26 marzo 2015

BALLARD - X - L'IMPERO DEL SOLE


Nella bibliografia di James G. Ballard vi sono tre libri biografici, che si accostano – senza allontanarsi poi molto, a ben vedere – alla produzione romanzesca e di racconti. Il primo di essi, L'impero del sole (1984), è in realtà un romanzo propriamente detto, reso celebre dal film di Steven Spielberg. Ma è talmente biografico da essere un caso a sé, più vicino al racconto della propria infanzia, per quanto in chiave romanzata, che non alle opere di fantasia dello scrittore britannico. In particolar modo questo è vero se lo consideriamo nel contesto degli anni '80, in cui è stato scritto e pubblicato, nei quali Ballard si stava spostando verso una produzione meno pervasa di simbolismo e più attenta al mondo contemporaneo (nel 1981 era uscito Hello America, mentre di lì a pochi anni sarebbero arrivati Un gioco da bambini e Il giorno della creazione).
L'impero del sole è la storia di Jim, bambino inglese che vive a Shanghai durante la Seconda Guerra Mondiale per poi essere internato in un campo di detenzione. Assolutamente soggettivo, il libro si snoda sulla sua interpretazione "sognante" del contesto storico e sociale che vive, in particolare la sua ossessione per gli aerei americani e i piloti giapponesi. Jim è "il sogno di volo incarnato" della produzione ballardiana, molto più complicato e profondo di una fantasiosa via di fuga per sfuggire alla dura realtà del campo di detenzione, alla denutrizione, allo spettacolo della morte e della bomba atomica. In effetti Jim, alla fine del libro, si chiede quando inizierà la prossima guerra, ora che una è appena finita: il campo è la sua città, la condizione di continua sfida alla sopravvivenza è diventata la ragione che spinge avanti la vita stessa, i genitori (dispersi molti anni prima) sono facce dimenticate. La riconciliazione finale non esiste, in realtà, e ci si chiede che tipo di vita avrà Jim, dov'è che finirà, probabilmente nel deserto emozionale di alcuni, meravigliosi racconti della produzione ballardiana degli anni precedenti.
Detto ciò, L'impero del sole è anche difficile da leggere per il suo essere una perpetua osservazione del contesto, una narrazione descrittiva quasi priva di dialoghi, e per la sua generale prolissità. Ballard scrive bene, come sempre, ma risulta più efficace quando "concentrato": la monotonia delle scene e degli scenari, qui, è tale per cui il romanzo incarna lo stesso lavaggio del cervello a cui Jim è sottoposto. Il percorso del libro è quello di un carosello che gira su se stesso: gli stessi personaggi, gli stessi scenari, Jim che sgattaiola fra di essi. Essendo carenti – volutamente – gli stimoli narrativi consueti, ho trovato la lettura di questo libro sempre più difficile capitolo dopo capitolo. Ciò non toglie che Ballard abbia confezionato, al solito, un'opera "diversa" e con molte facce, che va al di là dei confini del suo mezzo – il romanzo, appunto.
L'impero del sole, a mio avviso, è il corrispettivo storico e realistico di Lamostra delle atrocità: sono due facce dello stesso Ballard. Il valore del libro sta anche nel fatto che ci svela i retroscena dello scrittore, la sua infanzia e il punto d'origine delle sue visioni, della sua poetica, tra le più potenti del secolo scorso in quanto radicata negli elementi e nelle contraddizioni che più lo hanno caratterizzato.



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