26 novembre 2015

BALLARD-PENSIERI: IL CAMALEONTE ADEGUA LA SUA IDENTITA' ALL'AMBIENTE

Lui, già molti decenni fa, ha saputo vedere le circonvoluzioni dell'umanità, incluse le più estreme e paradossali, spiegando con precisione il modo in cui ci stiamo comportando qui e ora. Fornendoci quasi una guida, un sentiero già battuto. La cosa che lo distingue da altri cosiddetti precursori è che Ballard non è mai stato uno scrittore di fantascienza. Sì, ha utilizzato degli spunti fantascientifici nei suoi primi romanzi e racconti, ma poi non ne ha più avuto bisogno, trovando nel mondo contemporaneo un terreno ancor più fertile e ricco. 


Il primo concetto a cui penso rileggendo High Rise, Il Condominio, è:
  • Abbracciare il cambiamento anziché fuggirlo e, come un camaleonte, lasciare che la propria identità si adegui al nuovo ambiente.

Il camaleonte si trova in un ambiente nuovo, di cui non aveva mai concepito l'esistenza, un ambiente che non era scritto nei suoi geni. Il colore che deve sfoggiare è inedito e per farlo ha bisogno di una forza di volontà oltre misura.
Approfondisco, guardo la cosa da un punto di vista superiore, collettivo per così dire:
  • Ciò non richiede alcuno sforzo oltre misura. Tutt'altro: lo stimolo al cambiamento è già inscritto in noi. 
Forse non nei geni, ma nel cervello, in quella parte di noi su cui non abbiamo il controllo. Lo definirei l'istinto a breve termine, o l'istinto recente. È quella parte del nostro essere che abbiamo plasmato nel corso dell'ultimo secolo, soprattutto a partire da quella che William S. Burroughs definiva la Rivoluzione Elettronica. Il momento in cui, nella nostra storia, la tecnologia ha iniziato a giocare un ruolo chiave in grado di modificare la natura umana, il linguaggio e la mente. Il paesaggio mediatico del Ventesimo Secolo: la bomba nucleare, gli omicidi delle celebrità, gli attentati terroristici, le campagne presidenziali, i documentari sulle imprese sportive mortali, gli OGM, le sfilate di moda, i club delle orge, le epidemie controllate, le lacrime nei telegiornali, le parate per l'ambiente o i gay o i politici o la droga, Wall Street e le crisi finanziarie, le boy band e i fenomeni per gli adolescenti, e così via.
Per un secolo, l'uomo si è preparato a una moltitudine di apocalissi, dalla più intima e personale alla più globale e scenografica. All'eventualità di una fine della civiltà. Tutto è già accaduto nella nostra mente, mille e mille volte, in tutti noi. Come gli attori che recitano la propria morte per prepararsi a quella vera: è la stessa cosa.


È questo tipo di consapevolezza che Ballard ci ha dato, oltre alle sue personali visioni di apocalisse, molte delle quali possono svolgersi tranquillamente all'interno di un condominio, un centro commerciale o un villaggio vacanze.

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