, ma piace anche soddisfare il lettore in qualsiasi circostanza, senza quindi essere mai “strafottente” o “controverso” nei confronti del suo pubblico. Poi, sono bastate cinquanta pagine per rendermi conto che, in Finders Keepers, la detective story (e lo stesso detective Hodges) ha la consistenza di un'ombra o l'importanza della foglia di insalata che correda la bistecca. King parte in quinta con un libro che è suo, e intendo suo del tutto: non uno scherzetto tipo tascabile hard-boiled (cosa che comunque nemmeno Mr Mercedes era), ma un signor thriller con temi a cui lo scrittore è molto interessato.

5 settembre 2015

KEROUAC: VIAGGIATORE SOLITARIO



Pensando alle stelle notte dopo notte ho cominciato a capire che “Le stelle sono parole” e tutti gli innumerevoli mondi nella Via Lattea sono parole e ciò vale anche per questo mondo. E ho capito che non importa dove mi trovo, in una stanzetta piena di pensieri o in questo universo senza fine di stelle e di montagne, è tutto nella mia mente. Non c'è bisogno di solitudine. Allora ama la vita per quello che è, e non crearti alcun tipo di pregiudizio nella mente.
Jack Kerouac, Viaggiatore solitario 

Nel 1960, nella casa di Long Island (New York) dove vive insieme alla madre, Jack Kerouac compone e dà alle stampe un'antologia il cui filo conduttore è il viaggio solitario, intitolata Lonesome Traveler. I testi coprono una larga parte della sua vita adulta, provengono da momenti diversi di cui Jack parla anche in altri romanzi (per esempio Angeli della desolazione). Si tratta comunque di testi inediti e autoconclusivi, non di estratti di opere più lunghe già pubblicate. Sembra che qui Jack intenda fare un riassunto delle esperienze più significative vissute, seguendo il filo conduttore e tentando di farle quadrare insieme: dal caos e la sporcizia che popolano la vita su una nave mercantile, alla serenità naturale della vita sulle montagne.

20 agosto 2015

CORMAC McCARTHY: ASSENZA E DISUMANITA'



Cormac McCarthy è un celebrato scrittore contemporaneo che si inquadra non in un genere particolare, ma in quella letteratura di ampio respiro destinata a diventare classica. Forse è un po' post-modernismo, ma in fondo questa è un'etichetta in cui è facile far rientrare uno scrittore americano dotato di certa immaginazione e certo stile. Ci sono elementi di horror, dramma e visionarietà, nei suoi libri. Di recente ho letto  Il Buio Fuori (1968) e Figlio di Dio (1974) e sono libri di cui, dopo, non rimane un ricordo preciso, una storia o un concetto attorno a cui far ruotare un riassunto. Rimangono invece immagini e sensazioni. È difficile parlare di McCarthy proprio a causa della sua evanescenza.

13 agosto 2015

KING: USCITA PER L'INFERNO (1981), SCEGLIERE LA VIA DELL'AUTODISTRUZIONE



Pubblicato nel 1981, scritto dopo la morte della madre per cancro, Roadwork è un libro più di Stephen King che di Richard Bachman. A differenza dei predecessori, qui la penna di King è avvertibile sin dall'inizio: le lunghe digressioni sulle azioni e i pensieri di Barton Daves, il protagonista, le sue idiosincrasie un po' pazzoidi (dialoga con due lati di se stesso, George e Fred) dovute a un trauma psicologico (la morte del figlio), tipiche dei personaggi kinghiani. La stessa lunghezza del romanzo, maggiore degli altri usciti sotto pseudonimo, fa capire che, sebbene le intenzioni fossero bachmaniane nelle tematiche, la resa è kinghiana. Fosse stato uno scrittore in carne ed ossa, Bachman, questo romanzo potrebbe essere considerato un'evoluzione e una prova di maggior maturità stilistica dopo "prove generali" di gioventù, decisamente più condensate. Invece, dietro a Bachman c'è King... e in questo caso, come direbbe Jack Torrance (Shining), “giù la maschera!”

