26 marzo 2015

BALLARD - X - L'IMPERO DEL SOLE


Nella bibliografia di James G. Ballard vi sono tre libri biografici, che si accostano – senza allontanarsi poi molto, a ben vedere – alla produzione romanzesca e di racconti. Il primo di essi, L'impero del sole (1984), è in realtà un romanzo propriamente detto, reso celebre dal film di Steven Spielberg. Ma è talmente biografico da essere un caso a sé, più vicino al racconto della propria infanzia, per quanto in chiave romanzata, che non alle opere di fantasia dello scrittore britannico. In particolar modo questo è vero se lo consideriamo nel contesto degli anni '80, in cui è stato scritto e pubblicato, nei quali Ballard si stava spostando verso una produzione meno pervasa di simbolismo e più attenta al mondo contemporaneo (nel 1981 era uscito Hello America, mentre di lì a pochi anni sarebbero arrivati Un gioco da bambini e Il giorno della creazione).

17 marzo 2015

BALLARD - IX - L'ALLEGRA COMPAGNIA DEL SOGNO


Il caso di questo libro è particolare, non tanto per la sua genesi (si inquadra perfettamente nel percorso ballardiano) quanto perché è rimasto inedito in Italia per trent'anni finché Fanucci ha preso il coraggio e lo ha pubblicato alla fine dello scorso decennio. Personalmente ho scoperto la sua esistenza solo in seguito, ecco il perché non ha fatto parte del percorso di lettura di cui ho scritto finora.
Detto ciò, il libro merita in effetti una trattazione a parte, perché anche se è ballardiano al 100%, lo è in modo differente dagli altri romanzi. Lo scrittore ha sempre tratto le sue ideologie da molte angolazioni diverse, sviluppandole in modi trasversali, abituando quindi i lettori a leggere la sua produzione divisa per momenti. Collochiamo dunque The Unlimited Dream Company (il titolo originale, che non ha niente di "allegro" ma piuttosto qualcosa di "infinito"): esce nel 1979, alla fine di un decennio nel quale Ballard ha fatto scalpore con Crash e Il condominio, e prima dell'autobiografico L'impero del sole e di altri testi di transizione come Hello America e Il giorno della creazione.

7 marzo 2015

JOE HILL: LA VENDETTA DEL DIAVOLO



Horns (titolo originale che come sempre rende più giustizia della traduzione) è un romanzo che si rivela pieno di sorprese, a dirla tutta può lasciare esterrefatti. Non perché la trama sia un colpo di scena dopo l'altro, bensì perché quello che sembra cominciare come un horror grottesco – che strizza l'occhio al gotico americano più classico – si trasforma via via in una grandiosa indagine sulla cattiveria umana. Quanto siamo capaci di cadere in basso, di essere ipocriti, di vedere il lato peggiore della gente? O di celare un delitto passionale? E quanto può essere inaspettata la verità se la vediamo da una prospettiva che, fino a un momento fa, non volevamo o non potevamo concederci? 
Questo è il secondo romanzo di Joe Hill, figlio di Stephen King ma famoso non per questo (ha rivelato la sua identità di recente). Sto leggendo i suoi tre romanzi ad oggi, più una raccolta di racconti, in senso inverso. NOS4A2, il più recente, è un capolavoro degno di rivaleggiare con i romanzi del padre, ibrido di generi e soprattutto di elementi e sensazioni.