4 agosto 2015

KING: OSSESSIONE (1977), CRONACHE DI AUTENTICA RABBIA (FIRMATA BACHMAN)



Questo è uno dei due libri che Stephen King scrisse al college, sul finire degli anni 60, antecedente a Carrie. Non se ne sa molto per due motivi: primo perché è stato pubblicato nel 1977 con lo pseudonimo di Richard Bachman, secondo perché dagli anni 90 è fuori catalogo e ci resterà per sempre, in quanto King ha vietato di ripubblicarlo (la ragione è legata ai contenuti del libro). Il destino di Ossessione è stato quello essere il primo dei Bachman books, cinque romanzi usciti tra gli anni 70 e gli anni 80, prima che lo pseudonimo fosse smascherato. In “Perchè ero Bachman”, un'introduzione alle edizioni più recenti di questi libri, King spiega le sue ragioni. È risaputo comunque che i libri di Bachman si distinguono da quelli di King per: a) l'assenza del soprannaturale (ma nel quinto questa regola è stata infranta), b) la spietatezza dello stile e del contenuto.

19 luglio 2015

JOE HILL: LA SCATOLA A FORMA DI CUORE



Sono andato a ritroso nella lettura di Joe Hill, partendo dall'ultimo romanzo finora pubblicato fino a questo primo. Come prevedibile il percorso è andato in discesa: ritengo infatti che NOS4A2 non sia soltanto superiore su tutti i livelli (idea, narrazione, stile personale), ma stia proprio su un altro pianeta rispetto a La scatola a forma di cuore. Qui mi sono trovato per le mani un romanzo horror facilmente etichettabile, una storia di spettri con una rockstar antipatica come protagonista. 

5 luglio 2015

KING: REVIVAL (2014), RITROVARE IL GOTICO NELL'AMERICA CONTEMPORANEA



Revival si annuncia sin dal titolo e dalle dediche (Fritz Leiber, Bram Stoker, Mary Shelley, H.P. Lovecraft, Robert Bloch, l'amico Peter Straub ed altri) come una riproposizione della, e un tributo alla, narrativa fantastica americana di matrice gotica, tipica del periodo a cavallo tra 800 e 900 ma rimodernata a metà del secolo scorso da autori caleidoscopici come Bradbury e Leiber. King è sempre stato un erede di questo filone, avendo riplasmando il fantastico alla sua maniera, sfaccettandolo con elementi horror, thriller, fantasy ma soprattutto umanistici e moderni.
Il narratore di Revival, in prima persona, è un musicista di nome Jamie. Ci racconta la sua storia attraverso i momenti cruciali che cambiano la sua esistenza e che coinvolgono un reverendo di nome Charles Jacobs. Questi è il co-protagonista (perché altri non ce ne sono) e al contempo l'antagonista del romanzo. Le vite di entrambi procedono con episodi tragici e sconvolgenti come se fossero legate: perdono la fede e vivono esistenze per lo più vuote, riempite dalle proprie ossessioni. Jacobs in particolare, ogni volta che lo incontriamo è sempre più ossessionato dal suo singolare hobby: sperimentare strane forme di elettricità. La chiama "elettricità segreta" e crede di aver scoperto, imbrigliato in fenomeni elettrici naturali come i fulmini, una forza estranea al nostro mondo capace di aprire squarci in un'altra esistenza. Ma soprattutto in grado di curare i mali delle persone, almeno in apparenza.

30 giugno 2015

ARTHUR C. CLARKE (pt.6): LE SABBIE DI MARTE & L'ULTIMO TEOREMA (E IL PARADOSSO CLARKE)



Le sabbie di Marte (1951), come Preludio allo spazio, è tra i primi romanzi di Arthur Clarke e il tratto comune che distingue questi lavori è il tema della speculazione scientifica su frontiere spaziali che l'uomo non aveva ancora conquistato. Se Preludio era la cronaca della preparazione al viaggio verso la Luna, qui c'è la conquista di Marte, una città sotto a una cupola, l'intento di fornire al pianeta un'atmosfera respirabile. L'uomo non è ancora andato su Marte quindi il romanzo è a tutt'oggi una speculazione sul possibile, anche se ovviamente si percepisce la sua “antichità”. Ma nel 1951 l'uomo non aveva ancora messo piede nello spazio!

16 maggio 2015

ARTHUR C. CLARKE (pt.5): LE FONTANE DEL PARADISO & POLVERE DI LUNA


Le fontane del paradiso valse a Arthur Clarke sia il premio Nebula (nel 1979, anno di uscita del romanzo) che il premio Hugo (1980). Leggendolo per la prima volta oggi, circa 35 anni dopo, si ha ancora l'impressione di un romanzo fresco che contiene molto più di quanto effettivamente scritto nelle sue righe. L'opera è intrisa di molteplici elementi a contorno della trama principale che si rivelano essere anche più interessanti, grazie agli spunti che forniscono. In quest'ampio respiro riconosco il genio di Clarke, il suo essere Autore tanto nell'epoca passata quanto in quella moderna. Le sue semplici ma singolari visioni ci parlano, in particolar modo, dell'incontro con intelligenze extraterrestri, dello sconvolgimento che questo fatto avrebbe sulle religioni, della perpetua battaglia tra la tradizione millenaria e la tecnologia futura.

10 maggio 2015

THE CLOUD SCULPTORS OF CORAL D

Musica che ho composto e rilavorato tra il 2013 e 14, video di ispirazione Ballardiana. Il titolo di un suo racconto "Gli scultori di nuvole di Coral D" ("The Cloud Sculptors of Coral D") è tra i più suggestivi che abbia mai incontrato. Quando ho pensato di dare una forma visiva alla musica, la scelta era già fatta. Enjoy!


26 marzo 2015

BALLARD - X - L'IMPERO DEL SOLE


Nella bibliografia di James G. Ballard vi sono tre libri biografici, che si accostano – senza allontanarsi poi molto, a ben vedere – alla produzione romanzesca e di racconti. Il primo di essi, L'impero del sole (1984), è in realtà un romanzo propriamente detto, reso celebre dal film di Steven Spielberg. Ma è talmente biografico da essere un caso a sé, più vicino al racconto della propria infanzia, per quanto in chiave romanzata, che non alle opere di fantasia dello scrittore britannico. In particolar modo questo è vero se lo consideriamo nel contesto degli anni '80, in cui è stato scritto e pubblicato, nei quali Ballard si stava spostando verso una produzione meno pervasa di simbolismo e più attenta al mondo contemporaneo (nel 1981 era uscito Hello America, mentre di lì a pochi anni sarebbero arrivati Un gioco da bambini e Il giorno della creazione).

17 marzo 2015

BALLARD - IX - L'ALLEGRA COMPAGNIA DEL SOGNO


Il caso di questo libro è particolare, non tanto per la sua genesi (si inquadra perfettamente nel percorso ballardiano) quanto perché è rimasto inedito in Italia per trent'anni finché Fanucci ha preso il coraggio e lo ha pubblicato alla fine dello scorso decennio. Personalmente ho scoperto la sua esistenza solo in seguito, ecco il perché non ha fatto parte del percorso di lettura di cui ho scritto finora.
Detto ciò, il libro merita in effetti una trattazione a parte, perché anche se è ballardiano al 100%, lo è in modo differente dagli altri romanzi. Lo scrittore ha sempre tratto le sue ideologie da molte angolazioni diverse, sviluppandole in modi trasversali, abituando quindi i lettori a leggere la sua produzione divisa per momenti. Collochiamo dunque The Unlimited Dream Company (il titolo originale, che non ha niente di "allegro" ma piuttosto qualcosa di "infinito"): esce nel 1979, alla fine di un decennio nel quale Ballard ha fatto scalpore con Crash e Il condominio, e prima dell'autobiografico L'impero del sole e di altri testi di transizione come Hello America e Il giorno della creazione.

7 marzo 2015

JOE HILL: LA VENDETTA DEL DIAVOLO



Horns (titolo originale che come sempre rende più giustizia della traduzione) è un romanzo che si rivela pieno di sorprese, a dirla tutta può lasciare esterrefatti. Non perché la trama sia un colpo di scena dopo l'altro, bensì perché quello che sembra cominciare come un horror grottesco – che strizza l'occhio al gotico americano più classico – si trasforma via via in una grandiosa indagine sulla cattiveria umana. Quanto siamo capaci di cadere in basso, di essere ipocriti, di vedere il lato peggiore della gente? O di celare un delitto passionale? E quanto può essere inaspettata la verità se la vediamo da una prospettiva che, fino a un momento fa, non volevamo o non potevamo concederci? 
Questo è il secondo romanzo di Joe Hill, figlio di Stephen King ma famoso non per questo (ha rivelato la sua identità di recente). Sto leggendo i suoi tre romanzi ad oggi, più una raccolta di racconti, in senso inverso. NOS4A2, il più recente, è un capolavoro degno di rivaleggiare con i romanzi del padre, ibrido di generi e soprattutto di elementi e sensazioni.

17 febbraio 2015

KEROUAC-BURROUGHS: E GLI IPPOPOTAMI SI SONO LESSATI NELLE LORO VASCHE



New York, 1944. La scena vede Jack Kerouac, 22 anni, ritiratosi dalla Columbia University, intenzionato ad andar per mare e già attivissimo scrittore (alle spalle nessuna pubblicazione ma innumerevoli diari e manoscritti, gran parte dei quali pubblicati postumi); William S. Burroughs, 30 anni, laureato ad Harvard, “pecora nera di buona famiglia” e all'inizio della sua inclinazione per la morfina; Allen Ginsberg, 18 anni, matricola alla Columbia, poeta sognatore; Lucien Carr al quale va il merito di aver fatto incontrare i tre suddetti padri della Beat Generation. Ma ci sono anche altri attori sulla scena, meno noti, tra cui Hal Chase e Herbert Huncke (il quale sembra aver giocato un ruolo essenziale introducendo nel gruppo le droghe). Carr ha una vecchia e discontinua relazione omosessuale con Dave Kammerer, di molti anni più vecchio di lui. Seccato dalla sua ossessività e interessato anche a Ginsberg, nell'agosto 1944 durante una lite a elevato tasso alcolico Carr uccide Kammerer e getta il suo corpo in un fiume.

7 febbraio 2015

KEROUAC: IL MARE È MIO FRATELLO



Jack Kerouac scrive questo romanzo incompiuto nel 1942 dopo l'esperienza nella Marina Mercantile americana, scelta abbracciata in seguito all'abbandono della Columbia University di New York. È già uno scrittore sebbene non abbia ancora pubblicato niente: riempie taccuini e diari, come dimostrano le ormai numerose pubblicazioni del periodo giovanile, e fa diversi tentativi per racconti e romanzi. In Il mare è mio fratello mette in scena se stesso in due personaggi, Wesley ed Everhart, che rappresentano la sua ambivalenza (elemento presente in modo costante lungo tutta la sua carriera) tra il senso di appartenenza al proletariato e alla borghesia, tra il pensiero artistico libertino e quello rigido della religione cattolica (retaggio della famiglia e in modo particolare della madre).
La storia – semplici momenti di vita di due nuovi amici pronti a salpare su un mercantile – è infarcita di dialoghi a sfondo politico e intellettuale: Jack fa scontrare idee comuniste e capitaliste, arte e politica. Proprio come la vita del Kerouac ventenne, prima della generazione Beat, circondato da amici e conoscenti di ogni estrazione e rango: una boa in un oceano caotico di stimoli, dove l'unica terraferma è la sua devozione per la scrittura.

1 febbraio 2015

KEROUAC: I SOTTERRANEI


All'inizio dell'estate del 1953 Jack Kerouac vive con la madre a New York, in una casa comprata prima del Natale precedente, e decide di partire per un nuovo viaggio verso la California. Lavora per un po' su una nave mercantile ma l'esperienza lo delude, così a metà agosto è di nuovo a New York. Qui accade che conosce e instaura una relazione con una ragazza di colore che frequenta il Greenwich Village insieme a Allen Ginsberg e compagni. I due mesi successivi sono frenetici e appassionati, e appena la relazione giunge al termine Jack la descrive in un manoscritto, scritto in tre notti senza pausa: I sotterranei.
La prima stesura è totalmente realistica; in seguito Jack la rivede facendo delle variazioni in vista di una possibile pubblicazione, per esempio cambiando lo sfondo da New York a San Francisco. Solo alla fine del 1956, a New York – di ritorno da un difficile periodo a Città del Messico, narrato in Angeli della desolazione – in una settimana Jack ribatte a macchina il testo. Un anno dopo ancora (ottobre-novembre 1957, Florida) rivede ulteriormente le bozze per la pubblicazione che avviene nel 1958.

21 gennaio 2015

KEROUAC: VISIONI DI CODY

 
Neal Cassady (Cody) e Jack Kerouac

“Ora intendo interessarmi a queste cose, per tutta la vita, allo scopo di sentirmi realmente coinvolto, come uomo […] intendo parlare di queste cose con la gente – ma credo che la cosa principale resterà pur sempre questo monologo interiore che dura tutta la vita incominciato nella mente mia – contemplazione che dura quanto la vita”.
Jack Kerouac, Visioni di Cody

Sono tre le pietre miliari del “periodo d'oro” di Jack Kerouac, lanciato come un treno in corsa, profondamente immerso nel suo nuovo stile di scrittura, la prosa spontanea, liberatorio, rappresentativo finalmente dell'autenticità e del sentimento con cui vive, da una parte, i viaggi in giro per l'America e, dall'altra, le meditazioni casalinghe. Questi tre capisaldi sono Sulla strada, Visioni di Cody e Dottor Sax. Il periodo di fine anni 40 e primi anni 50 è così creativo che Jack, mentre lavora ai primi due, riempie molti taccuini con le basi di quella che poi diventerà la sua opera più visionaria incentrata sull'infanzia (Dottor Sax appunto).
Anche Visioni di Cody nasce dall'alcol, dalla marijuana e dalla benzedrina: torrenti di parole, dialoghi e monologhi, immagini coerenti e sconnesse, realtà e finzione. Ma ben più degli altri due, è un massiccio, selvaggio, allucinante ammasso di testi che si spinge molto oltre i confini del “libro di senso compiuto”. Non parliamo poi di romanzo! Scritto nell'arco di poco tempo (specie se confrontato con le tribolate gestazioni degli altri), suddiviso in tre parti, lungo oltre 500 pagine densamente scritte, Visioni di Cody è incentrato completamente sulla figura di Neal Cassady, simbolo di “eroismo di strada”. È grazie alle lettere di Neal che Jack fa suo lo stile stream of consciousness, dando forma alla prosa spontanea.

13 gennaio 2015

KEROUAC: DOTTOR SAX


 
Come altre opere di Kerouac a cavallo tra gli anni 40 e 50 (Sulla strada, Visioni di Cody), Dottor Sax possiede le tre caratteristiche che lo rendono un'opera fondamentale. Primo, è un testo visionario prodotto con l'ausilio di droghe; secondo, la sua genesi è lunga e complessa; terzo, si colloca nel periodo della maturità letteraria, ovvero nel momento in cui lo scrittore ha intrapreso la via della prosa spontanea. Come se non bastasse, lo stesso Jack lo ha definito spesso il suo romanzo migliore.
La lettura richiede una certa apertura mentale, essendo un testo visionario, ma d'altra parte si viene trascinati subito in un vortice che è difficile abbandonare. Per quanto possa sembrare difficile rispetto a un romanzo tradizionale, una volta tuffato e acclimatato il lettore vuole restare in acqua. Le visioni immaginarie e il passato dello scrittore (la famiglia, gli amici, la scuola, la vita a Lowell) si intrecciano in modo sublime; il libro è in effetti il racconto storpiato e fantasioso dell'infanzia di Jack Duluoz (il suo alter-ego; Duluoz in franco-canadese significa “pidocchio”). A lettura conclusa, Dottor Sax non è facile da ricordare in modo vivido: ciò che resta sono per lo più sensazioni e immagini, che sono esattamente l'intento dell'autore. La prosa spontanea è al massimo della forma, e le duecento pagine circa non sono comunque una fatica lunga. In questo senso il libro è molto più abbordabile di Visioni di Cody e, volendo fare un parallelo, Dottor Sax si accosta come potenza e stile a Visioni di Gerard, romanzo che seguirà a breve, la cui atmosfera sarà molto simile in quanto anche lì Jack tratterà della propria infanzia a Lowell.

5 gennaio 2015

KEROUAC: BELLA BIONDA E ALTRE STORIE



Bella bionda e altre storie è una delle più interessanti raccolte postume di Kerouac, uscita per la prima volta nel 1993. I testi qui presenti vengono composti in momenti disparati e risultano quindi diversissimi tra loro. Vengono suddivisi per temi (Sulla strada, Sulla scrittura, Osservazioni, Sullo sport, Le ultime parole) che si possono leggere in qualsiasi ordine. Il Kerouac che conosciamo per le storie personali di viaggio e amicizia lo ritroviamo soprattutto nella prima sezione, forse la migliore e la più commovente, che contiene episodi di metà anni 50. I testi sulla musica e lo sport ricordano invece il materiale amatoriale come quello raccolto in Diario di uno scrittore affamato.
Il testo più particolare è cityCityCITY, con il quale sembra che Kerouac voglia omaggiare William Burroughs, fornendo la sua personale visione della distopia pseudo-fantascientifica nella quale il grande visionario beat è solito sguazzare. In questo racconto descrive una megalopoli ipertecnologica dove le personalità sono ridotte a zero: un cugino allucinato dei Mondi Nuovi di Huxley e Orwell. Ecco come Jack, nella sua corrispondenza, racconta di questo singolare tentativo che nasce dapprima come idea per un romanzo.